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Il Muse «esternalizza»:

appalto da 10,3 milioni

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Offerte anche da Napoli e Venezia per aggiudicarsi la gestione del Muse e i suoi 600 mila visitatori all'anno. Ed un'unica azienda trentina in gara, il Cla-Consorzio lavoro ambiente, in associazione impresa. I servizi messi a gara per due anni, rinnovabili per altri due, valgono complessimavente 10.323.788,05 euro: è il valore a base di appalto, secondo il criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa per il quale, oltre al prezzo, viene valutata anche la qualità tecnica della proposta. L'esternazionalizzazione dei servizi dovrebbe, è uno degli obiettivi, risolvere anche il problema del precariato strutturale che riguarda oltre cento addetti al Muse, fin qui assunti con contratti di collaborazione.
Due lotti di servizi.
L'appalto è suddiviso in due lotti. Il primo, da 7.729.728,40 euro, riguarda i servizi di presidio, vigilanza e supporto alla visita del pubblico nelle sale espositive, le attività educative di laboratorio e in aula, le visite guidate alle sale espositive e le attività di mediazione culturale. Riguarda propriamente l'«attività caratteristica», culturale, formativa e divulgativa, che qualifica il Muse. Il secondo lotto, da 2.594.059,65 euro a base d'asta, è relativo ai servizi di accoglienza, di informazione e supporto al pubblico, biglietteria, call center, prenotazioni attività museali e vendita nel «Muse shop» che, tra pubblicazioni, e oggettistica, garantisce ricavi annui per circa 750 mila euro.
Le aziende in gara.
È un appalto appetibile che ha richiamato aziende da fuori provincia. Alla scadenza dei termini, hanno presentato offerta, per il lotto 1, il Cns-Consorzio nazionale servizi società cooperativa di Bologna e l'ati (associazione temporanea d'impresa) formata dal Cla-Consorzio Lavoro Ambiente di Trento con la Società cooperativa culture di Venezia e la Socioculturale Coop. Soc. Onlus di Marghera. Per il secondo lotto, le offerte sono arrivate dalla Munus srl di Roma, dalla Euro & Promos Facility Management spa di Udine, dall'ati formata da coop Verona 83 di Verona e Cis-Coop Italiana Servizi di Firenze, e dalla stessa ati cui partecipa il Cla. Per entrambi i lotti, s'è messa in gara anche il Corsorzio Arte'm net di Napoli.
La clausola sociale.
A tutela dei collaboratori del Muse, c'è una clausola sociale che, attraverso il capitolato speciale di appalto, impone all'aggiudicatario di garantire «la continuità dei rapporti con i collaboratori impiegati presso il Muse (...), impiegati nei servizi oggetto del presente appalto» e indicati nominativamente in un elenco allegato, e a garantire agli stessi «la continuità dei rapporti di lavoro per il monte ore indicato nello stesso elenco, ferma restando la facoltà di armonizzare successivamente l'organizzazione del lavoro previo confronto sindacale».
I dubbi del sindacato.
Problema risolto? Stefano Galvagni , della Funzione pubblica della Cgil del Trentino, risponde: «Il Muse, a fronte di circa 200 addetti, vede oggi la presenza di 121 collaboratori precari, con contratti a progetto prorogati negli anni. L'opzione era stabilizzarne una parte, o appaltare tutto all'esterno. Noi avremmo preferito che almeno una parte, chi lavora sui servizi permanenti come gli accessi e le casse, venisse stabilizzata. Ma hanno preferito altrimenti». Il bando li tutela abbastanza? «Per il primo anno sì» secondo Galvagni «chi subentra ha dei vincoli. Sicuramente è un salvagente lanciato sia al Museo, sia alle persone coinvolte. Ma è una cosa temporanea, non vorremmo che in futuro si vada al ribasso. Tanti precari di appalti a cooperative vanno così. È un dumping sociale che si verifica sistematicamente».
Giuseppe Pallanch , segretario della Funzione pubblica della Cisl, rinforza il concetto: «Abbiamo chiesto di fare un quadro delle ricadute sulle differenze economiche, attraverso un incontro: non è mai stato fatto. Il problema, in generale, è che non siamo d'accordo sulla esternalizzazione dei servizi. Il Trentino merita una situazione contrattuale diversa. Vero che il contratto di Federcultura è un buon contratto, ma va applicato al contesto e alle diverse professionalità. Molto dipende da come i collaboratori saranno inquadrati. C'è il rischio di sottodimensionamenti. Vogliamo avere un confronto. Se del caso, apriremo una vertenza».

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