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Amatrice, la scuola della Ferrari

fa sloggiare quella del Trentino

Pirozzi: «Sarà una struttura definitiva. Il Trentino nel cuore»

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«Mattè, ascoltami: secondo te un sindaco che ha avuto la distruzione può a sua volta distruggere le cose che gli sono state regalate? Io ritengo le donne e gli uomini trentini che hanno lavorato e sudato qui dei fratelli».

All’altro capo della cornetta c’è Sergio Pirozzi, il sindaco di Amatrice: tutta Italia l’ha conosciuto e ha conosciuto la sua schiettezza. Perciò non serve quasi fargli domande, lui parte in quarta appena sente che siamo un quotidiano di Trento. Sa già il motivo della telefonata: lunedì un’interrogazione del Movimento 5 Stelle trentino ha sollevato il caso della scuola costruita in tempo record e donata dal Trentino ad Amatrice. Una struttura provvisoria che ha le ore contate ed è durata, anzi durerà, appena nove mesi: dal primo di giugno, infatti, partiranno i lavori per una nuova scuola, che costerà circa 7 milioni di euro e finanziata dalla Ferrari.

«Se c’è stato un polverone è perché non piove e perché qualche scioccherello ha detto cose false (ovviamente il termine non è questo ndr) dimostrandosi un miserabile a livello umano: il Trentino e i trentini saranno per sempre nel mio cuore, voi ci avete permesso di ripartire, voi ci avete dato una speranza immediata, voi avete dimostrato un cuore enorme. Semplicemente ho colto un’occasione, che è anche il segno di un’Italia che funziona. Tutti devono essere contenti del fatto che arriverà un nuovo liceo scientifico sportivo. Che, tra l’altro, c’è anche in Trentino vero?».

MA UN PO' DI AMARO IN BOCCA RESTA: IL BLOG

Insomma: Sergio Marchionne e l’azienda di Maranello sono arrivati con progetto da cogliere al volo. «L’Italia è piena di cose provvisorie che diventano definitive. In questo caso il liceo trentino è durato un anno scolastico e poi si è aperta un’opportunità. Anzi, sia chiaro: è stata la Ferrari stessa ad andare dal commissario Vasco Errani proponendo di costruire una scuola. Anzi, più di una scuola visto che ci saranno anche un convitto, una pista d’atletica, un campo da calcio, una biblioteca e molto altro. Sono già iscritti sedici studenti da fuori regione, sarà un gioiellino. Davanti a tutto questo avrei dovuto dire di no e lasciare gli studenti in una struttura provvisoria e d’emergenza, anche se bella e funzionale? La risposta è ovvia. Anzi, andate a L’Aquila a vedere quanto di provvisorio c’è ancora dopo il terremoto del 2009: lì la ricostruzione non è mai partita, è tutto fermo. Qui, per fortuna, la ripartenza c’è».

Date le spiegazioni, non resta che capire che fine farà la scuola trentina. E tutta la polemica, in fin dei conti, ruota proprio intorno a questo.

«Come detto un sindaco che ha avuto la propria città distrutta non distrugge nulla. Quindi nessuna demolizione, semplicemente tutto verrà smontato e restituito alla Protezione Civile, che poi utilizzerà quei moduli dove e quando ce ne sarà bisogno. Anzi, quando la scuola, che si chiamerà “24 agosto”, ovvero il giorno del terremoto, sarà terminata, lascerò un ricordo per il Trentino: tutte le persone e per sempre dovranno ricordare che se c’è un nuovo istituto è perché c’è stato quello che voi ci avete donato. Sarà forse un piccolo gesto, ma simbolico perché non smetterò mai di ringraziare la gente della vostra provincia».

La questione è chiarita: parlare di demolizione o abbattimento è sbagliato, ma resta il fatto che la scuola trentina verrà smantellata e rimpiazzata a pochi mesi dalla costruzione. Chi ci ha lavorato e tanti trentini ci sono rimasti male, ma la spiegazione di Pirozzi è piuttosto logica: dire di no all’offerta della Ferrari sarebbe stato sbagliato e, anzi, per una volta in Italia le cose sono funzionate bene e in tempi rapidi.

Al Trentino devono restare l’orgoglio e la consapevolezza di aver dato il massimo e fatto tutto ciò che si poteva fare. Certo, una telefonata, una frase, un segnale, magari una soluzione per evitare di smantellare totalmente la struttura, sarebbero state gradite. Ma ormai il dado è tratto, e non resta che tifare tutti per Amatrice e per la sua rinascita.


 

«SÌ, CI SIAMO RIMASTI MALE»

L’architetto Marco Giovanazzi ad Amatrice ci ha lavorato: insieme a decine e decine di volontari e professionisti si è rimboccato le maniche, tra la fine di agosto e l’inizio di settembre, per regalare una speranza. Ed è stata sua l’intuizione dei colori primari per dare un sorriso alla struttura.

«Certo che abbiamo letto e non nascondo che ci siamo rimasti male. Parlo al plurale perché ho sentito tante persone che erano lì con me e il sentimento è quello di tutti: siamo molto dispiaciuti e abbiamo tutti l’amaro in bocca. In particolare sottolinerei il lavoro di carpentieri, pittori, operai che hanno sacrificato le ferie per quella scuola e ora, pochi mesi dopo, la vedranno demolita».

Il sindaco Pirozzi assicura che non sarà una demolizione, verrà smontata. «Poco cambia, anche perché sarà difficile e costoso smontare e rimontare: non ci sono solo i prefabbricati, ci sono il basamento e gli impianti. Ci saranno dei costi enormi e saranno necessari molti camion. Il punto è che non serve più: è arrivata la Ferrari e la nostra scuola possiamo salutarla. In questo momento è normale che prevalga l’aspetto emotivo, siamo molto delusi».

L’architetto analizza in maniera il più oggettiva possibile la situazione. «Premettendo la stima per il sindaco e l’augurio che riescano a fare tutto, metto sul piatto alcuni fatti. Per ora tutti hanno chiacchierato e solo noi abbiamo fatto: ad oggi, a quanto mi risulta, in concreto è stato costruito o ricostruito ben poco, a parte la scuola trentina. Poi: il terremoto ha distrutto tutto e l’unica cosa in piedi la smantelliamo? Non per nulla il principe Carlo l’altro giorno si è recato in visita proprio nella nostra struttura: è l’unica che funziona. Sembra una barzelletta, è assurdo e paradossale».

A parte la sostanza, per i volontari trentini il problema è stato anche la forma. «Ognuno ha le proprie ragioni, ma non ci è stato comunicato e spiegato nulla, abbiamo saputo per caso dopo qualche voce che girava. Non mi permetto di giudicare ma io avrei fatto di tutto per mantenere quella struttura: è un simbolo che va ben al di là del fatto che ospitasse alcune classi. Poi avrebbero potuto usarlo per altri scopi o lasciare almeno uno dei due edifici o tenerne una facciata per ricordo: avremmo potuto dialogare con i tecnici del comune e della Ferrari per trovare una soluzione. Inoltre perché proprio in quell’area la nuova scuola? Avrebbero potuto farla altrove e tenere la nostra struttura per sedi di associazione, per un piccolo centro commerciale o qualsiasi altra cosa».

Pirozzi ha assicurato che in tre mesi la Ferrari allestirà un istituto completo di convitto e campi sportivi. «Lo spero: tutto si può, ma così su due piedi mi sembra difficile. Piuttosto che fare tutto di corsa si sarebbe potuta usare la nostra scuola per un altro anno o due e intanto costruire bene e con calma».

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