Dalla Acciaierie scorie inquinate a Monte Zaccon

Le analisi non sono state affidate all'Appa di Trento ma a Verona solo perché i laboratori scaligeri sono specializzati in questo tipo di accertamenti e danno tempi di risposta molto rapidiCommenta

C'è il sospetto - tutto da verificare - che alle Acciaierie di Borgo si brucino anche rottami "sporchi" dietro al blitz condotto dal Corpo forestale dello Stato. La procura di Trento, infatti, ha disposto le analisi per verificare le emissioni in atmosfera dagli impianti siderurgici dopo aver trovato nel sito di Monte Zaccon, gestito a Marter dalla Ripristini Valsugana, scorie provenienti dalla fabbrica di Borgo con percentuali di inquinanti per quel sito superiori ai limiti di legge. In particolare nel settembre scorso su ordine del pm Alessandra Liverani, titolare dell'inchiesta sul traffico di rifiuti, era stata sequestrata presso Monte Zaccon una partita di circa 40 tonnellate di scorie proveniente dalle Acciaierie. Le analisi sui campioni prelevati in discarica vennero eseguite nei laboratori dell'Appa di Trento (questo particolare mostra che anche gli organi di controllo della Provincia sono stati coinvolti nelle indagini) dove sono state rilevate tracce elevate di metalli, specie di cromo. La presenza di cromo nelle scorie induce a pensare che per le colate di acciaio sia stato utilizzato rottame ferroso che in gergo viene definito "sporco". Ma se rimangono tracce di inquinanti in concentrazioni più elevate nelle scorie di lavorazione, è possibile che gli stessi inquinanti vengano anche dispersi in atmosfera. Naturalmente si tratta di mere ipotesi investigative che potrebbero anche essere non confermate dalla analisi visto che in tempi diversi le acciaierie bruciano rottami diversi. Analisi che, sottolineano in procura, in questo caso non sono state affidate all'Appa di Trento ma a Verona solo perché i laboratori scaligeri sono specializzati in questo tipo di accertamenti e danno tempi di risposta molto rapidi.
S. D.
 
I FATTI
 
Dodici ore di controlli. Dalle sette di sera alle sette di mattina. La durata della permanenza nell'Acciaieria di Borgo dei tecnici dell'Arpav di Venezia e dei Forestali di Enego può colpire e far pensare ad una deliberata volontà di fare le pulci allo stabilimento. Che l'Acciaieria l'altra notte sia stata passata al setaccio come mai era successo prima, probabilmente è vero. Va detto peraltro che i controlli sulle emissioni dei camini (e su questi si è concentrata in particolare l'attenzione della task force veneta) sono particolarmente laboriosi e richiedono molto tempo. I tecnici devono seguire un rigido protocollo definito dall'Unichim. In particolare, per ogni inquinante che si ricerca, va fatta una linea di campionamento distinto che deve durare minimo mezz'ora. Materialmente i tecnici devono salire con la scala in cima ai camini (all'Acciaieria di Borgo sono due: quello grande è alto oltre 30 metri con una bocca larga 5 e quello piccolo circa 18 metri con una bocca di poco inferiore ai 3 metri) e tirarsi appresso con le corde l'attrezzatura. Essa consiste in una sonda che viene calata nel camino con quella che in gergo viene chiamata "trappola" in grado di catturare e concentrare l'inquinante. A completare l'attrezzatura è una pompa che misura il volume d'aria passato nel corso del controllo, un dato questo che in laboratorio va poi rapportato al quantitativo di sostanza inquinante trattenuto dalla trappola. Per ciascun inquinante c'è una trappola specifica, che quindi va cambiata ogni volta. I controlli in teoria possono essere infiniti, perché infinite sono le sostanze a cui si può dare la caccia. L'Appa, ad esempio, tutte le volte che ha fatto i controlli sulle emissioni all'Acciaieria di Borgo , si è limitata ad eseguire quelli autorizzati relativi ai macroinquinanti. Analisi che consentono di capire - un po' come gli esami del sangue per le persone -, se la manutenzione della macchina è stata fatta bene e se il ciclo produttivo non ha subito alterazioni. Al di fuori dei controlli di routine, tuttavia, se l'autorità giudiziaria ha richieste specifiche in ordine ai tipi di inquinanti da ricercare, i tecnici possono applicare anche parametri di ricerca più complessi, cosa che probabilmente è accaduta l'altra notte visto che i campioni di emissioni raccolti sono stati dieci. Ma cosa possono aver trovato a Borgo i tecnici giunti dal Veneto? Per saperlo bisognerà attendere le analisi di laboratorio che saranno svolte nei prossimi giorni, a meno che non disponessero di strumentazione in grado di fare analisi in continuo. Sulle emissioni dell'Acciaieria di Borgo negli anni si è detto tutto e il contrario di tutto, creando anche qualche leggenda metropolitana (o liquidata come tale, staremo a vedere). I tecnici, ad esempio, considerano una bufala doc, la voce di popolo secondo cui di notte dai camini dello stabilimento esce di tutto: il fumo che si nota quando vengono accesi i lampioni altro non sarebbe che banalissimo ed innocuo vapore acqueo. Sempre tecnici qualificati che in passato hanno svolto controlli sulle emissioni dell'Acciaieria, sostengono con convinzione che i filtri a maniche applicati ai camini (speciali filtri realizzati con tessuti filtranti) fermano oltre il 99% delle sostanze dannose. Collegandoci alla voce di popolo riportata sopra, altri aggiungono che appena può l'Acciaieria «by-passa» il filtro ed immette nell'aria sostanze sospette. Il by-pass in effetti è possibile, confermano i tecnici, ma solo in caso di avaria dell'impianto e senza portare - dicono - vantaggi sostanziali all'azienda. L'unico sarebbe un risparmio energetico sul funzionamento dei ventilatori che però, sempre a detta degli esperti, sarebbe una goccia nel mare di energia necessaria per far funzionare l'alto forno.
Pietro Gottardi

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