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In bicicletta investe una donna

Pedalava ubriaco sul marciapiede

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In bicicletta ha investito una pensionata. Un incidente non grave, anche se la donna ha preferito comunque andare al pronto soccorso per un controllo, ma il ciclista pagherà cara la sua sbadataggine, o meglio, la sua condotta poco responsabile. L’uomo era ubriaco. Si è dunque messo in sella nonostante avesse parecchio alcol in corpo. Si è forse scordato che la bicicletta per il Codice della strada è un mezzo a tutti gli effetti, come l’auto, e dunque va guidata in perfette condizioni psicofisiche. Sono stati i carabinieri a ricordargli che ha commesso una grave infrazione al Codice della strada e, nelle prossime settimane, sarà il giudice a ribadirlo: l’uomo, un cinquantenne di Trento, è stato infatti denunciato per guida in stato d’ebbrezza. Aveva in corpo alcol tre volte sopra il limite.

L’incidente è avvenuto sabato sera, attorno alle 20, in via Santa Croce, sotto gli occhi di diverse persone. La signora era sul marciapiede all’altezza del «Pedavena». Anche il ciclista era sul marciapiede. L’impatto non è stato forte, ma è bastato alla donna per perdere l’equilibrio e finire a terra. Lesioni non gravi, per fortuna: la signora ha subito chiamato il figlio e sul posto sono stati fatti intervenire i carabinieri, assieme all’ambulanza.

Il ciclista, da parte sua, si è immediatamente fermato per prestare soccorso alla malcapitata e si è dimostrato collaborativo con le forze dell’ordine. D’altronde ha capito di non avere scusanti per la sua condotta alla guida della due ruote. I carabinieri lo hanno multato perché si trovava sul marciapiede e hanno adottato la stessa procedura prevista per gli incidenti stradali, che comprende i rilievi dello scontro, l’accertamento delle responsabilità e la prova dell’etilometro. Un responso, quello dell’alcoltest, quasi sottinteso dato che era chiaro che il ciclista avesse i riflessi rallentati dopo aver alzato troppo il gomito: oltre 1,50 grammi per litro è il valore emerso.

Come previsto dal Codice della strada, l’uomo è stato denunciato per guida in stato d’ebbrezza e dovrà pagare una sanzione che va da 1.500 a 6mila euro. Previsto anche l’arresto da sei mesi ad un anno. Al ciclista è andata bene che l’incidente non sia avvenuto in orario notturno, dopo le 22, perché rischiava un aumento della multa di un terzo dell’importo. Gli è stata inoltre sequestrata la bici ai fini della confisca, come previsto dall’articolo 186 del Codice della strada, qualora la persona in stato di alterazione stia conducendo un proprio mezzo.
Salva invece la patente. Se per gli automobilisti ed i motociclisti viene immediatamente revocata nel caso in cui si provochi un incidente con un tasso di alcol superiore a 1,50 grammi per litro, per i ciclisti non c’è alcun obbligo di essere in possesso di un documento di guida. Lo ha stabilito la Cassazione (sez. V penale, sentenza 11 ottobre-3 dicembre 2018, n. 54032): l’andare in bici in stato di ebbrezza non è sufficiente a comportare la sospensione della patente come invece succede per chi guida l’automobile; inoltre l’eventuale sospensione andrebbe a favorire chi non ha mai conseguito il titolo di guida (punendo invece solamente chi è in possesso della patente). Stesso discorso vale per la decurtazione dei punti: il ciclista ubriaco non perde i punti dalla patente.

Era stata la stessa Cassazione a stabilire in passato che il reato di guida in stato di ebbrezza può essere commesso anche da chi si muove in bicicletta (sentenza 4893/2015). I ciclisti che girano su strada dopo aver bevuto qualche bicchiere di troppo o in stato di alterazione causato da sostanze stupefacenti sono pericolosi tanto quanto gli automobilisti. Poco importa se le biciclette possono essere meno pericolose di un’automobile fuori controllo: la ridotta potenzialità offensiva delle due ruote - viene evidenziato - è solo relativa.

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