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Chi era il giovane reporter

innamorato dell'Europa:

la lettera degli amici

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Antonio Megalizzi, studente della Scuola di Studi Internazionali dell’Università di Trento, con già una laurea triennale alle spalle a 28 anni, era un giornalista ed un europeista convinto. Aveva esordito ai microfoni delle radio locali, anche per la sua grande passione per la musica: programmi a Radio Gamma di Rovereto (poi diventata Radio 80 Forever Young), a Rtt La Radio, la rubrica «Tesi di Laurea» per la sede Rai di Trento e infine la collaborazione con Europhonia, il network europeo delle radio universitarie. Per la quale era a Strasburgo a curare con due colleghe la diretta radio dalla seduta plenaria sulla Brexit.

Molto attivo anche sul fronte civile: faceva parte di «TrentinoEuropa», associazione guidata da Elisa Filippi, dirigente del Partito democratico.
Solo sabato scorso il 29enne trentino era al gazebo per l’iniziativa «Per un’Italia più forte in un’Europa che cresce». Un appuntamento che, questo fine settimana, doveva essere riproposto a Rovereto, come ricorda Filippi, sconvolta per quanto successo. «Antonio è tra gli organizzatori e con lui abbiamo fatto molte altre iniziative, sempre per fare conoscere l’Europa e abbiamo molti altri progetti in programma - ricorda - Ci siamo visti sabato mattina e l’ultimo contatto con lui è di domenica sera. Sabato, al gazebo, sono venuti a trovarci anche i suoi genitori e mi ha molto colpito l’orgoglio che coglievo nei loro occhi verso questo figlio così impegnato. Sono davvero sconvolta: ieri, quando ho sentito dell’attentato, ho cercato di contattarlo perché mi aveva detto che sarebbe stato a Strasburgo. Ma non ho avuto risposta al mio messaggio. Poi ho saputo».

Antonio era nato e cresciuto a Trento, viveva con la famiglia nel rione di Cristo Re dove l'altra sera si è pregato per lui al Rosario settimanale.

La nostra gallery di immagini di Megalizzi, il nostro omaggio a una vittima innocente. 

Il ricordo dei suoi amici in una lettera. «Se potessi fermare il tempo lo farei per te amico mio». Comincia così la lettera dedicata ad Antonio Megalizzi dai suoi amici e affissa davanti alla porta di casa dove il giornalista italiano morto nell’attentato di Strasburgo, vive con i genitori, in via Centa, a Trento.

«Se potessi fermare il tempo lo farei per te amico mio, perché i tuoi momenti più belli regalassero ancora ai tuoi giorni una gioia sempre viva - si legge - Se potessi prendere un arcobaleno lo farei proprio per te. E condividerei con te la sua bellezza, nei giorni in cui tu fossi malinconico. Se potessi costruire una montagna, potresti considerarla di tua piena proprietà; un posto dove trovare serenità, un posto dove stare da soli e condividere i sorrisi e le lacrime della vita. Se potessi prendere i tuoi problemi li lancerei nel mare e farei in modo che si sciolgano come il sale. Ma adesso sto trovando tutte queste cose improponibili per me, non posso fermare il tempo, costruire una montagna, o prendere un arcobaleno luminoso da regalarti. Ma lasciami essere ciò che so essere di più: semplicemente un amico».

«Curioso ed entusiasta, studente presente e impegnato, Antonio si distingueva per il suo convinto europeismo, per la fiducia nei valori che ispirano il progetto di integrazione europea e per il desiderio di comprendere a fondo i fenomeni, gli eventi e le istituzioni dell’Unione europea». Così il direttore della Scuola di Studi internazionali di Trento, Andrea Fracasso.

«Nella sua domanda di iscrizione alla Laurea magistrale Meis Antonio scriveva “Then, I began the adventure of Europhonica, a radio program which broadcasts from the EU Parliament in Strasbourg. It was in that moment that I literally felt in love with the EU” (”Quidi ho iniziato la mia avventura con Europhonica, un programma radio che trasmette dal Parlamento Europeo di Strasburgo. È stato in quel momento che mi sono innamorato dell’Europa Unita”). Un amore che ha continuato a coltivare fino al giorno triste, di nuovo a Strasburgo, di nuovo per seguire i lavori del Parlamento, in cui la sua vita è stata spezzata», afferma Fracasso. «Nella lettera per l’iscrizione scriveva anche: “I guarantee that, as always, I will never give up. I can promise to give attention, enthusiasm, commitment and dedication” (”Garantisco che, come sempre, non mollerò mai. Posso promettervi attenzione, entusiasmo, impegno e dedizione”). Antonio non ha mai tradito questa promessa e anche per questo il suo ricordo è così vivido e la sua scomparsa così dolorosa», sottolinea Fracasso.
«Antonio rappresenta per noi una generazione di giovani che studiano e lavorano in tutto il mondo per realizzare qualche cosa che va oltre il solo conseguimento del titolo di studio, dando corpo e sostanza a principi e ideali che fondano la società moderna, giusta e inclusiva in cui aspiriamo a vivere.
Vittima di un atto crudele e insensato, Antonio non potrà portare a termine il lavoro che si era prefisso. Il nostro impegno sarà a tenere la memoria di Antonio viva», conclude Fracasso.

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