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Torna da Medjugorje con un paio

di souvenir: pistola e kalashnikov

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Passione spirituale e interesse per le armi: due mondi opposti, per molti aspetti antitetici, che Marco Mattei aveva messo insieme. Di ritorno da un viaggio a Medjugorje, località della Bosia Erzegovina dove sarebbe apparsa la Madonna, il 49enne di Bosentino riportò a casa due sorprendenti e pericolosi «souvenir»: un kalashnikov modificato e una pistola di fabbricazione croata. La circostanza emerge dagli atti del procedimento penale aperto dalla procura di Trento che nei giorni scorsi ha inviato all'indagato un avviso di conclusione delle indagini. L'accusa contestata è detenzione di armi da guerra.  

Le indagini, condotte dai carabinieri e coordinate dal pm Davide Ognibene, di fatto hanno ridimensionato il contesto della vicenda: il proprietario del fucile e della pistola - arrestato a Bosentino la sera del 19 ottobre scorso dopo aver sparato mentre guidava la sua auto - non è un pericoloso aspirante terrorista e neppure uno spietato cacciatore di frodo, è piuttosto uno scriteriato (per non dir di peggio) appassionato d'armi che aveva acquistato i due «souvenir» bellici durante un pellegrinaggio spirituale a Medjugorje.  

Lo ha raccontato lo stesso indagato, difeso dall'avvocato Andrea de Bertolini, nel primo interrogatorio tenuto in carcere (in seguito a Mattei sono stati concessi gli arresti domiciliari). Il quadro tracciato dall'indagato sarebbe quasi comico se non fosse che il possesso di armi da guerra è un reato grave. Mattei ha raccontato di aver acquistato il kalashnikov modificato e la pistola durante un pellegrinaggio a Medjugorje, santuario dove era stato più volte in passato per motivi religiosi e dove era tornato ad ottobre. Nel corso dell'ultima visita, ha raccontato, al bar del paese si era intrattenuto a chiacchierare con un uomo del posto. La conversazione alla fine era caduta sulla possibilità di acquistare vecchi cimeli della guerra di Bosnia, tra cui anche armi. Mattei, che di armi è un appassionato, si era fatto tentare. L'affare, infatti, veniva concluso: per kalashnikov modificato e la pistola croata il pellegrino trentino pagò poche centinaia di euro. Le parti si accordarono affinché la consegna avvenisse in territorio italiano, subito dopo il confine sloveno nei pressi di Trieste.  

È così che Mattei sarebbe entrato in possesso di fucile e pistola, «souvenir» forieri di grossi guai. Ad ottobre, infatti, Mattei veniva arrestato dopo che un automobilista aveva incrociato una vettura il cui conducente aveva sparato dei colpi verso la campagna. Identificato lo spericolato guidatore, i militari si presentavano a casa di Mattei. In auto l'uomo aveva i due «ricordi» riportati dalla Bosnia. Nel corso dell'interrogatorio l'indagato ha precisato comunque di non aver sparato con quella pistola (che pure si trovava in macchina), ma con una innocua scacciacani (che deteneva in casa). Poco importa per gli inquirenti che hanno contestato l'accusa di detenzione di armi da guerra. Ridimensionata l'intera vicenda (pare tra l'altro che il kalashnikov non fosse funzionante), ora la difesa potrebbe tentare la via del patteggiamento per limitare le pene, pesanti, previste dalla normativa sulle armi.

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