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Tamponati e morti in Croazia

«Un gran botto, poi più nulla»

Le vittime sono Daniele Pedron, 23 anni di Terres, e Albano Mahmutaj, 24 anni sempre di Terres

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Una breve vacanza al mare in Croazia si è trasformata in tragedia per due motociclisti di Terres, tamponati e uccisi da un camper. Daniele Pedron, 23 anni, e Albano Mahmutaj, 24 anni, sono stati falciati sulla litoranea a una trentina di chilometri da Fiume, mentre stavano facendo ritorno a casa. Su una terza moto viaggiava Daniel Zambanini, 26 anni, di Flavon, che se l'è miracolosamente cavata con ferite lievi e un forte shock. Drammatico il suo racconto: «Siamo stati tamponati. Ho sentito un botto fortissimo e poi più nulla».

LA NOTIZIA

Tragica vacanza in Croazia per due giovani trentini: Daniele Pedron, 23 anni di Terres, e Albano Mahmutaj, 24 anni sempre di Terres, sono stati tamponati mentre erano in sella alla loro moto da un camper con a bordo dei turisti francesi. L'impatto è stato tremendo e per i due ragazzi non c'è stato nulla da fare. Un amico dei due, Daniel Zambanini, 26 anni di Flavon, se l'è invece cavata ed è ora in ospedale: in un primo momento le sue condizioni parevano disperate, ma alla fine il giovane è riuscito a riprendersi.

I trentini in moto stavano probabilmente rientrando verso l'Italia dopo un weekend di vacanza. Ieri poco prima delle 13, nei pressi di Jadranovo (poco distante da Fiume - vedi mappa a fianco) il dramma: il camper ha invaso la corsia (le forze dell'ordine stanno ancora ricostruendo l'esatta dinamica, ma pare si sia trattato di un malore del conducente) e colpito le moto dei ragazzi, che sono deceduti sul colpo. (Foto dal sito novilist.hr)

I RICORDI

DANIELE

«Daniele era un ragazzo che ha saputo inserirsi fin da subito nella nostra fabbrica». Lo ricorda così Alexander Gasperi , responsabile del personale dello stabilimento O-I di Mezzocorona che annovera 87 dipendenti e che produce contenitori alimentari in vetro, principalmente per vino e olio.
Daniele aveva salutato i colleghi venerdì scorso, ultimo giorno di lavoro e avrebbe dovuto rientrare il 10 agosto. «L'ultima volta che ci incontrammo - aggiunge Gasperi - mi accennò del suo tour in moto con amici nella penisola balcanica; da mesi lo stava programmando e non vedeva l'ora di poterci andare perché le ferie dello scorso anno le aveva trascorse a casa ad aiutare i suoi genitori in campagna». In fabbrica svolgeva la mansione di addetto alle macchine operatrici nel reparto di produzione; doveva verificare gli scarti usciti dalle macchine e lubrificare gli stampi del vetro. «Un ragazzo davvero serio, che si era preso a cuore il lavoro e non ha mai fatto un giorno di assenza, nemmeno nei cinque mesi di prova svolti prima dell'assunzione definitiva, avvenuta a settembre dello scorso anno. Era talmente dedito al lavoro - riferisce ancora il capo del personale - che si alternava in turni e in giornata per portare a termine un periodo di formazione che stava seguendo per divenire in futuro caporeparto».
I colleghi della sua squadra di produzione sono tutti in ferie per lo stesso periodo concesso a Daniele; chi lavorava al suo fianco ora si trova probabilmente al mare e non sa di quale tragedia il giovane operaio sia rimasto vittima. Gli altri colleghi, invece, lo ricordano come un ragazzo sempre allegro, con una grande passione per le moto, anche se al lavoro è sempre giunto con la propria macchina. «Venerdì scorso - racconta il magazziniere Salvatore Minichino - gli ho consegnato l'ultimo pacco di merce prima che partisse per le ferie. Abbiamo parlato della Croazia perché io ci andrò fra una decina di giorni, con la prossima turnazione di ferie. Ci teneva tanto a questo viaggio e, mentre mi chiedeva quali luoghi visiterò, mi spiegava l'itinerario in moto che aveva programmato con i suoi amici».
Gli operai degli altri reparti lo ricordano come un ragazzo molto educato, rispettoso, sempre disponibile: «Ancora non ci sembra vero», sussurrano costernati mentre si radunano nello spogliatoio all'inizio del turno di lavoro, davanti al suo armadietto, per una semplice preghiera recitata in rigoroso silenzio.
Come avete saputo di questa disgrazia? «Ce l'ha detto un collega questa mattina (ieri, ndr) che aveva sentito la notizia dell'incidente alla radio». Forse si trattava di un caso di omonimia, ma quelle informazioni ascoltate alla radio di due motociclisti trentini morti in Croazia, non lasciavano molte speranze. La conferma è arrivata subito dopo quando la sorella, accompagnata dal fidanzato, si è recata in fabbrica confermando quanto nessuno si sarebbe mai immaginato. «Ora ci stiamo organizzando per il funerale - dice ancora il capo del personale - e sicuramente, turni permettendo, sarà presente una folta delegazione della nostra azienda per porgere a Daniele l'estremo saluto ed essere vicini alla famiglia».

ALBANO

Alla Moderma Srl di Trento, di Albano Mahmutaj parlano volentieri. Pur in un momento di dolore, in cui spesso è difficile trovare le parole, il titolare ci tiene a lodare quello che era decisamente più di un collaboratore, un ragazzo che ha iniziato a lavorare appena finita la scuola, che in azienda si è fatto le ossa e che in quell'azienda stava crescendo rapidamente, come uomo, come operaio specializzato, come professionista. La ditta si occupa di vendita e noleggio di macchine per il movimento terra, edili e stradali. È una ditta giovane, di piccole dimensioni, dove le persone che ci lavorano sentono un forte senso di appartenenza, di amicizia. Per questo vivono questi drammatici momenti col sentimento di chi ha perso un familiare. Il titolare, Gianluca Tommasini, spiega: «Per noi era quasi come un figlio. Aveva 24 anni e qui era arrivato all'inizio del 2011, mi pare fosse febbraio. A quel tempo era davvero un bambino: appena finite le scuole entrò in azienda. Noi ci siamo specializzati nel settore asfalti; lui aveva preso a cuore il lavoro e ci si applicava con grandissimo impegno. Andava spesso anche a frequentare corsi per migliorare la sua preparazione tecnica e pratica: il settore gli piaceva e aveva dunque una professionalità che si è raffinata progressivamente». Aveva concluso gli studi all'Enaip e aveva una grande passione per la meccanica, tanto che in azienda aveva trovato la sua dimensione ideale. Ma rispetto alla sua iniziale passione, Albano stava dando nuove prospettive al suo lavoro. Spiega ancora il titolare: «Il ragazzo stava diventando un uomo e noi gli stavamo dando la fiducia che meritava: aveva cominciato a prendere in mano il magazzino, a curare anche una parte dei rapporti coi clienti. Insomma, il suo valore ci era parso chiaro fin dall'inizio, ma col passare del tempo stava prendendo sempre maggiore coscienza e responsabilità in». Non solo un meccnico, dunque: «Per quello era certamente molto portato, ma qualunque cosa servisse lui c'era, ci potevi fare affidamento. In un'azienda piccola capita di doversi occupare di cose anche molto diverse rispetto alla propria competenza principale. Io personalmente curo la parte commerciale, per cui mi capita spesso di dovermi assentare. La cosa positiva è che, se sapevo che in azienda restava lui, ero tranquillo: a fine giornata ci confrontavamo e lui rispondeva al telefono anche alle 8 di sera. Gli dicevo: "mentre sono via tu devi essere il mio occhio qui"; mi fidavo e lui ripagava appieno la fiducia. Lui e l'azienda sono un po' cresciuti assieme: la ditta è nata nel 2006, lui ci è arrivato nel 2011».
Ma non è solo il titolare a rammaricarsi per una perdita tanto grande, con lui ci sono la segretaria, l'altro meccanico e insomma tutto quel piccolo gruppo che, impegnandosi a fondo, lavorava contrastando giorno per giorno la crisi economica: un lavoro di squadra, dove ognuno si impegna personalmente e in gruppo. «Siamo tutti giovani - spiega ancora Tommasini - Io sono dell'80 e il mio socio è del ?77: siamo noi i più vecchi. Per questo si era creato davvero un gruppo allegro, dinamico, con un rapporto familiare, snello, positivo. Albano, in particolare, amava il settore in cui era impegnato. Trattiamo macchine di grandi dimensioni e molto complesse: mano a mano che si specializzava si appassionava sempre di più ed era iper specializzato. Ci siamo ritagliati un discreto mercato e lo dobbiamo in gran parte anche a lui. Condivideva la filosofia che qui nessuno lavora per il padrone: lavoriamo tutti assieme per crescere assieme. Ad esempio, quando doveva fare un acquisto per conto della ditta, magari qualche pezzo di ricambio, era molto giudizioso: analizzava e poi sceglieva con molta cura, aveva a cuore ogni decisione e si confrontava spesso con me su quelle più importanti».
Di lui in azienda ricordano dunque l'affidabilità e la gioia di lavorare, il fatto di essere uno dei più preparati professionisti di un settore di nicchia. Quando raccontava di sé, Albano si confidava parlando della sua grande passione per la motocicletta: un amore e una capacità anche di fare manutenzione e riparazioni di cui anche tanti suoi amici potevano beneficiare. «E poi - racconta ancora Tommasini - raccontava della sua fidanzata. E quante volte lo ho ascoltato mentre mi nominava quel suo amico, il povero Davide Pedron. Tutti avevamo capito che era il suo migliore amico, qualcosa di simile a un fratello».

 

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