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Merce contraffatta venduta su Facebook

Sequestrati 300 capi di abbigliamento

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Erano i giorni d’oro. Quelli durante i quali erano previsti i maggiori affari. Quelli nei quali vendere un giaccone Colmar o Napapjri a prezzo stracciato rispetto all’originale del negozio non era affatto difficile. Soprattutto utilizzando Facebook per scovare nuovi clienti. Una vera e propria bancarella 2.0. E invece è arrivata la Finanza a rovinare la festa.

Un ragazzo senegalese è stato denunciato per  vendita di prodotti contraffatti e ricettazione e più di 300 capi d’abbigliamento con marchi contraffatti sono stati sequestrati. Naturalmente le firme sono quelle più gettonate e ricercate del momento. «Moncler», «Colmar», «Prada», «Napapjri», «Woolrich», «Gucci», «Burberry», «Armani», «Chanel», «Adidas», «Fred Perry» e «Nike». In particolare finiranno distrutti 144 giubbotti,  82 paia di scarpe,  28 borsette, 36 felpe e maglioni, 1 portafoglio, 7 magliette e 4 cinture. Un vero bazar virtuale. Tutto a prezzi decisamente più bassi rispetto ai prodotti originali: si va dai 10 ai 200 euro, a fronte dei 50 e 900 richiesti in boutique. Con un risparmio di circa il 70 per cento.

L’indagine è partita dall’attività di monitoraggio della rete internet per contrastare il fenomeno della contraffazione di merce. È stato così individuato un cittadino senegalese, regolarmente soggiornante a Trento, offriva su Facebook capi di abbigliamento firmati. Identificato il soggetto e informata l’attività giudiziaria di quanto stava accadenod in rete, la Finanza ha ottenuto un decreto di perquisizione. Gli agenti si sono subito presentati al domicilio del soggetto e hanno trovato e sequestrato i capi e gli accessori di abbigliamento contraffatti ma molto simili agli orginali. Nel corso delle operazioni, inoltre, presso un altro immobile che era nella disponibilità del soggetto che deteneva la merce, è stato sorpreso un cittadino extracomunitario, di nazionalità tunisina, privo di documenti. I successivi accertamenti condotti, attraverso le banche dati e la comparazione fotodattiloscopica, hanno consentito di accertare come lo stesso, nel 2015, in Sicilia, era stato oggetto di respingimento alla frontiera, con un nominativo, validato dal Consolato tunisino, diverso da quello fornito agli operanti. Pertanto, il soggetto è stato denunciato, oltre che per violazione della normativa sull’ingresso ed il soggiorno in Italia, anche per aver fornito false generalità.

Nell’ambito dei controlli per la difesa del «Made in Italy» le Fiamme Gialle del Trentino, nel corso del 2017, hanno sequestrato 3.452 beni, circa il 50% contraffatti e gli altri privi delle previste certificazioni di garanzie. In totale sono state denunciate 28 persone, due penalmente e le altre dovranno pagare sanzioni amministrative.

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