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Via libera al decreto flussi

Sì a 1.600 lavoratori stranieri

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«Ancora una settimana e sarebbe stato un problema». Gianluca Barbacovi, presidente di Coldiretti, tira un sospiro di sollievo. Sulla Gazzetta Ufficiale di martedì scorso 9 aprile è stato finalmente pubblicato il decreto flussi, con cui vengono fissate le quote dei lavoratori stranieri che per quest’anno possono fare ingresso in Italia per lavorare. Come nel 2018, il decreto fissa una quota massima di ingressi pari a 30.850 unità, 18.000 delle quali riservate al lavoro stagionale in agricoltura e nel turismo.

I numeri per regioni e province autonome saranno noti martedì, ma in Trentino dovrebbero essere confermati i 1.600 lavoratori dell’anno scorso. «Il 24 aprile partiremo con le domande - precisa Barbacovi - Siamo ormai ad un mese di ritardo, qualche azienda si è dovuta già arrangiare. Faremo appena in tempo a partire con la raccolta delle fragole».

Il decreto flussi prevede, come detto, una quota di ingressi di 30.850 unità in tutta Italia, di cui 18.000 stagionali e le restanti 12.850 unità riservate, come ogni anno, in piccola parte all’ingresso di lavoratori appartenenti a determinate categorie (lavoratori di origine italiana, lavoratori autonomi, lavoratori che hanno seguito all’estero corsi di formazione) e, per la restante parte, alle conversioni.

I settori in cui è possibile l’instaurazione di rapporti di lavoro a carattere stagionale sono il settore agricolo e quello turistico-alberghiero. Le quote per lavoro stagionale sono riservate alle seguenti nazionalità: Albania, Algeria, Bosnia-Herzegovina, Corea del Sud, Costa d’Avorio, Egitto, Etiopia, Macedonia, Filippine, Gambia, Ghana, Giappone, India, Kosovo, Mali, Marocco, Mauritius, Moldova, Montenegro, Niger, Nigeria, Senegal, Serbia, Sri Lanka, Sudan, Tunisia, Ucraina. Diversamente dagli anni passati non possono più fare ingresso per lavoro stagionale, per la prima volta, i cittadini pakistani.

L’anno scorso a Trento fu assegnata la quota di 1.500 lavoratori stagionali più 100 stagionali pluriennali, per un totale di 1.600 addetti. Appena 79 invece erano i lavoratori non stagionali ammessi. In Trentino i settori che richiedono maggiormente manodopera straniera dai paesi non Ue sono la raccolta delle mele e dell’uva, dove nel 2018 ci sono stati 590 nulla osta al lavoro, e il resto dell’agricoltura con 483 domande. Segue il settore turistico-alberghiero estivo, che aveva ottenuto 313 lavoratori stagionali non comunitari. Le nazionalità più rappresentate erano albanesi (404), serbi (263), moldavi (196), macedoni (103), indiani (108).

«Il decreto è arrivato tardi rispetto agli altri anni - osserva Barbacovi - Le aziende ci sollecitavano. Qualcuno si è dovuto arrangiare con manodopera europea. Adesso iniziamo con urgenza». Si comincia con la raccolta delle fragole. Poi vengono i piccoli frutti, dove la raccolta dura di più, qualche mese. Seguono le ciliege, le albicocche, l’uva e le mele, che sono il grosso del lavoro. Per la vendemmia e la raccolta delle mele dovrebbero essere impegnate in tutto 15-16 mila persone.
Ma come si annuncia il raccolto agricolo quest’anno? «La stagione è abbastanza avanti, siamo ormai a dieci giorni di fioritura - spiega Barbacovi - Non sono previsti bruschi abbassamenti della temperatura. Ci sono le condizioni per una bella annata».

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