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Sesso con l'allievo minorenne:

insegnante di Prato indagata

intanto è nato un figlio

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Lei ha 35 anni e sarebbe stata la sua insegnante privata, sembra di lingua straniera. Lui di anni ne ha solo 14 e frequenta ancora le scuole medie inferiori. I due hanno una relazione che sarebbe iniziata fin dalla primavera del 2017 e che nel tempo sarebbe diventata anche sessuale. A fine autunno 2018 è nato pure un figlio la cui paternità viene attribuita al ragazzo. Ora però l’adulta è indagata dalla procura di Prato per atti sessuali su minore, un reato specifico che rientra nell’ambito della violenza sessuale. Se dovesse pure dimostrarsi che ci sono stati atti sessuali quando il ragazzo aveva meno di 14 anni, le responsabilità della donna potrebbero ulteriormente aggravarsi.

Come ricorda l’Ordine degli Psicologi, «avere atti sessuali con un minore di 14 anni è sempre un reato anche se c’è consenso. A tutela del suo sviluppo affettivo, psicologico e fisico». E la vicepresidente degli psicologi toscani Cristina Bachmann, parlando di «fatto grave», sottolinea che si tratta di «un ragazzino diventato padre senza aver potuto maturare consapevolezza e senso di responsabilità: per legge anche un suo eventuale consenso non può essere considerato valido».

I protagonisti sono tutti di Prato. Alcuni giorni fa la famiglia del ragazzo - anche dopo aver appreso che la paternità del bambino avuto dalla 35enne sarebbe del loro giovanissimo figlio -, ha querelato la donna presentando una denuncia alla polizia. Poi, appena ieri, venerdì, la squadra mobile ha perquisito l’abitazione della donna, sequestrando il cellulare, la memoria del computer e anche chiedendole il consenso per il prelievo di Dna. Motivo: dirimere con il test la questione della paternità del bambino. La donna ha accettato di farsi fare il prelievo e nelle prossime settimane saranno disponibili i risultati degli esami genetico-scientifici.
Tuttavia, questo è solo un aspetto delle indagini in corso.

La squadra mobile infatti sta cercando di verificare - usando ogni tipo di prudenza - tutte le circostanze riportate nella denuncia, per accertare se ci sono eventuali responsabilità rispetto al reato ipotizzato. Il procuratore capo di Prato, Giuseppe Nicolosi, nel confermare la vicenda, ha anche chiesto il massimo riserbo perchè non venga condizionato l’esito delle indagini. Tra le circostanze da chiarire ci sono i rapporti fra la donna e il ragazzo, quanto sono durati e per quanto hanno avuto una connotazione sessuale. Sembra che la relazione tra i due sia maturata nel contesto di lezioni private che la donna, come insegnante, avrebbe impartito al 14enne. La famiglia del ragazzo peraltro la conoscerebbe e sapeva che il figlio la frequentava proprio andando a lezione a casa di lei.

«Il rapporto fra i due, secondo gli elementi di cui io sono a disposizione - spiega un difensore della donna, l’avvocato Mattia Alfano di Firenze -, si sarebbe sviluppato per conoscenza pregressa, al di fuori di un contesto scolastico». Inoltre secondo il difensore «i due si conoscevano da molto tempo».
Lunedì l’avvocato incontrerà la sua assistita per cercare di chiarire i vari aspetti della vicenda, alla luce delle accuse.

«Al momento - dice Alfano - conosciamo solo il decreto di perquisizione ed è pertanto necessario che incontri la mia assistita».

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