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Negozi chiusi la domenica:

il governo preme

l'assessore Failoni perplesso

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«L’imposizione calata dall’alto di un determinato numero di chiusure domenicali all’anno dei negozi mi ha sempre lasciato perplesso e così è anche questa volta. Dovesse passare il limite delle aperture, mi confronterò con gli esercenti locali e insieme vedremo come muoverci». L’assessore provinciale al Commercio e al Turismo Roberto Failoni sta seguendo l’iter della proposta di legge figlia dell’accordo tra il M5s e la Lega che mira a porre fine alle liberalizzazioni orarie introdotte nel 2011 dal governo Monti.

Si parte da 26 aperture domenicali su 52 e dalla chiusura degli esercizi commerciali nelle 12 festività nazionali, ma con una deroga per quattro giorni di apertura da stabilire su scelta delle Regioni. Altra deroga è prevista per i centri storici che potranno rimanere aperti tutte le domeniche dell’anno, eccetto le festività. Per le zone turistiche (mare, laghi, montagna) le 26 domeniche potranno essere concentrate in alta stagione. Per chi viola le nuove norme sono previste sanzioni amministrative da 10mila a 60mila euro, con raddoppio in caso di recidiva.

«Attendo di capire - spiega Roberto Failoni - come sarà la legge, ad oggi è ancora tutto in divenire. Una cosa, però posso assicurarla già adesso, non sarà disposto a veder penalizzate le nostre attività commerciali, in particolar modo quelle che si trovano nelle località turistiche». L’assessore aggiunge: «L’idea di ritrovarci una domenica su due ad avere nelle città e nei paesi del Trentino negozi con le serrande abbassate non mi piace per niente. Sarebbe controproducente sotto il profilo economico e quello dell’immagine. Sono pronto a fare un fronte comune con gli operatori commerciali».

Gianni Gravante, vicepresidente di Federmoda, ritiene invece che sia corretto introdurre l’obbligo di un certo numero di stop festivi: «Un mercato eccessivamente aperto non fa bene a nessuno. Danneggia le realtà minori, quelle che si confrontano con i big della grande distribuzione, e svuota i centri storici. Bisogna trovare un giusto equilibrio, gli eccessi sia nelle liberalizzazioni che nel senso opposto sono dannosi».

Un plauso al governo gialloverde arriva da Lamberto Avanzo, sindacalista della Cisl: «Si va nella direzione che auspicavo. Le aperture nei giorni festivi non hanno portato, a differenza di quanto qualcuno sostiene, posti di lavoro in più. Nel biennio 2012-2014 i dipendenti di Sait erano 710, ora sono 472. C’è stato inoltre un ampio ricorso al personale proveniente dalle agenzie interinali. Servivano nuove regole nel settore commerciale, speriamo che si arrivi in tempi stretti ad avere la legge di cui si sta discutendo». Conclude: «Non credo che si andrà incontro a nessuna perdita di fatturato, quello che i negozi non incasseranno più di domenica lo incamereranno negli altri giorni. Il bacino d’utenza non cambia».

Contro l’attendismo di Failoni c’è Roland Caramelle, della Filcams-Cgil: «l’assessore Failoni sbaglia ad insistere con la logica del tutto aperto sempre. Siamo da sempre contrari alla liberalizzazione delle aperture festive e domenicali dei negozi. Da anni chiediamo, inascoltati, una restrizione delle norma a livello nazionale e locale. Se finalmente si decide di andare in questa direzione, riducendo il numero di aperture, non possiamo che essere a favore. Stupisce invece la presa di posizione dell’assessore Failoni: pensare di non regolarizzare le aperture festive, riducendone il numero, tradisce una visione fuori dal tempo e lontana dalla realtà. Una visione che può andare bene solo alle valli con forte vocazione turistica, come quella in cui l’assessore opera. Ma è una visione di parte» commenta Roland Caramelle, segretario della Filcams del Trentino.

«La realtà di restituisce un quadro ben diverso – insiste Caramelle -. In questi anni la liberalizzazione non ha prodotto un maggiore fatturato né ha favorito la ripresa dei consumi. Ha solo avvantaggiato i grandi marchi e la grande distribuzione e, soprattutto, ha peggiorato le condizioni dei lavoratori. Non si è creata nuova occupazione stabile, ma solo un fiorire di contratti precari».

Caramelle insiste anche sulla necessità, nel momento in cui il provvedimento normativo sarà approvato, di aprire un confronto con tutto il comparto, non solo con le imprese commerciali, come sembra nelle intenzioni dell’assessore. E aggiunge: «Non possiamo adottare un modello di sviluppo commerciale che nulla ha a che fare con il nostro territorio e le caratteristiche della nostra comunità. Ci sono molte zone del Trentino, con scarsa o nessuna vocazione turistica, che verranno ancora maggiormente svantaggiate. Non saranno sicuramente misure di questo tipo a porre un freno allo spopolamento e alla desertificazione commerciale, tutt’altro. Per questa ragione ci auguriamo si avvii un confronto serio, nello spazio che la legge lascerà alle prerogative dei territorio, per costruire un modello che tenga insieme le esigenze del nostro territorio e di tutta la comunità nella sua complessità».

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