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«Leva obbligatoria ma breve,

proposta pro valori civici»

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Una leva di poche settimane obbligatoria per tutti i giovani per dare nuova linfa al volontariato e fermare, in tal modo, la lenta emorragia di penne nere si registra in tutti i gruppi, a livello nazionale come in sede locale.

A poco più di due mesi dall’adunata che porterà a Trento migliaia di persone e alpini da tutta l’Italia, il presidente dell’Ana provinciale Maurizio Pinamonti, in occasione dell’assemblea annuale tenutasi nella mattina di ieri, ha lanciato un appello ai politici di ogni schieramento al fine di introdurre anche in Italia un servizio breve, sull’esempio di quanto previsto recentemente in Francia. La richiesta si lega alla diminuzione di iscritti registrata in tutti i 262 gruppi che compongono l’associazione d’arme del Trentino, con l’inizio di un trend che probabilmente del continuerà anche per gli anni a venire nonostante l’apporto dei soci aggregati (i cosiddetti Amici degli alpini).

«Grazie all’adunata - ha specificato il presidente, intervenuto, presso l’aula magna dell’istituto arcivescovile di Trento, nell’ambito di un incontro con i 450 delegati locali - speriamo che qualche socio dormiente si avvicini alla nostra associazione. Tuttavia, in una giornata di elezione, avvertiamo sempre di più la necessità di puntare ad un rilancio morale e sociale del nostro Paese, e crediamo necessario il ritorno ad un’esperienza che insegni ai giovani il valore del civismo, il senso di appartenenza, il dovere prima ancora del volere, il rispetto dello Stato e delle sue istituzioni. La carenza di ricambio generazionale, infatti, ci porterà, nel tempo, a fare i conti con l’impossibilità di rispondere ai bisogni di tanti».

Secondo quanto emerso dalla relazione annuale di Pinamonti, ad oggi si contano 23.534 penne nere nel nostro territorio, di cui circa 18mila soci effettivi, ovvero alpini in congedo. Lo scorso anno, questi - gli unici che hanno diritto ad indossare il bantam, ovvero il rinomato cappello verde decorato con la piuma - erano 273 unità in più. A creare una certa preoccupazione, si aggiunge anche il fatto che oltre la metà degli associati ha più di 60 anni, mentre quasi un terzo del totale (oltre il 28%) ha già superato la settantina. Per fronteggiare il problema almeno sul breve periodo, si è parlato di nuove forze tra gli aggregati (attualmente a quota 5.639, di cui 266 di ultima acquisizione), nonché di un possibile accorpamento delle sezioni meno numerose, sull’esempio di quanto già avvenuto in Valle di Non con il gruppo Ville d’Anaunia. Sul lungo termine, invece, la proposta di introduzione di una leva breve obbligatoria consentirebbe, a detta dei proponenti, di formare un bacino di nuovi possibili associati in grado di mettersi in gioco a scopo internamente benefico.

Il progetto per una «mini leva» è stato presentato più diffusamente dal delegato del consiglio nazionale dell’Ana Alfonsino Ercole, che ha parlato di un programma di pochi mesi (compreso tra i tre ed i sei) in cui i nuovi maggiorenni siano chiamati a svolgere compiti di pubblica utilità, non necessariamente connessi all’addestramento o al servizio militare vero e proprio.

Dopo un confronto sull’adunata di maggio, l’assemblea provinciale dei delegati si è conclusa con il pranzo sociale, dato che la tradizionale sfilata per le vie del centro è stata annullata per ragioni di ordine pubblico, in relazione alla concomitanza con le elezioni politiche.

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