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Giulia e Alessandro affogati nell'Isarco

Elisa: viva grazie a un filo d'aria nell'auto

Polemica sulla mancanza di protezioni lungo la pericolosa stradina

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Un salto nel buio. Un volo di una decina di metri, in un tratto privo di protezioni, prima di schiantarsi col muso e finire ruote all'aria nell'acqua gelida dell'Isarco. E la macchina con a bordo quattro persone che si trasforma in una trappola mortale. Il resto è la cronaca, terribile e angosciante, di una corsa contro il tempo, per salvare gli amici salutati pochi minuti prima, al termine di una cena tra colleghi di lavoro.

Il bilancio dell'incidente successo sabato sera poco dopo le 23 in Alto Adige, a Campodazzo, a nord di Bolzano, è pesantissimo: due giovani vite spezzate e tre persone ferite, una gravissima.

Le due vittime sono Alessandro Conti, 23 anni di Cavalese, e Giulia Valentini, 27 anni di Baselga di Piné. Insieme ad altri compagni di lavoro della Gabrielli & Partner, società specializzata in pianificazione strategica e

 commerciale, per sabato sera avevano organizzato una cena aziendale. 

Daniele Dellagiacoma, 28 anni, di Predazzo, socio dell'azienda, è ricoverato in gravissime condizioni all'ospedale di Bolzano.

Ferite più lievi per la quarta persona a bordo dell'auto, pure lei dipendente della società di marketing, Elisa Valentinelli, 26 anni, di Trento, ricoverata in ospedale in stato di shock. Una quinta persona, Luca Donazzolo, 45 anni, è ricoverato all'ospedale di Bressanone a causa dei traumi riportati nel tentativo di salvare gli amici, con l'aiuto di altri tre colleghi.

«Stamattina (ieri mattina ndr ) sono comparse barriere, reti di protezione e segnaletica. Ma sabato sera non c'erano» dice Matteo Bonazza, uno dei collaboratori della Gabrielli & Partner di Predazzo. «Dove sono caduti, arrivando ad una velocità irrisoria, non c'erano protezioni - rincara la dose Paolo Conti, papà di Alessandro, una delle vittime - Oggi (ieri ndr ) gli operai del Comune stavano sistemando la protezione, però c'è qualcosa che non va. Nessuno potrò restituirci Alessandro, ma è inutile chiudere le porte quando i buoi sono già scappati».

La denuncia viene dai colleghi e dai familiari delle giovani vittime: la curva maledetta in località Novale di Fiè, vicino Campodazzo, dove è precipitata la Ford Fiesta guidata da Giulia Valentini, sabato sera non aveva guard rail né altre protezioni. Così è potuto accadere che un'automobile che andava molto lentamente, a passo d'uomo, nella stretta stradina abbia sbagliato l'imbocco del ponte, sia finita nel dirupo e quindi in fondo all'Isarco.

Sono fuori discussione ipotesi di alta velocità o di problemi con l'alcol. «Alla cena non si è ecceduto e nel ritorno verso casa, appena imboccata la strada che scende dal maso, eravamo in carovana, una macchina dietro l'altra» conferma Bonazza.

«La stradina è pericolosa - puntualizza il professionista - Non c'è illuminazione, è priva di segnaletica e anche di paratie. Le nostre macchine procedevano pianissimo. Arrivati alla curva che immette al ponte di legno, la Fiesta non ha capito che doveva svoltare. Ma non c'erano protezioni ed è crollata giù». Se ci fosse stato un guard rail, a quella velocità la macchina non sarebbe precipitata.

Ieri mattina i soccorritori hanno messo in sicurezza quel tratto di strada, installando una rete di protezione, una barriera e la segnaletica. 

La nuova infrastruttura, più ampia, dovrebbe rendere più sicura tutta la strada. Ma nel caso dell'incidente che ha tolto la vita a Giulia Valentini e Alessandro Conti arriva troppo tardi.
In questo quadro, è scontato che sulla tragedia venga aperta un'inchiesta da parte della procura di Bolzano, che dovrà valutare anche le denunce dei colleghi e dei familiari delle vittime sullo stato della strada e della circolazione in quella zona.


 

Elisa Valentinelli, 26 anni di Trento, è l'unica, dei quattro colleghi che erano sulla Fiesta, ad essere uscita senza gravi conseguenze da quel drammatico volo.

Giulia e Alessandro che sedevano davanti sono morti, Daniele, che le era accanto, è in coma nel reparto di rianimazione al S. Maurizio di Bolzano.

Anche Elisa è ricoverata, ma fortunatamente più per lo shock che per le lesioni. «Ha qualche escoriazione, ma hanno preferito trattenerla per aiutarla a superare il grande trauma psicologico», spiega il papà, Paolo Valentinelli.

«Lei è sempre rimasta lucida, è consapevole che per i suoi amici e colleghi che sedevano davanti non c'è stato nulla da fare, e una volta che l'hanno estratta ha cercato in qualche modo anche lei di aiutare e di incoraggiare il collega che sedeva vicino a lei di respirare».

Elisa (nella foto) ha raccontato al papà che lei e Daniele si sono presi per mano e che una volta finiti con la vettura nell'acqua lei ha continuato a incitarlo affinché trovasse uno spiraglio di aria per continuare a respirare.

«Siamo andati a trovarlo in rianimazione - dice papà Valentinelli - È in coma farmacologico, intubato, ma ci sono buone speranze, c'è un moderato ottimismo. Fortunatamente i colleghi si sono dati da fare, lo hanno estratto e per mezz'ora lo hanno rianimato». 

Anche Elisa ha raccontato al papà che non c'era guard rail in quel maledetto punto della strada e che con la vettura stavano procedendo a passo d'uomo.

«Una prima auto è passata, la seconda ha frenato per imboccare il ponte di legno, mentre la ragazza che guidava la vettura sulla quale c'era Elisa, non ha lo ha fatto.

Mi ha detto che Alessandro ha detto qualcosa del tipo "attenta", "frena", e che c'è stato come un piccolo urto dopo il quale la macchina ha deviato ed è andata lentamente verso il precipizio.

Quelli dietro l'hanno vista andare lentamente verso il ciglio e poi precipitare. Una botta forte, perché l'auto ha picchiato il muso contro il fondo del torrente e poi si è capottata».

La vettura si è riempita quasi subito di acqua e mentre i due ragazzi davanti fin da subito non hanno più dato segni di vita, Elisa e Daniele hanno cercato di farsi forza.

«Elisa mi ha raccontato che i colleghi hanno prima aperto la porta di Daniele, l'hanno estratto e iniziato subito a rianimarlo perché lui non era riuscito a respirare come lei. Lei, invece, è stata estratta dopo. Ha detto che c'era questa sacca d'aria. C'era una spanna senz'acqua ed è stata la sua salvezza.

Comunque i colleghi le hanno salvato la vita, come al suo collega, sia per la velocità con cui li hanno estratti che per le manovre salvavita che hanno praticato. Avevano estratto anche l'altro passeggero (Conti, ndr) però hanno capito subito che non c'era niente da fare. Molto più difficile è stato estrarre la guidatrice».

Pochi centimetri d'aria, dunque, hanno permesso ad Elisa di sopravvivere in quella trappola mortale che si è riempita d'acqua in pochi secondi.

«Ora dovrà superare questo difficilissimo momento. Siamo andati a trovare l'amico in rianimazione. Non è cosciente ma i parametri vitali sembrano tornati a livelli buoni e quindi c'è leggero ottimismo. Mia figlia è sempre rimasta lucida, ma sicuramente ci sarà bisogno di un bel po' di tempo perché si riprenda. Erano un gruppo di amici molto affiatato. Oltre che un rapporto di lavoro li legava una sincera amicizia. Elisa era stata assunta all'inizio luglio e si era trasferita a Cavalese». Papà Valentinelli è stato avvisato verso mezzanotte dalla figlia.

«Lei non aveva più il suo telefono ma ha chiesto a uno dei soccorritori di poter fare una chiamata e ha voluto avvisarci con la sua voce. Così ci siamo precipitati a Bolzano. Oggi sono passati anche gli altri sopravvissuti, sono passati a trovare tutti. Anche a Bressanone dove è ricoverato il ragazzo che si è dato più da fare per rianimare e che dovrebbe essere dimesso».

 

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