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Alla Corte dei conti la "saga" del ponte Caffaro: spesi 3,8 milioni, è chiuso perché i tir non passano

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Il ponte è nuovo, finito da quasi due anni grazie ad un investimento da 3,8 milioni di euro in buona parte messi dalla Provincia di Trento. L'opera ha superato il collaudo statico, ma a Ponte Caffaro possenti barriere di cemento impediscono il transito. Pare che i raggi di curvatura della rotatoria di immissione siano troppo stretti per i mezzi più grandi. Così il ponte resta chiuso in attesa che il vecchio ponte, distante una ventina di metri, sia allargato e il traffico facilitato grazie ad una maxirotatoria di forma ovoidale. Sulla sfortunata saga di questo ponte "sbagliato" qualcuno scherza (video ironici sono visibili su YouTube), ma la vicenda è tutt'altro che comica. Per verificare la sussistenza di un eventuale danno erariale si muove anche la procura regionale della Corte dei conti di Trento a cui è stato presentato un esposto. Il primo passo sarà decidere chi deve procedere se la Corte dei Conti di Trento o quella di Brescia, trattandosi di un'opera che sorge esattamente al confine delle due province. 
La genesi. 
L'opera venne finanziata con delibera del 24 maggio 2012 del comitato paritetico per la gestione del Fondo comuni confinanti con 3,83 milioni di euro. Il progetto preliminare venne affidato dal Comune di Bagolino ad un architetto di Trento, ma la scelta di demolire il vecchio ponte del 1906 fu bocciata dalla Soprintendenza di Brescia per il valore storico dell'opera. La progettazione passò dunque ad un altro studio di ingegneria che in tempi record - il rischio per il Comune era di perdere i finanziamenti - elaborò un nuovo progetto. La scelta era di mantenere i vecchio ponte affiancandone uno nuovo. 
I dubbi sulla rotatoria. 
Nel 2014 il Servizio trasporti della Provincia di Trento osservava che «la manovra di svolta per gli autobus autosnodati appare problematica, tenuto conto degli spazi di manovra minimi», rilasciando però parere favorevole condizionato ad alcune prescrizioni.
Le interrogazioni. 
Nel novembre del 2017 Riccardo Fraccaro (all'epoca deputato M5S, oggi ministro) presentò un'interrogazione al governo: «Si sta diffondendo l'opinione, soprattutto tra i conducenti di mezzi pesanti, che così come è stata realizzata l'opera non è in grado di svolgere la funzione per la quale è stata progettata». Fraccaro ipotizzava che il problema fosse dovuto a raggi di curvatura «di gran lunga inferiori a quelli minimi riportati nella relazione tecnico descrittiva del progetto». Del ponte che c'è ma è come se non ci fosse, si era occupato anche il consigliere provinciale Claudio Cia che in un'interrogazione parlava di «progetto errato». 
Le cause civili.
Ancor prima di essere aperto, il ponte ha già fatto arrabbiare alcuni residenti di via S. Valentino a Ponte Caffaro. Gli abitanti si sono trovati a tre metri di distanza dalle finestre un muro alto 3,5 metri. Due famiglie - difese dagli avvocati Fabio Bonazza e Maurizio Roat di Trento e studio Casali di Brescia - hanno citato in giudizio il Comune di Bagolino chiedendo l'arretramento del muro e in alternativa un indennizzo.
Arriva la corte dei conti.
La saga dei ponti di Ponte Caffaro non è ancora conclusa: esclusa l'ipotesi di realizzare un terzo ponte, pare che a Bagolino abbiano deciso di demolire parzialmente il vecchio ponte, allargandolo, con buona pace del manufatto austroungarico "tutelato". Ma l'ultimo capitolo potrebbe scriverlo la magistratura contabile a cui è stato presentato un esposto. Si punta il dito sul denaro pubblico che si dovrà spendere «allo scopo di correggere quelli che ai più paiono evidenti errori progettuali o di esecuzione».

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