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Fai, l'amarezza di Perlot

«Perché tanto rancore?»

Il titolare dell'agritur distrutto dal fuoco

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«Sono cose dell’altro mondo. E non saprei davvero perché qualcuno dovrebbe provare tanto rancore nei miei confronti da fare una cosa del genere». Paolo Perlot è incredulo, di fronte alla possibilità che il suo sogno possa essere stato mandato in fumo da qualcuno entrato in azione di proposito. «Sono davvero senza parole. Certo, per ora quello della natura dolosa dell’incendio è solo una ipotesi, anche se tutti mi hanno detto che dai primi rilievi pare non siano stati rilevati elementi che possano far pensare all’autoinnesco. Insomma, ci siamo capiti».

È tanta l’amarezza del docente - insegna al Curie di Pergine - che ormai quasi vent’anni fa è stato tra i pionieri del biologico sull’altopiano della Paganella e con la costruzione dell’agriturismo in località «Ai Dossi» stava per coronare un sogno che covava da lungo tempo. «Soltanto ieri sera (domenica, ndr), con mia moglie e una delle mie figlie eravamo stati al cantiere, per prendere qualche misura e fare un po’ di pulizia: oggi (ieri, ndr) avrebbero dovuto cominciare a lavorare gli artigiani, avremmo dovuto partire con la posa del cartongesso e la realizzazione delle pareti interne». Insomma, i lavori erano a buon punto. Di più, stavano per entrare nel vivo: «L’obiettivo era quello di aprire tra settembre ed ottobre, per iniziare a prendere le misure della gestione della nuova attività con la stagione invernale».

Ma nel rogo della notte tra domenica e ieri, la famiglia Perlot non ha perso solo un investimento legato ad una struttura ricettiva ed a un progetto di vita. Ha perso anche la propria futura casa: «Io per realizzare l’agritur ho venduto la casa, che avevamo quassù a Fai, perché il piano era quello di stabilirci nella nuova struttura. La sua gestione non poteva prescindere da una nostra presenza fissa e così nel progetto avevamo inserito anche degli spazi per noi, per vivere stabilmente nell’edificio».

Ora, mentre le indagini proseguiranno per comprendere se davvero qualcuno possa aver voluto colpire così duramente e vigliaccamente la famiglia Perlot, Paolo è intenzionato a non arrendersi: «La voglia di rimettere in piedi tutto c’è, è da quando sono nato che battaglio per ogni mio obiettivo, per trasformare in realtà i miei progetti, sempre nel rispetto delle regole, sempre senza mai chiedere aiuti. Eravamo quasi riusciti a trasformare in realtà anche questa idea, significa che ci vorrà più tempo ma ce la faremo lo stesso».

Quello che maggiormente amareggia Perlot è il pensiero che i suoi progetti possano aver dato fastidio a qualcuno: «Non capisco in che maniera questo possa essere accaduto. Volevamo dare vita ad una realtà attenta all’ambiente, improntata al massimo rispetto e risparmio delle risorse, a cominciare dal recupero dell’acqua piovana per i servizi. Io capisco che non si possa essere simpatici a tutti, ma - se l’ipotesi della natura dolosa dell’incendio dovesse essere confermata - davvero non saprei a chi potessi dare fastidio. In passato c’erano stati problemi, ma di natura burocratica: la struttura l’avevo pensata in un punto troppo distante dal centro abitato e in Provincia mi avevano detto che il posto non andava bene. Ma dopo che avevamo trovato altri terreni tutto era stato risolto. Nessuno scontro con altre persone insomma, nulla che avrebbe potuto suscitare una rabbia in grado di sfociare in qualcosa del genere».

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