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Abbattuta nei boschi

del Bondone l'orsa KJ2

Animalisti furibondi. Michela Brambilla (Fi): «Provvedimento gravissimo, non finisce qui». Esulta la Lega Nord: «Andava fatto prima, quando lo dicevamo noi venivamo derisi». Bezzi: bisognava solo catturarla

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È dispiaciuto, Angelo Metlicovec, per l’esito che ha avuto la «caccia» all’orsa KJ2 nei boschi del monte Bondone. «Non doveva finire così» sono le parole che l’uomo ha pronunciato davanti ai familiari. Il 22 luglio scorso, il 69enne ex idraulico di Cadine era stato aggredito alle spalle dall’animale inferocito mentre stava passeggiando sulla strada che collega i laghi di Lamar e Terlago, accompagnato dal suo cane Kyra.
È stato il figlio Andrea a riportare la notizia dell’abbattimento dell’orsa al padre: «In questi giorni mi trovo in vacanza all’estero ed ho scoperto da internet ciò che era accaduto sabato sera. Quando papà ha risposto al telefono è rimasto un attimo in silenzio e poi mi ha chiesto “perché l’hanno uccisa?”» riferisce il giovane.

Il pensionato è dunque convinto che potesse essere trovata un’altra soluzione per evitare che KJ2 attaccasse nuovamente qualcuno, come peraltro aveva fatto già due anni fa nella stessa zona, ferendo gravemente Wladimir Molinari, runner oggi 47enne che abita nello stesso paese del signor Angelo. Il 10 giugno 2015 è una data che Molinari non scorderà mai, perché gli ha cambiato la vita: da allora ha perso il lavoro di imbianchino perché l’orsa gli aveva strappato una parte di muscolo.

Metlicovec – che ha conosciuto l’altra vittima di KJ2 a fine luglio, in ospedale – si sta lentamente riprendendo. «Sta molto meglio, ma viene comunque sottoposto periodicamente a visite in ospedale» osserva il figlio Andrea. Per ricucire le ferite aveva ricevuto oltre 40 punti di sutura alle gambe e al braccio morsi dall’orsa. Che è morta sotto i colpi di fucile dei forestali, che hanno eseguito gli ordini dei superiori. «Il plantigrado non andava ucciso ma allontanato, magari trasferito in un’area protetta» è il pensiero dell’uomo, che non si sente responsabile dell’accaduto.

Gli attacchi nei suoi confronti - in particolare sui social network - da parte degli animalisti sono pressoché quotidiani. A casa Metlicovec è anche arrivata la telefonata di una donna che ha gridato: «Viva l’orso, lunga vita all’orso» prima di riagganciare, mentre pochi giorni fa è arrivata una cartolina (con vista panoramica sulla Rotaliana) dove un anonimo ha scritto in stampatello una frase ben poco conciliante: «Hai finito di rompere le scatole all’orso e a noi… Quando vai nel bosco segui i consigli degli esperti della Provincia. Buona passeggiata». Il presidente dell’Associazione italiana difesa animali ed ambiente (Aidaa) Lorenzo Croce lo ha persino denunciato per «maltrattamento di animali e falso ideologico».

Intanto, entro fine mese l’avvocato di Angelo Metlicovec depositerà in Tribunale l’esposto contro la Provincia. L’ipotesi avanzata dal legale Lorenzo Eccher è che l’ente pubblico non abbia posto in essere le misure necessarie ad evitare l’aggressione, due anni dopo il primo attacco di KJ2 nella stessa zona. «Qualora venisse confermata la denuncia degli animalisti – aggiunge l’avvocato – valuteremo anche una querela per calunnia nei confronti di Claudio Groff».

Il responsabile del settore grandi carnivori della Provincia, intervistato da Radio3, aveva affermato che sarebbe stato il pensionato ad aggredire per primo l’animale e non viceversa, mentre Metlicovec ha raccontato di essersi difeso con un bastone mentre l’orso lo stava mordendo.


 

Alla fine è stata abbattuta. L'orsa KJ2 era ricercata ufficialmente fino dal 22 luglio scorso, dopo avere ferito abbastanza seriamente un uomo che passeggiava assieme al suo cane in un bosco nella zona dei laghi di Lamar in Trentino. Il plantigrado è stato abbattuto da agenti del corpo forestale della provincia autonoma di Trento, che hanno agito in esecuzione di un'ordinanza del governatore Ugo Rossi, emessa per la sicurezza delle persone. L'orsa era accusata di avere ferito un altro escursionista, attaccato mentre stava compiendo un'escursione nella zona di Cadine nel 2015.

 

L'abbattimento ha causato naturalmente molti commenti polemici da parte di protezionisti ed animalisti, ma a sostenere la necessità di questa misura estrema è intervenuto in maniera decisa, a cose fatte, il governatore Rossi: "Oggi - ha detto - siamo qui a commentare l'abbattimento di un orso, ma se quest'esemplare avesse avuto un altro incontro, magari con un bambino e ci fosse stato un altro ferito o qualcosa di più grave, saremmo qui a fare altri commenti". "È chiaro - ha aggiunto Rossi - che in un periodo come questo, sotto Ferragosto ed in un'area popolata e fra quantità di turisti e di residenti, tutte le regole scientifiche e giuridiche indicano che ciò che è stato fatto era un'assoluta necessità".

"In tutto il mondo - ha detto ancora ancora Rossi - quando il pericolo sale oltre una certa soglia si procede all'abbattimento per garantire la sicurezza delle persone". Rossi ha assicurato che non abbandonerà il progetto Life Ursus che aveva reintrodotto l'orso in Trentino. L'iniziativa - ha ammonito - dovrà essere modificato: all'inizio - ha spiegato - si pensava che gli animali avrebbero popolato un'area più vasta, mentre oggi si dimostra il contrario. "Nel frattempo - ha concluso il governatore - occorre usare la scienza, la coscienza ed il buonsenso per gestire gli esemplari più pericolosi".

La vicenda ricorda da vicino un caso analogo, accaduto appena tre anni fa: allora a farne le spese fu Daniza, un esemplare di plantigrado morto dopo l'intervento delle guardie forestali. Allora però, l'animale morì non perchè doveva essere abbattuto, ma per le complicazioni insorte mentre i guardacaccia tentavano di narcotizzarla con un apposito liquido. La sostanza, però, ebbe un effetto più potente del dovuto e così Daniza morì.

La presenza dell'orso sui monti non solo del Trentino, ma anche del vicino Alto Adige, ultimamente ha causato molte polemiche e commenti, anche perchè alcuni esemplari hanno cominciato ad attaccare greggi di pecore, causando qualche danno agli allevatori. E così in tutta la regione è stato messo in discussione il progetto Life Ursus, introdotto per ripopolare l'area alpina con un animale che sembrava destinato alla scomparsa. Il progetto Life Ursus per il reinserimento dell'orso sulle montagne trentine viene concepito negli Anni Novanta, quando ci si rende conto che la popolazione di plantigradi, da sempre presente nelle Dolomiti di Brenta, è sempre più esigua e vicina all'estinzione. Il progetto viene promosso dal Parco Naturale Adamello-Brenta, in collaborazione con la Provincia autonoma di Trento e con l'Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica e finanziato dall'Unione Europea. Dopo uno studio di fattibilità e un sondaggio di opinione tra la popolazione delle aree interessate, nel 1999 vennero catturati nelle riserve di caccia della Slovenia due giovani orsi, Masun e Kirka, e immessi nei boschi del Parco. Tra il 2000 e il 2002 furono liberati altri otto esemplari. Ora gli orsi sono parecchie decine e sono incominciati anche i problemi.

Parla Ugo Rossi

Ugo Rossi: «Tempo fa era stata emessa un'ordinanza chiara. Il progetto orso è importante, ma prevede azione per garantire la sicurezza delle persone. Sul nostro territorio ci sono circa 50 esemplari, quello abbattuto aveva una pericolosità eccessiva. Siamo certi di aver fatto quello che il buon senso dice».

E aggiunge: «La cattiva gestione del progetto non c'è. Se ci fosse ci sarebbero molti più problemi. Gli esperti mondiali ci hanno consigliato di agire in questo modo. I cuccioli dell'orsa sono comunque vivi e stanno bene».

Esulta la Lega

Fugatti: «Quando anni fa noi dicevamo che bisognava uccidere gli esemplari pericolosi ci davano per pazzi, ora ci hanno seguito. Evidente che il progetto orsi è sfuggito dalle mani della Provincia. Bisogna ragionare in ottica futura ora, e stabilire come muoversi».

Animalisti scatenati. La Lega contro la Caccia e altri gruppi pronti a denunciare la Provincia. Si studiano anche delle manifestazioni di protesta.

Michela Brambilla (Presidente del Movimento animalista)

"Non è bastato, nel 2014, il caso dell'orsa Daniza, uccisa dall'anestesia mentre tentavano di catturarla. Nonostante gli appelli, gli avvertimenti, gli ammonimenti, i ricorsi, l'amministrazione provinciale di Trento ancora una volta ha dato prova di prepotenza e crudeltà, dichiarando e portando fino in fondo una guerra all'orsa KJ2 terminata, come purtroppo avevamo previsto, con la morte dell'animale". Lo ha detto la parlamentare Fi Michela Vittoria Brambilla, presidente del Movimento animalista, commentando la notizia dell'uccisione diffusa dalla Provincia di Trento.

"Va da sé - prosegue l'ex ministro - che invocheremo chiarezza in tutte le sedi, politiche e giudiziarie, e non cesseremo di farlo finché non sapremo tutto quello che c'è da sapere, finché non saranno individuati i responsabili, finché i responsabili non pagheranno. Nulla, però, potrà restituire la vita a KJ2, rea di essere se stessa, un animale selvatico che reagisce alle offese dell'uomo con le unghie e con i denti. La responsabilità di questa morte ricade interamente su chi l'ha voluta e preordinata, ben sapendo che non era necessaria".

Interviente anche l'Enpa

"Quello che si è consumato in Trentino, ovvero l'uccisione dell'orsa, è un vero e proprio delitto, un crimine contro gli animali, la natura, la biodiversità e in spregio ai milioni di cittadini italiani che hanno chiesto di lasciare in pace l'orsa, per chiarire le dinamiche dell'incidente in cui l'orsa sembra essere stata vittima di una aggressione e trovare soluzioni alternative alla troppo facile deriva dell'abbattimento". Lo dice l'Enpa. 

"Invece la Provincia di Trento", spiega l'Ente nazionale per la protezione degli animali, "ha preferito non ascoltare nessuno, e ha di fatto autorizzato una caccia all'orsa, per mera vendetta o per altre incomprensibili finalità. Nella storia del nostro Paese è stato toccato il punto più basso sulla tutela degli animali, una sconfitta per il mondo scientifico e politico, totalmente incapace e sordo, o spinto da altri interessi nel promuovere le uccisioni di animali che in Trentino sono ostaggio di politiche cruente e crudeli, finanziate anche cospicuamente dalle tasse dei contribuenti italiani, che pagano profumatamente politici senza competenze e capacità di soluzioni. Tanto basta perché i cittadini decidano di non recarsi più in Trentino né acquistare alcun prodotto di quella terra, avvelenata dall'intolleranza verso gli animali, dalla malapolitica, e anche, oltrettutto, inquinata".

Wwf scatenato

"Non può essere l'orsa a pagare con la vita errori umani. Avevamo diffidato la Provincia a procedere con l'abbattimento, perchè inutile e senza ritorno, ma evidentemente le pressioni politiche sono state più forti del buon senso." Lo dice Dante Caserta, vicepresidente Wwf, commentando all'abbattimento dell'orsa Kj2 avvenuta questa notte in Trentino ad opera delle guardie provinciali.

"Ed è singolare che, sebbene l'orsa fosse stata individuata già da tempo, l'abbattimento sia avvenuta proprio nella notte del weekend di Ferragosto, quando gran parte delle persone sono in vacanza e l'attenzione mediatica è al minimo", afferma Caserta e sottolinea nella nota che: "Il Wwf aveva già segnalato come la presenza ricorrente di cani senza guinzaglio nella zona dell'attacco fosse con tutta probabilità alla base dell'episodio".

"Se le autorità competenti non lavorano - prosegue - per eliminare le cause che portano ad episodi spiacevoli, a farne le spese saranno sempre gli orsi, e questo non è accettabile. Il Wwf valuterà nei prossimi giorni come procedere sul piano legale".

Verdi: denunciamo Ugo Rossi

"Denunceremo il Presidente della Provincia di Trento, Ugo Rossi, per l'uccisione dell'orsa KJ2, visto che si è constatato che l'animale era ricercato solo per aver risposto all'aggressione di un uomo con il suo cane il 22 luglio." Lo scrive in una nota Luana Zanella, esponente dell'esecutivo dei Verdi.

"Crediamo - afferma - che nel nostro Paese debba diventare prioritario la difesa dei diritti degli animali e ci batteremo per togliere la licenza di uccidere altri esseri viventi dalle mani dell'uomo." "La battaglia comincerà a settembre - conclude Zanella - con la raccolta di firme sulla nostra proposta di legge per abolire la caccia e proibire l'uccisione di animali protetti, ai sensi della direttiva comunitaria Habitat." 

Legambiente: una sconfitta per l'Italia

"Tutta la vicenda dell'orsa Kj2 si conclude peggio di come è iniziata, una sconfitta per il Paese con la responsabilità di più soggetti ai vari livelli per non aver saputo gestire una specie importante per la biodiversità presente sull'arco alpino". Così Stefano Ciafani, direttore nazionale Legambiente, commenta l'abbattimento dell'orsa Kj2.

"Non può essere l'orso a pagare l'incoerenza delle istituzioni che dovrebbero tutelare questa specie particolarmente protetta da leggi nazionali, direttive comunitarie e convenzioni internazionali - continua -. Ci aspettiamo che si faccia piena luce sulla vicenda consapevoli che da oggi il nostro paese è più povero, non solo perchè è stato abbattuto un esemplare di orso bruno alpino, ma perchè in Trentino non siamo stati capaci di mettere in atto una strategia per la coesistenza con gli animali selvatici nonostante le nostre esperienze di conservazione della natura siano tra le più importanti in ambito europeo. Ripartire da questi successi ed evitare gravi errori come nel caso dell'orsa Kj2 è impegno di tutti anche di chi oggi ha compiuto un gesto sbagliato".

Giacomo Bezzi: andava solo catturata

"Quale sia stata la motivazione per cui si è deciso di uccidere l'orso visto che era stato catturato per mettere il radiocollare": questa la domanda che Giacomo Bezzi, consigliere trentino di Fi, annuncia di voler porre al presidente trentino Ugo Rossi.

A norma di regolamento, Bezzi chiede una risposta scritta e aggiunge: "Non sarebbe stato meglio metterlo in un parco chiuso con la possibilità di poterlo osservare in massima sicurezza da residenti e turisti?" "Sicuramente l'esemplare di orso resosi responsabile di comportamenti pericolosi per le persone andava catturato, su questo si può essere tutti d'accordo, quello che si poteva evitare era l'abbattimento dell'esemplare. Sarebbe bastato considerare la possibilità di custodirlo in sicurezza all'interno di un parco chiuso dove non rappresentasse un pericolo per l'uomo - scrive Bezzi nella sua nota -. Un parco visitabile a pagamento che diventasse un'attrattiva per chi desiderava osservare da vicino e in piena sicurezza il plantigrado. Considerato l'interesse che da sempre l'orso suscita nei turisti, poteva diventare una attrazione da inserire nella Guest Card". 

Degasperi (M5s)

 "Come già verificato con l'orsa Daniza, la scelta di uccidere l'orsa KJ2 palesa una grossolana incapacità e chiarisce al mondo che la Provincia Autonoma di Trento non è in grado di gestire positivamente il progetto di ripopolamento tanto decantato negli anni. L'inadeguatezza della Provincia è riuscita a trasformare una risorsa in un problema, la cui unica soluzione è l'eliminazione fisica". Lo dice il consigliere provinciale M5S Filippo Degasperi. "Di fronte all'ennesimo episodio vergognoso - afferma Degasperi nella sua nota - chiediamo che la protezione dell'animale sia trasferita al Ministero. Al di fuori della propaganda e del marketing, la realtà è palese a tutti: l'inesperienza dell'attuale maggioranza ci ha fatto regredire a 100 anni fa, quando l'orso veniva schioppettato senza tanti complimenti. Sorprende che a questo atto folle si sia prestato il Corpo Forestale che la fauna dovrebbe difenderla, anche dai politici incompetenti".

Antonia Romano (L'altra Trento a sinistra) 

"L'uccisione dell'orsa, la cui soppressione è stata annunciata appena si è diffusa la notizia dell'aggressione a un uomo che l'aveva attaccata sbagliando strategia difensiva, rappresenta l'epilogo di un progetto, il Life Ursus, nato da buoni propositi ma gestito malissimo, trascurando soprattutto l'informazione alle persone, non tenendo conto del fatto che la montagna oggi è vissuta in modo molto diverso dagli anni in cui l'orso era autoctono".

Lo dice Antonia Romano, Per l'altra Trento a sinistra. "Le ragioni irragionevoli della politica provinciale - afferma nella nota - hanno prevalso. Calmare gli umori adeguatamente agitati da populisti vecchi e nuovi, che nei rari momenti in cui si distraggono dai proclami di ordinario razzismo si accaniscono contro orsi e recentemente lupi, è stato prioritario rispetto ad una soluzione più accettabile e, soprattutto, secondo una visione non più antropocentrica degli ecosistemi".

"È con profonda tristezza che ci tocca commentare l'ennesima manifestazione di mancanza di cultura ecologica e ambientalista di un'amministrazione provinciale di facciata, essendo palese ormai, anche attraverso questa circostanza, che il governo della provincia, come quello del comune di Trento, è nelle mani delle destre populiste a cui è sempre più affine il cosiddetto centrosinistra autonomista. Ma, soprattutto, è evidente quanto anche in questa circostanza le richieste dal basso, le firme raccolte attraverso petizioni, gli appelli di associazioni animaliste, cadano nel vuoto dell'autoreferenzialità di una democrazia in avanzato stato di decomposizione", chiude Romano.

La senatrice Laura Puppato (Pd)

"Evidentemente non si è voluto perseguire un'alternativa, perché la gravità di un gesto come quello che ha spinto ad abbattere per la seconda volta un'orsa in trentino non ha ragionevolezza lacuna e dipinge una provincia in preda alla confusione sotto il profilo faunistico". Lo afferma in una nota la senatrice veneta del Pd Laura Puppato componente della commissione ambiente senato e capogruppo in commissione d'inchiesta sulle ecomafie.

"Pure le alternative ci sono, anche in presenza di animali che per il comportamento aggressivo allo stato libero possono far crescere il timore dei residenti e dei turisti, la cattura è possibile e così la permanenza dell'orsa in un area protetta. Dunque tanta ferocia e indisponibilità a considerare le soluzioni non depongono affatto a favore dei mandanti". La proposta suggerita dalla senatrice Puppato è la seguente: "Non è in alcun caso accettabile questo epilogo, anzi è decisamente riprovevole a maggior ragione per la sua ripetitività che non lascia margini al dubbio, dunque urge un protocollo nazionale per questi casi, mi pare ormai impellente che il ministro Galletti valuti l'attivazione di protocolli chiari per la protezione della grossa fauna selvatica in Italia»

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