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Ha il velo, azienda non l'assume

Il giudice: illegittimo, è discriminazione

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È illegittimo e discriminatorio non dare lavoro a chi, per motivi religiosi porta il velo. È il principio stabilito dalla Corte d'Appello di Milano che ha dato ragione a Sara, una giovane donna musulmana, nata in Italia da genitori egiziani che circa tre anni fa, quando si è vista negare un assunzione per un lavoretto di due giorni solo perché aveva capelli, orecchi e collo coperti, secondo i precetti dell'Islam, ha cominciato la sua battaglia.

I giudici di secondo grado della sezione lavoro in poche righe del dispositivo depositato hanno definito "discriminatorio" il comportamento della società che nel 2013 non ha ammesso l'allora 21enne di Melegnano (Milano), «alla selezione per la prestazione di hostess nei giorni 3 e 4 marzo presso una fiera dedicata al settore calzaturiero, a causa della sua decisione di non togliere il velo che le copriva il collo ed i capelli».

I magistrati hanno quindi condannato la società «a risarcire il danno non patrimoniale subito» dalla ragazza «liquidato in via equitativa in 500 euro». La ragazza ora vive a Londra.

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