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Cup, le prenotazioni in continua crescita

Tempistica più critica  per l'alta specialistica

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In Trentino i tempi d'attesa per una visita specialistica o un esame sono tra i più bassi d'Italia (una media di 49 giorni). Meglio di noi soltanto l'Emilia Romagna, secondo la fotografia di Altroconsumo, che ha certificato un alto livello di soddisfazione dei pazienti trentini (l'Adige di ieri). Certo, questo non significa che il tempo di attesa massimo fissato dal Piano nazionale per il governo delle liste d'attesa vengano sempre rispettato, soprattutto quando si tratta di prestazioni altamente specialistiche, come emerge dal monitoraggio disponibile sul sito dell'Azienda sanitaria. Ma l'esame delle statistiche dal 1° gennaio, evidenzia Giuliano Mariotti, responsabile della specialistica ambulatoriale, va letto tenendo conto del costante aumento della domanda.

«Si deve considerare il volume di prestazioni che ogni anno viene erogato e che ogni anno cresce», spiega. Quelle in regime istituzionale sono passate da 1.098.569 del 2014 a 1.227.865 nel 2018: «Nei primi cinque mesi dell'anno le prenotazioni al Cup hanno registrato un incremento del 2% rispetto allo stesso periodo del 2018, esclusa la libera professione». Certo, anche quest'ultima ha segnato un incremento, ma decisamente più contenuto ( 149.017, ovvero +2,5%), mentre il servizio sanitario nazionale, tra il 2017 e il 2018, ha visto lievitare le prenotazioni al Cup del 6%. 

Tra le criticità, a balzare all'occhio, se si considera l' attesa massima prevista per il 90% degli utenti sono soprattutto i 119 giorni con Rao C, per chi deve prenotare una visita gastroneterologica: quasi quattro volte il limite fissato (49 giorni invece l'attesa media). E non va meglio per chi ha un Rao B: 52 giorni, a fronte dei 10 previsti. Nota dolente anche per chi ha bisogno di una visita ematologica: con il Rao C l'attesa massima per il 90% di utenti è di tre mesi (91 giorni, 52 l'attesa media ). Tra gli "sforamenti" anche le visite dall'endocrinologo: 59 giorni con Rao C (28 l'attesa media), mentre va meglio a chi ha un Rao B (17 giorni). Qualche ritardo anche per le risonanze magnetiche al cervello o alla colonna vertebrale e la colonscopia. I giorni però scendono sotto il mese se si considera l'attesa media. 

«Ma la coda è asimmetrica e a distanza di pochi giorni dai 10 previsti abbiamo dentro tutti - sottolinea Mariotti - Inoltre si dovrebbe andare a vedere quante sono prime visite e quanti invece rappresentano dei controlli. Nel nuovo Piano nazionale è finalmente prevista una distinzione obbligatoria fra primo accesso e successivo». Nelle statistiche, aggiornate giornalmente, finiscono inoltre quanti magari vengono richiamati e, tra un appuntamento a 2 giorni e uno a due settimane, complice la scelta della struttura, preferiscono il secondo.

«Ci sono prestazioni, come quella gastroenterologica o quella endocrinologica - evidenzia - che sono di alto livello, come complessità, dove nel corso dell'anno si ha uno squilibrio fra domanda ed offerta. Per questo i pazienti devono essere ricontattati». Del resto, negli anni, come ricorda Mariotti, c'è stata una riduzione della disponibilità di specialisti sul territorio nazionale. «Ma se un paziente attende di più, c'è stata una valutazione di quel caso», aggiunge. «Da questo punto di vista è molto utile il confronto fra il medico di famiglia e lo specialista».

Nel monitoraggio viene sempre indicato anche il numero di prestazioni. Spiccano le visite dermatologiche (più di 10mila) e oculistiche (oltre 8000): nonostante la mole la tempistica di attesa massima per il 90% di pazienti è rispettata. E lo stesso vale per l'esame del campo visivo (1.823) e per l'audiometria (1.439). Anche per le prestazioni ortopediche (6.800) o le mammografie (oltre 3.700) i tempi sono rispettati e lo stesso vale per le visite otorinolaringoiatriche (4.700).


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