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Stagionali: rischio caporalato

Lavoratori offerti "a pacchetto"

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Il vuoto lasciato nei campi dagli stagionali dell’Est europeo, per i quali sembra che la stagione della raccolta frutta non sia più un’opportunità unica, rischia di essere occupato da organizzazioni che offrono alle aziende agricole nostrane l’opera di gruppi di dipendenti venduta a pacchetto. Una modalità che ha fatto parlare i responsabili di alcune associazioni di categoria di “rischio caporalato”.

Formalmente ad offrire la loro opera sono cooperative, i cui emissari sempre più spesso si aggirano per le campagne nostrane, che propongono all’imprenditore agricolo di far fronte alle sue necessità garantendo la raccolta nel giro di pochi giorni. L’impressione è che siano gruppi che vengono dal Veneto e dalla Lombardia con squadre già collaudate in loco che trovano in Trentino una coda stagionale. Il fatto è che il costo che l’agricoltore si trova a dover pagare all’intermediario è addirittura più alto di quanto si pagherebbero i singoli dipendenti, la cui paga sindacale oggi ammonta a 8,02 euro all’ora.

Qualcuno insomma ci guadagna sopra e anche se formalmente tutto potrebbe risultare in regola il rischio di caporalato è dietro l’angolo.
«Noi consigliamo ai nostri associati la massima prudenza e attenzione ad affidarsi a queste cooperative» spiega il direttore della Confederazione Italiana Agricoltori, Massimo Tomasi. Ma in alcuni casi di fronte alle difficoltà di organizzare una raccolta efficiente concentrandola in pochi giorni, come richiede il mercato, la tentazione di ricorrere a questi aiuti esterni è grande.

Il problema del calo degli arrivi dai Paesi dell’Est aveva iniziato a manifestarsi qualche anno fa ma oggi sta assumendo i contorni della vera e propria emergenza. Un punto di rottura di questo flusso che si era creato nel tempo, soprattutto dalla Romania e dalla Polonia da cui arrivavano da lustri squadre esperte e collaudate, si è avuto due anni fa quando si era verificato il crollo delle assunzioni causato dalla scarsità di prodotto per via delle gelate primaverili. In quel momento molti hanno cercato altrove opportunità di lavoro e così l’anno scorso le disponibilità a venire in Trentino per la stagione sono risultate insufficienti. «Un grande aiuto per riuscire a concludere la raccolta - spiega Tomasi - era arrivato dal Cinformi che aveva coinvolto i richiedenti asilo. C’era stato bisogno naturalmente di insegnare il mestiere ma tutto sommato la collaborazione era stata positiva».

Quest’anno però i richiedenti asilo difficilmente potranno tornare nei campi. Mentre infatti l’anno scorso c’erano molti piccoli nuclei di profughi sparpagliati sul territorio quest’anno la Provincia li ha quasi tutti concentrati alla Residenza Fersina a Trento e dal punto di vista logistico diventa difficile pensare a un loro coinvolgimento nei campi, se non in quelli attorno alla città; per regolamento infatti non possono dormire all’esterno della struttura. «In ogni caso non ci è arrivata nessuna richiesta in tal senso» assicura Giancarlo Ruscitti, dirigente del dipartimento politiche sociali della Provincia che ha competenza anche sul Cinformi.

Chiuso il canale profughi si fa sempre più impellente il problema della raccolta e sono state le organizzazioni degli agricoltori a sollecitare l’incontro avvenuto un paio di settimane fa all’Agenzia del Lavoro per cercare una soluzione. «In quell’occasione ci è stato fatto presente il rischio del caporalato legato all’offerta di queste cooperative spurie - conferma il presidente dell’Agenzia del Lavoro, Riccardo Salomone - ma purtroppo questi sono fenomeni difficili da controllare e intercettare nelle campagne». In quella occasione si è deciso di provare ad aprire il canale più naturale di ricerca di forza lavoro, mettendo in contatto domanda e offerta. Si pescherà dalle liste dei disoccupati, soprattutto nelle zone della raccolta, a partire da Cles e Malè. «Metteremo a disposizione delle organizzazioni degli agricoltori liste “pulite” composte solo da disoccupati disponibili a svolgere il lavoro» spiega il presidente Salomone.

L’altro ambito da approfondire è quello relativo ai voucher Inps, in passato modalità di pagamento molto usata in agricoltura proprio per la sua elasticità d’uso a seconda del tempo atmosferico e alle reali necessità aziendali. Oggi le regole sono cambiate e i nuovi voucher assomigliano più a un sistema di rendicontazione delle spese; Agenzia del Lavoro sta comunque approfondendo per vedere se sia utilizzabile in determinate situazioni.

In prospettiva però bisognerà lavorare anche in termini culturali con le nuove generazioni per cercare di ricreare un rapporto positivo tra la popolazione e il lavoro stagionale nei campi, come succedeva fino a qualche decennio fa quando anche gli studenti davano il loro contributo al raccolto riempiendosi il salvadanaio. «Con tanti progetti scuola-lavoro se ne potrebbe pensare uno utile a riannodare questo legame culturale sul territorio» confida Salomone.

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