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Studenti accompagnati,

presidi trentini confusi

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La richiesta è partita nei giorni scorsi ed è firmata dai dirigenti degli istituti comprensivi di Trento. Destinatari della missiva sono la Provincia, nella persona dell'assessore competente (la delega sulla scuola è del presidente Ugo Rossi), e la procura dei minori. Si cerca chiarezza in merito alle affermazioni della ministra Valeria Fedeli che, nei giorni scorsi, ha ricordato l'obbligo di tutela per i minori di 14 anni, ribadendo che gli studenti al termine delle lezioni non possono andare a casa da soli, ma vanno affidati ai genitori. 

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«Come rete degli istituti comprensivi, con me come capofila, abbiamo scritto per avere indicazioni legate sì alla norma ma anche al buon senso, allo scopo di rendere gli alunni responsabili. Perché come c'è il problema di lasciarli andare, c'è anche il problema dell'arrivo dei ragazzi a scuola» spiega la dirigente dell'istituto comprensivo Trento 6, Paola Pasqualin. Il caso di «Trento 6» è emblematico: il bacino d'utenza dell'istituto comprende i sobborghi di Sopramonte, Cadine, Sardagna, Vela, oltre alle due scuole cittadine, le Schmid e le Bellesini. «Abbiamo alunni che vengono a scuola con l'autobus di linea. Per quanto riguarda le scuole medie, gli studenti sono sempre arrivati in autonomia e in autonomia vanno a casa a fine lezioni» spiega. Ma in base ad una recente sentenza della Cassazione, come ha evidenziato la ministra, si sparigliano le carte: fuori da scuola dovrà sempre esserci un adulto - genitore, nonno o «delegato» - per accompagnare a casa il minore. È come se gli alunni finissero sotto una campagna di vetro: un passo indietro nella crescita della fiducia in se stessi e nello sviluppo della propria autonomia, con la responsabilità relegata a insegnanti, educatori e genitori costretti a fare i salti mortali per fra coincidere orari di lavoro con orari di inizio e fine lezioni. 

Per la primaria, l'organizzazione scuola-famiglia è ben delineata. «Quando si supera la distanza di un chilometro, se i genitori lo desiderano, l'alunno può usufruire del servizio di trasporto - spiega la dirigente Pasqualin - In prima ed in seconda i genitori, o i loro delegati, sono obbligati a venire a prendere i figli fuori da scuola a fine lezioni. Nel nostro istituto comprensivo, per le classi terza, quarta e quinta facciamo un accordo con la famiglia tenendo conto della sicurezza del tragitto, della maturità del ragazzino e del livello di responsabilità. Molti tragitti sono definiti sicuri dal progetto "Piedi sicuri" del Comune. Come succede per le scuole Schmid, vengono anche chiuse alcune vie al traffico per favorire l'entrata e l'uscita dei ragazzi in tranquillità». Diverso il discorso per le scuole medie. All'istituto Trento 6 è stata definita negli anni una linea guida. «Dalla porta in poi i ragazzi sono autonomi e finisce la responsabilità della scuola - prosegue la dirigente Pasqualin - Dal punto di vista strettamente normativo non siamo del tutto a posto, ma è anche vero che nella nostra provincia si punta a promuovere la responsabilità degli alunni in accordo con le famiglie. Alla scuola media si dà per scontato che i ragazzi siano più autonomi che alla scuola primaria». Alla Provincia ed al tribunale dei minori si chiede, oltre ad un parere, una direttiva. «Ci aspettiamo un'applicazione della legge legata sì alla normativa, ma anche al buonsenso. Come c'è il problema di lasciare gli alunni dopo la scuola, c'è anche il problema dell'arrivo. È chiaro che può capitare l'incidente, ed è un dramma. Ma è comunque un caso del tutto eccezionale».
In attesa di una risposta, le scuole proseguono in continuità con gli anni precedenti. C'è chi prospetta, per gli alunni delle medie, un patto scuola-famiglia come quello previsto per le classi terza, quarta e quinta della primaria: non è l'applicazione alla lettera della legge, ma si cerca di delineare parte delle responsabilità. 

Nell'ipotesi di una lettura fedele della normativa non si toglierebbe solo la possibilità ai ragazzi di aumentare la propria indipendenza: il rischio è di mettere in difficoltà le famiglie. Con entrambi i genitori che lavorano ed i nonni non sempre disponibili e residenti vicino ai nipoti, mamma e papà dovrebbero affidarsi ad un baby sitter dedicato al trasporto a casa. «Ma la scuola - evidenzia Pasqualin - non verrà mai meno al suo compito. Dobbiamo lavorare tutti insieme per rendere gli alunni responsabili. Dato che le norme non sono divine e vengono fatte da esseri umani, basterebbe solo rivederle».


DA RENZI PASSO INDIETRO

"Ho chiesto a Simona Malpezzi, responsabile del dipartimento scuola del Pd, di cambiare la legge e di presentare già la settimana prossima un emendamento per modificare le regole: siano i genitori a scegliere e ad assumersi le responsabilità. Senza scaricarle sui professori, ma senza costringere per forza un ragazzo di terza media a farsi venire a prendere a scuola". Lo annuncia il segretario Pd Matteo Renzi su Facebook. "La buona scuola non c'entra niente, a dispetto delle bufale diffuse ad arte", sottolinea.

"Il mondo politico parla di legge elettorale, Banca d'Italia, polemiche. Ma basta entrare in una chat di genitori di ragazzi delle medie per capire che stamani l'Italia discute di altro. Quando ho letto che noi genitori siamo obbligati a riprendere i figli da scuola sono rimasto allibito. Poi, studiando la vicenda e la pronuncia della Cassazione, ho capito meglio i termini della questione. La buona scuola non c'entra niente. Il punto è che la legislazione italiana tutela il minore, e fa benissimo, ma dimentica l'autonomia che è valore educativo e pedagogico importantissimo", spiega Matteo Renzi, che interviene sulla vicenda con un post su Facebook.

Ieri la ministra Valeria Fedeli aveva sottolineato che gli studenti minori, anche quelli delle scuole medie, vanno consegnati ai genitori al termine delle lezioni e non possono allontanarsi da soli perché la scuola ha il dovere di provvedere alla loro sorveglianza per tutto il tempo in cui le sono affidati. "Questa - aveva evidenziato - è la legge. Credo che anche i genitori debbano esserne consapevoli. Le scelte dei presidi sono collegate a leggi dello Stato italiano. Per cambiarle serve un'iniziativa parlamentare".

L'intervento della Fedeli dopo che la Cassazione ha stabilito che il coinvolgimento di un minore in un incidente fuori dal perimetro scolastico non esclude la responsabilità della scuola. Nel caso specifico, un bambino di 11 anni era stato investito dall'autobus di linea sulla strada pubblica all'uscita di scuola. La Cassazione ha affermato che l'obbligo di vigilanza in capo all'amministrazione scolastica, discendeva da una precisa disposizione del Regolamento d'istituto, ma il ministero dell'istruzione precisa che la responsabilità della scuola sussiste non solo se il Regolamento di istituto impone al personale scolastico compiti di vigilanza: "in realtà - si legge in una nota del ministero di Viale Trastevere - la responsabilità della scuola si ricollega più in generale al fatto stesso dell'affidamento del minore alla vigilanza della scuola. La Cassazione civile ha infatti più volte affermato il principio secondo cui l'istituto scolastico ha il dovere di provvedere alla sorveglianza delle allieve e degli allievi minorenni per tutto il tempo in cui le sono affidati e quindi fino al momento del subentro, almeno potenziale, della vigilanza dei genitori o di chi per loro. Secondo la Cassazione, il dovere di sorveglianza degli alunni minorenni è di carattere generale e assoluto, tanto che non viene meno neppure in caso di disposizioni impartite dai genitori di lasciare il minore senza sorveglianza in luogo dove possa trovarsi in situazione di pericolo". Le finalità di questo obbligo di vigilanza "sono duplici: impedire che il minore compia atti illeciti e salvaguardarne l'incolumità".

"Le scelte e le decisioni dei presidi, in materia di tutela dell'incolumità delle studentesse e degli studenti minori di 14 anni - dice la ministra Fedeli - sono conformi al quadro normativo attuale, come interpretato ed applicato dalla giurisprudenza. È una questione di assunzione di responsabilità nell'attuazione di norme che regolano la vita nel nostro Paese, pensate per la tutela più efficace delle nostre e dei nostri giovani". "Le leggi e le pronunce giurisprudenziali, come quella della Cassazione, vanno rispettate - prosegue la ministra - e se si vuole innovare l'ordinamento su questo tema occorre farlo in Parlamento, introducendo una norma di legge che, a certe condizioni, dia alle famiglie la possibilità di firmare liberatorie che sollevino da ogni responsabilità giuridica, anche penale, dirigenti e personale scolastico al termine dell'orario di lezione". Comunque, dice ancora Fedeli, il ministero non prenderà una posizione univoca su questa questione con qualche circolare perché "non ha questa funzione né questa responsabilità". "Stiamo parlando di leggi a tutela dell'incolumità e delle responsabilità legate ai minori". Quanto alla tesi di chi sostiene che in questo modo non si facilita l'autonomia dei propri figli, Valeria Fedeli è convinta che "si può far sperimentare autonomia ai ragazzi non soltanto nel rapporto casa-scuola, scuola-casa". E poi ci sono sempre i nonni: "è un grande piacere per i nonni andare a prendere i nipotini. La considero una cosa fantastica. Potessi farlo!".

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