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Le Dolomiti Unesco ripartono

dopo l'alluvione di ottobre

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Il Patrimonio Mondiale è fatto anche di persone che in «Dolomiti Unesco» ci vivono e ci lavorano: gestori di rifugio, associazioni, comuni, enti di promozione turistica e culturale, ambientalisti, imprenditori, donne e uomini della montagna trentina, altoatesina, veneta e friulana. Oltre 150 i sostenitori della Fondazione Dolomiti Unesco che ieri pomeriggio si sono riuniti a Predazzo per l’incontro annuale. All’indomani dei devastanti eventi atmosferici estremi che hanno devastato alcune zone dolomitiche (e non solo, Serrai di Sottoguda, in particolare) ribaditi, con maggiore forza e, soprattutto, unità i valori della gestione condivisa del Patrimonio Mondiale. Oltre il direttore della Fondazione Marcella Morandini ha partecipato la sindaca Maria Bosin, che ha fatto gli onori di casa.

A Predazzo, ieri pomeriggio, c’erano tanti soci sostenitori a partire dal presidente del Trento Film Festival Mauro Leveghi, la presidente della SAT Anna Facchini, il presidente di Mountain Wilderness Italia Franco Tessadri, rifugisti, fotografi, abitanti delle Dolomiti. Il direttore della Fondazione ha illustrato brevemente l’attività svolta durante il 2018 e ha prospettato una serie di iniziative per il decennale del riconoscimento che nei cinque territori si stanno organizzando. Ha posto l’accento sullo spirito che anima, ormai da diversi anni, il collegio dei sostenitori e cioè quello di lavorare in squadra, insieme, perché insieme si è sempre, più forti.

«Insieme» è la parola chiave di tutte le attività della Fondazione nel corso del 2018, culminate con la decisione di contribuire a risollevare una parte del territorio dolomitico colpito dagli eventi atmosferici estremi del 29 ottobre scorso. La Fondazione si è infatti fatta carico, in accordo con il Comune di Rocca Pietore , della progettazione per un recupero innovativo e sostenibile dei Serrai di Sottoguda, il percorso pedonale ai piedi della Marmolada, devastato dall’alluvione. Per raggiungere però la somma complessiva necessaria al recupero (circa sei milioni di euro), è stata chiesta la collaborazione di tutte le genti delle Dolomiti. Una delle opportunità che contribuirà allo scopo si realizza inviando una mail a info@dolomitiunesco.info per acquistare un regalo: il cofanetto con i 6 DVD del reportage di Piero Badaloni «Dolomiti, Montagne-Uomini-Storie» al costo di 30 euro, oppure i DVD «Dolomtiti Viaggio nell’arcipelago fossile» e «Dolomiti. Economia del Bene Comune» (italiano, tedesco e inglese) al costo di 10 euro l’uno.

«È uno straordinario esempio di collaborazione che non guarda ai confini amministrativi» ha ricordato il direttore della Fondazione Marcella Morandini, «il consiglio d’amministrazione è stato unanime, infatti, nell’approvare questa iniziativa. E oggi siamo qui proprio per rafforzare quei legami che hanno reso la gestione del Patrimonio Mondiale un’esperienza di ascolto reciproco, mediazione, scelte condivise. A volte faticose, ma sempre orientate alla valorizzazione di ciò che ha reso le Dolomiti un bene di tutti».

Il lavoro di rete si è concretizzato nel corso dell’anno in una corposa serie di iniziative pubbliche e di lavoro dietro le quinte. Alcuni esempi sono stati al centro del dibattito tra i sostenitori. Marika Freschi e Ivan Da Rios, gestori del Rifugio Pordenone - Dolomiti Friulane - hanno presentato la Rete dei Rifugi del Patrimonio Mondiale: oltre 60 rifugi che si trovano all’interno dell’area cuore delle Dolomiti Unesco. Una rete che mette in connessione chi svolge la stessa attività in contesti spesso molto differenti, i rifugisti, appunto, accomunati dalla volontà (e dalla condizione oggettiva) di essere i primi «ambasciatori» del Bene nei confronti di una clientela sempre più internazionale. Loro l’idea di promuovere il Patrimonio nel suo complesso, attraverso un’iniziativa comune e condivisa.
La complessa conciliazione tra il rispetto dell’ambiente e le attività ricreative in quota è stata l’oggetto della relazione del Gruppo di Lavoro sui mezzi motorizzati a fini ludico-sportivi, curata dall’associazione Mountain Wilderness.

Un esempio efficace di cooperazione tra i diversi territori dei nove Sistemi Dolomitici, è stato illustrato da un rappresentante del gruppo fotografi, tra i sostenitori più attivi della Fondazione: il trentino Andreas Tamanini ha descritto l’esperienza della mostra organizzata a Mattarello, capace di coinvolgere dieci fotografi delle cinque province in un’unica esposizione, intitolata, non a caso «Legàmi Dolomitici».

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