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Dopo il disastro, l'affare del legname

Boschi da liberare nel giro di due anni

Allarme: fermate segherie austriache

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Luigi Sartori della Sartorilegno srl e Fabrizio De Bortoli della segheria Eurolegnami di Novaledo lanciano un appello alla Provincia ai Comuni e alle stesse aziende del settore per chiedere di mettere in campo delle azioni per evitare che sul legno trentino mettano le mani gli austriaci. Con la conseguenza che «dopo qualche mese ci troveremmo senza legno, anche perché i tagli normali verranno sicuramente ridotti».
Le due aziende, tra le più importanti in provincia - la Sartorilegno, ad esempio, ha 50 dipendenti, lavora il 20% di quanto viene tagliato in Trentino, ovvero 70.000 metricubi di legno da opera sui circa 350.000, ha due stabilimenti uno a Fondo e uno a Mezzolombardo - in un documento dettagliato, mandano un segnale importante all’ente pubblico e al comparto privato trentini.
 
La premessa è il fatto che «il legno per la nostra provincia è una risorsa importantissima» e di fronte alla situazione che «lascia tutti a bocca aperta» occorre non «abbandonare questa situazione a se stessa» e «abbiamo il dovere di gestirla nel migliore dei modi» spiegano Sartori e De Bortoli. Per quanto riguarda l’approccio al legname schiantato dal vento sulle montagne trentine, i due imprenditori chiedono di «diluire questa massa di legname in tre anni», per permettere alle segherie trentine «di consumare tutto il legno schiantato e anche eventuali tronchi che provengono dalle province limitrofe» visto che le imprese del settore hanno una «potenzialità reale di utilizzo di tronchi pari a 750.000 metri cubi all’anno».

Del totale schiantato, il 60% «sarà legname utilizzabile da opera» e se questo «legno viene utilizzato dalle nostre segherie, la percentuale di utilizzo sarà sicuramente molto maggiore rispetto a quella che potrebbero utilizzare le segherie austriache» che «sono interessate solo inizialmente finché i tronchi sono freschi e poi ci lascerebbero tutto il materiale difettoso».

Ai Comuni e ai proprietari dei boschi (le Asuc ad esempio) si chiede di «gestire la situazione in modo unanime e condiviso» assieme alla Provincia. Alle segherie si chiede, infine, di fare una proposta per utilizzare il legno sul triennio «nel brevissimo tempo, prima che i Comuni e i proprietari dei boschi si muovano in autonomia» perché se «il legno viene ceduto alle grandi segherie austriache loro hanno la potenzialità di esboscare tutto in pochi mesi, utilizzando solamente il loro personale per taglio e trasporto, in questo contesto non lavorebbero le nostre aziende e dopo qualche mese ci troveremmo senza legno, anche perché i tagli normali verranno sicuramente ridotti».

Sul fronte operativo, per accatastare più legno possibile, si chiede infine ai Comuni di mettere a disposizione zone di accatastamento in ombra e vicino ai fiumi, visto che «il legno irrigato si conserva perfettamente anche per 4/5 anni».


ALBERI CADUTI, VIA ENTRO DUE ANNI

La Provincia avvia la missione ricostruzione dei boschi trentini. Un’azione che passa anche per il tentativo di assegnare il circa milione di metri cubi di legno d’opera (ossia che può essere usato per produrre manufatti) che deriverà dai 2 milioni di metri cubi caduti. Le ditte trentine chiedono a gran voce di poterlo utilizzare e di non darlo agli austriaci. «In una situazione come questa con un quantitativo enorme di legname che sarà messo sul mercato può essere affrontata in termini positivi se si fa sinergia tra pubblico e privato, attraverso un accordo di filiera. O c’è un’intesa di sistema pubblico-privato o non se ne esce» spiega il presidente del Consorzio dei Comuni, Paride Gianmoena. Proprio per questo si è messo in moto un percorso per «parlare con le imprese attraverso la task force sul legname». L’obiettivo è quello di far arrivare in una decina di giorni il legname nelle segherie. Il nodo è però quello dei tempi e della capacità delle segherie trentine di poter assorbire il quantitativo schiantato. Per ripuire le foreste dal legno caduto, spiega Maurizio Zanin del Servizio foreste, «pensiamo ci vogliano due anni».

Uno dei problemi è la quantità di legname caduto e il fatto che occorre evitare che ci possano esserci problemi fitosanitari. I primi dati che emergono dalla rilevazione preliminare, immediatamente attivata dal Servizio foreste e fauna della Provincia, evidenziano, infatti. che sono circa 7.000 gli ettari di bosco colpiti ed abbattuti dall’ondata di maltempo della scorsa settimana. Il forte vento, in particolare, ha causato lo schianto all’incirca di 2 milioni di metri cubi di alberi, 4 volte il prelievo provinciale annuo.

Secondo le prime stime, circa la metà del legname caduto sarà ancora usufruibile nella filiera del mercato, il resto verrà usato per la produzione di energia da cippato. Le aree più colpite risultano essere le Valli di Fiemme e Fassa, il Primiero, il Pinetano e gli Altipiani di Grigno e della Vezzena. Per affrontare con tempestività la pianificazione urgente delle azioni necessarie, il Dipartimento territorio, agricoltura, ambiente e foreste della Provincia ha convocato ed attivato, già il 31 ottobre scorso, una task force che coinvolge i proprietari forestali – Consorzio dei Comuni, Magnifica Comunità di Fiemme e Regola Feudale di Predazzo - il sistema delle imprese e i liberi professionisti del settore, con l’obiettivo di condividere le varie azioni da mettere in campo nel più breve tempo possibile nell’ambito di un approccio di sistema. Dal primo incontro della task force sono già emerse le capacità di assorbimento di legname da parte della filiera trentina ed è a partire da questo dato che, tenendo anche conto dei rischi ambientali e sanitari connessi all’evento, si stanno già pianificando le misure che sarà necessario mettere in campo per la massima valorizzazione possibile della filiera locale e del prodotto legnoso che deriverà dal recupero degli schianti.

Lunedì è già convocata la seconda riunione della task force alla quale sono chiamati a partecipare anche la Sezione legno di Confindustria, l’Associazione dei proprietari forestali privati e la Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura.

Nel frattempo, in attuazione di quanto deciso in occasione della prima riunione è già in fase di allestimento da parte del Servizio Foreste e Fauna un vero e proprio Piano di Azione che consenta di affrontare in modo strutturato le varie fasi, che vanno dal ripristino della viabilità forestale al recupero della biomassa legnosa, fino alle attività di ricostruzione dei popolamenti forestali distrutti dall’evento (per il quale ci vorranno decenni).

Specifici sottogruppi, attivati in occasione del primo incontro, stanno approfondendo anche le questioni connesse agli aspetti finanziari per il sostegno delle attività necessarie e a quelli di natura burocratico – amministrativa, al fine di ricercare il massimo livello possibile di semplificazione, nonché quelli relativi alla gestione, per quanto possibile, del mercato del legno per la massima valorizzazione del prodotto. In particolare, il Consorzio dei Comuni trentini ha attivato una rilevazione per far emergere gli effetti finanziari che l’evento determinerà nei prossimi anni con l’obiettivo di valutare le necessarie azioni di sostegno da mettere in campo. È anche in fase di studio, con il supporto di Trentino Marketing, una campagna che possa garantire l’acquisizione di fondi per il progetto di ricostruzione. «Si tratta di un evento davvero straordinario, che ha inciso pesantemente su una parte importante del territorio trentino, che pure non supera il 2% della superficie forestale provinciale – sottolinea il presidente Maurizio Fugatti – ma sono certo che la nostra Comunità sia in grado di fronteggiare anche questa situazione critica». Da parte della Provincia «siamo impegnati anche su questo fronte specifico della calamità che ci ha coinvolto, con un’azione di regia generale e di supporto nei confronti di tutti gli attori della filiera».

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