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Terremoto e sicurezza, l'esperto

«Urgenti molte piccole opere»

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Da una parte «un’azione gigantesca fatta di tantissime opere, gran parte delle quali piccole o piccolissime, per mettere in sicurezza tutto il territorio, partendo dalle aree a maggior rischio sismico»; dall’altra, «superare la scarsa cultura del territorio presente nel nostro Paese», ripristinando lo studio della geografia a scuola.

Sono le priorità che, all’indomani dei terremoti che hanno colpito l’Italia centrale, indica il professor Gino De Vecchis, ordinario di geografia all’Università La Sapienza di Roma, per ripartire con il piede giusto.

«Gran parte del territorio italiano, come sappiamo - dice il docente - è geologicamente recente e fragile, soggetto a frequenti movimenti sismici e a fenomeni vulcanici.

Abbiamo una documentazione secolare che testimonia i continui sussulti del nostro spazio. Ma da alcuni decenni ormai disponiamo di una carta che ci offre il quadro del rischio sismico nel nostro Paese.

Con il progresso delle ricerche questa carta è divenuta sempre più dettagliata e precisa e lo sarà ancor più man mano che gli studi proseguono. Da queste informazioni che la scienza ci dà dobbiamo partire, perchè sulla natura tettonica del territorio nulla è possibile fare nè ora nè mai».

Ma in che direzione andare? «È necessario - risponde De Vecchis - agire sulle modalità di antropizzazione dello spazio, ovvero su come nel tempo si è costruito il territorio sul quale viviamo. La millenaria storia dell’insediamento italiano ci ha consegnato tesori artistici e architettonici di straordinario valore, spesso inseriti così bene nell’ambiente naturale da offrire paesaggi sublimi, ma anche un patrimonio edilizio non adeguato rispetto alla sismicità dei luoghi, sia in centri abitati di piccole dimensioni, sia in città come, ad esempio, L’Aquila.

L’attenzione al passato deve essere quindi sempre forte, ma è nel presente che si deve operare, sebbene con una chiara visione progettuale per il futuro. Insomma, tutte e tre le dimensioni spaziali, passato, presente e futuro, devono integrarsi. Al presente, la situazione è particolarmente difficile, perchè i processi di antropizzazione non sono stati ben governati: troppo spesso interessi di alcuni hanno prevalso sull’interesse generale. Ma soprattutto è mancata una visione politica adeguata in grado di mettere in sicurezza tutto il territorio, partendo dalle aree a maggior rischio sismico».

Per il professor De Vecchis, «questa sarebbe la vera grande opera italiana: un’azione gigantesca fatta di tantissime opere, gran parte delle quali piccole o piccolissime. Poichè una tale operazione, oltre a essere complessa e faticosa, dà poca visibilità in termini di immagine, non è mai stata avviata dai governi che si sono succeduti negli ultimi decenni. Anzi, nel corso degli anni, dal secondo dopoguerra a oggi, si è assistito a un consumo di spazio abnorme e pericoloso che aggrava le condizioni naturali italiane».

«A parte le responsabilità politiche e amministrative - prosegue De Vecchis, che è anche presidente dell’Associazione italiana insegnanti di geografia - vi è un altro problema che è stato sottovalutato, e che, invece, è di grande importanza nella cura dello spazio: la scarsa cultura del territorio presente nel nostro Paese.

Anche su questo versante bisognerebbe investire molto, perché da una cittadinanza attiva e consapevole dipende in buona parte lo sviluppo di un Paese. Si aprirebbe qui un discorso molto lungo: mi preme solo ricordare che la disciplina che più di ogni altra contribuisce a formare la cultura del territorio, ovvero la geografia, è stata praticamente eliminata dalla scuola italiana. Un brutto segnale».

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