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Treno diretto Bolzano-Milano:

petizione con 3.000 firme

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Tremila firme in meno di un mese. La petizione lanciata dal portale di informazione Alto Adige Innovazione, che chiede l’istituzione di (almeno) un treno diretto fra Bolzano e Milano, taglia così un importante traguardo e punta ora a quota cinquemila adesioni. Si tratta di numeri significativi per il territorio altoatesino. Sono cento infatti le firme che ogni giorno vengono raccolte dalla petizione ospitata sulla piattaforma Change.org. Un ritmo che, con il passare del tempo, non accenna a diminuire, anzi. E produce i primi effetti. «Il collegamento diretto tra Bolzano e Milano è oggetto di attenzione – fa sapere l’Ufficio Stampa di Trenitalia –. In alcuni giorni della settimana potrebbe esserci una domanda sufficiente a giustificare economicamente tale collegamento. Trenitalia e Rfi stanno attualmente valutando tale possibilità, sia sotto il profilo tecnico che economico».
«Vogliamo un treno Bolzano-Milano – c’è scritto nel testo della richiesta, disponibile anche in tedesco –. Ogni settimana migliaia di altoatesini hanno bisogno di raggiungere Milano in modo certo ed efficiente per motivi di lavoro senza essere costretti ad imboccare in auto un’A22 carica di camion e turisti, senza rischiare ogni giorno di perdere una coincidenza a Verona: basta una corsa al giorno, che arrivi a Milano Centrale alle 10 e ritorni a Bolzano in serata; basta togliere una corsa per Roma (servitissima) e sostituirla con una per Milano. Chiediamo al Consiglio Provinciale e alla Giunta in carica e ai candidati alle prossime elezioni provinciali di ottobre, di impegnarsi a fare di tutto per rispondere a questa esigenza del territorio». «La risposta ottenuta dimostra che la richiesta intercetta una reale esigenza degli altoatesini e non solo – spiega Luca Barbieri, giornalista specializzato in innovazione e fondatore del portale –. Alto Adige Innovazione da sempre si è dedicata, con articoli e inchieste, a dimostrare le difficoltà di collegamento tra il territorio altoatesino e il resto dell’Italia. Un gap di mobilità che incide su tutto il tessuto imprenditoriale e che va quindi colmato nel minor tempo possibile».

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