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Mattarello: falso miracolo

per truffare le suore

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Il già ricco campionario delle truffe si arricchisce di una nuova, odiosa tipologia: il finto miracolo per spillare quattrini alle suore della Piccola opera del Divino Amore di Mattarello. La vicenda in questo caso è a lieto fine nel senso che i truffatori - due lombardi di 20 e 37 anni - sono stati smascherati e portati in  giudizio. Dopo aver pagato 400 euro a testa, gli imputati sono stati di fatto perdonati dalle suore che hanno accettato di rimettere la querela aprendo la strada ad una sentenza di proscioglimento. Per volontà delle suore, difese dall’avvocato Marcello Paiar, il denaro del risarcimento verrà devoluto alla parrocchia di Mattarello.

I fatti oggetto del processo risalgono al settembre del 2017. Alla Piccola opera del Divino Amore ricevettero la telefonata di tale Manuele che annunciava una sua prossima visita alle suore in risposta ad una grazia che l’uomo sosteneva di aver ricevuto: la sorella si era appena risvegliata dal coma che pareva irreversibile. Il fratello chiedeva perciò di poter aggiungere la sua testimonianza al libro delle grazie. Le suore acconsentirono alla richiesta.

Il 30 settembre l’uomo si presentò alla Piccola Opera dove tornò a riferire della guarigione miracolosa della sorella, aggiungendo ulteriori dettagli. Già da allora il comportamento dello sconosciuto risultava sospetto: non solo non lasciò scritto nulla nel libro delle grazie, ma quando si raccolse nella cappella fu chiaro alle suore che non conosceva le preghiere. Il visitatore non era spinto dalla devozione, ma aveva ben altri interessi. Dichiarando di voler essere utile alle suore, propose di occuparsi della doratura delle campanelle ai piedi dell’altare. Benché non interessata dall’offerta, la suora non se la sentì di mandare via il presunto restauratore e acconsentì.

Pochi giorni dopo il sedicente Manuele tornò alla carica: le campanelle erano state dorate e argentate. Ma lui, ribadendo ancora una volta di voler onorare il suo debito con la “Piccola Mamma”, voleva fare di più: chiese con sempre maggior insistenza altri oggetti sacri da riparare. La suora non seppe dire di no e acconsentì a che l’uomo portasse via alcuni pezzi per ripristinarne la doratura. Su un biglietto di carta venne trascritta la lista degli oggetti religiosi prelevati dalla cappella a Mattarello.

A questo punto della vicenda si potrebbe pensare ad un furto di oggetti sacri. Sbagliato: il signor Manuele aveva ideato un meccanismo più complesso e subdolo per derubare le suore. Al successivo incontro l’uomo si presentò con un collaboratore. Riconsegnò i candelabri, dorati in modo maldestro con semplice vernice spray. Chiese altri oggetti da restaurare, ma questa volta la suora fu irremovibile nel declinare l’offerta. In quel preciso istante il tono di voce del finto devoto cambiò diventando minaccioso. L’uomo presentò alla suora il conto dei lavori eseguiti per un totale di 3.500 euro. Invano la religiosa cercò di replicare che le lavorazioni non richieste erano state fatte in modo volontario. Pressata dall’insistenza del truffatore, gli consegnò tutto quanto aveva in quel momento: 115 euro. Qualche giorno dopo l’uomo telefonò alle suore sollecitando il saldo del debito. Per dare forza alla sua richiesta aggiunse, alzando la voce in modo minaccioso: «Ho le carte firmate, se non paghi ti porto in Tribunale».

La suora, terrorizzata, fece la cosa giusta: si rivolse ai carabinieri di Mattarello. Il sedicente Manuele nel frattempo per telefono aveva fatto sapere di accontentarsi di 1.500 euro che il suo collaboratore sarebbe passato a ritirare. Ma ad attendere l’esattore c’erano anche i carabinieri che sventarono la truffa denunciando i due finti devoti.

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