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Furti in casa, rapine e spaccate

Condannata banda dei ventenni

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In giugno carabinieri di Cavalese e squadra mobile avevano fermato la banda dei ventenni, un sodalizio composto da dieci ragazzi, tutti di età compresa tra i 18 e 21 anni, dedito a furti, rapine e spaccate.

Giovanissimi, ma già dediti al crimine e pronti a ricorrere alla violenza.
A pochi mesi dall’operazione l’indagine è approdata in tribunale, dove alcuni membri hanno già definito la loro posizione. Ieri, in tre, dopo avere ammesso i fatti contestati dagli inquirenti, hanno patteggiato una pena di 1 anno e 10 mesi davanti al giudice Francesco Forlenza. Si tratta di Pablo Berto, 21 anni, ritenuto dagli inquirenti il capo della banda; di Toader Titi Dodu, 19 anni e Youssef Rehhaline, 21 anni. Hanno invece scelto la strada del processo in rito abbreviato
David Longo, 19 anni e Imad Messaoudi, 22 anni; mentre Rehhaline Youssef, 21 anni e altri quattro imputati denunciati a piede libero compariranno presto davanti al giudice dell’udienza preliminare. Il 23enne Arton Asani sarebbe invece pronto a patteggiare.

Dall’8 settembre al 13 dicembre 2016, secondo l’accusa, la banda aveva messo a segno poco meno di una trentina di colpi: sei rapine, sedici tra furti in abitazione e spaccate ai danni di attività commerciali e cinque tentativi di furti non andati a segno.

Nelle ottanta pagine dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Marco La Ganga e chiesta dal pm Davide Ognibene per sei giovani (quattro in carcere e due ai domiciliari) c’era la fotografia delle razzie messe a segno e i metodi violenti usati nelle rapine - vittime prese per il collo fino a fare perdere loro i sensi - tanto da indurre gli inquirenti a chiamare l’operazione «Arancia meccanica».
 A guidare il gruppo, secondo gli inquirenti, era Pablo Berto, un giovane che attorno a sé aveva radunato un manipolo di coetanei pronti a mettere a segno furti e rapine.

Le indagini erano scattate nel settembre dell’anno scorso, a seguito di un furto in un’abitazione messo a segno a Cembra: da un garage sparirono numerosi attrezzi oltre che un quad. A seguito di quell’episodio i carabinieri della compagnia di Cavalese avevano iniziato ad indagare, arrivando ad individuare come possibili colpevoli alcuni dei componenti di quella che - mesi dopo - si scoprirà essere un vero e proprio gruppo dedito al crimine. Fondamentali erano state le immagini di una telecamera che avevano immortalato quattro persone allontanarsi dal luogo teatro del furto.

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