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Stalker la perseguitava

anche dal carcere di Spini

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Perseguitava la sua vittima persino dal carcere di Trento.

È una storia inquietante quella denunciata ai carabinieri da una ventenne trentina residente in val di Non. Inquietante perché la giovane ha avuto una figlia e l’uomo è erroneamente convinto che la bimba sia sua.

Lo ha rimarcato in modo minaccioso anche mentre si trovava in stato di detenzione, riuscendo a telefonare alla ragazza che si trovava in vacanza al mare: «Vedrai tramite il mio avvocato - avrebbe minacciato lo stalker - ti costringerò a fare il test del dna e te le farò pagare tutte». L’imputato sostiene infatti di essere il padre naturale della bimba benché la madre smentisca decisamente questa circostanza. 

La vicenda risale all’estate del 2016. Negli anni precedenti la ragazza aveva avuto una relazione, durata qualche mese, con un giovane marocchino. Se ne era allontanata troncando il rapporto perché questi si mostrava spesso violento. Il ragazzo però non accettò la fine della relazione e iniziò a perseguitare l’ex fidanzata. La poveretta riceveva continue telefonate a tutte le ore del giorno, spesso da utenze sconosciute. L’ex la seguiva ovunque o si piazzava nei pressi dell’abitazione della vittima. Tutto ciò, sostiene l’accusa, causò alla ragazza un perdurante e grave stato di ansia e di paura che ingenerava nella giovane donna un fondato timore per la propria incolumità al punto da costringerla ad alterare le sue abitudini di vita. 

Il peggio, però, doveva ancora venire. Il giovane si era convinto che la figlia avuta dalla ragazza fosse sua. Minacciava di portare via la bambina dalla madre. Temendo  che il giovane passasse dalle parole ai fatti, la ragazza cercava di evitare di uscire di casa se non accompagnata, specie se in presenza della bimba piccola. A dare un po’ di respiro alla vittima è stato l’arresto dell’ex fidanzato, finito in carcere per altra causa. Ma la ritrovata tranquillità è durata poco: la donna infatti sostiene di aver ricevuto due telefonate dall’odierno imputato mentre questi si trovava in carcere a Trento.

Nelle settimane successive il detenuto avrebbe continuato ad importunare la sua ex per via epistolare: nelle lettere inviate dal penitenziario l’uomo esprimeva ancora una volta la volontà di riprendere una relazione che invece era finita da un pezzo. Il giovane è ora a processo in Tribunale a Trento con l’accusa di atti persecutori. Rischia da 6 mesi a 5 anni di carcere.

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