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A22, battaglia Trento-Roma

In ballo 120 milioni di euro

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Centoventi milioni di troppo su cui accordo non c’è, e difficilmente potrà esserci. I conti per la nuova concessione di A22 ancora non tornano. Il ricorso di Autostrada del Brennero spa è certo. La società presieduta da Luigi Olivieri impugnerà la delibera del Cipe del 28 novembre a tutela del proprio patrimonio: il ricorso al Tar sarà depositato domani. E, con tutta probabilità, lo stesso - parola ai legali - faranno Regione e Provincia di Trento, dopo l’incontro di ieri a Roma, al Cipe.

Un «tavolo tecnico» cui hanno partecipato, per conto della Regione, Alexander Steiner (in rappresentanza anche della Provincia di Bolzano di cui sarà dirigente generale dall’1 febbraio) e Claudia Anderle (segretaria generale provvisoria) e Michele Nulli per la Provincia di Trento.

L’incontro, dopo le bordate minacciose del ministro Danilo Toninelli che ha parlato di «bottino» (gli utili generati da A22, ndr) cui i politici locali non intendono rinunciare, è servito almeno a capire le ragioni delle richieste governative. Ma non si può dire che la strada per la nuova concessione sia spianata. Anzi.

Il Governo ha calcolato 120 milioni di «benefici», vale a dire utili realizzati da Autobrennero spa dal 30 aprile 2014, con la concessione in proroga, grazie ai mancati investimenti (bloccati dal ministero) in vigenza della stessa tariffa. Il Governo (al «tavolo tecnico» c’erano rappresentanti del Mit, del Mef, dell’Autorità di regolazione dei trasporti) ha calcolato 425 milioni di utili realizzati e ha sottratto il 29,5% di imposte, per arrivare ad una cifra di 300 milioni.

Quindi ha detratto il valore di subentro per la concessione (180 milioni) per arrivare ai citati 120 milioni. Che, è vero, non saranno devoluti alle casse dello Stato, ma dovrebbero essere girati al nuovo concessionario (BrennerCorridor spa, è l’ipotesi). L’impatto sul patrimonio di Autobrennero è però pesantissimo, a danno anche dei quattro soci privati (oltre il 14% del capitale). Steiner lo riconosce: «È il vero nodo irrisolto». Ma la decisione conseguente è politica: tocca oggi ai presidenti Arno Kompatscher e Maurizio Fugatti decidere sul ricorso, come soci pubblici territoriali, in affiancamento a quello di Autobrennero. Per altro, il Governo, a conferma della determinazione ad intervenire sugli utili arretrati, sta modificando la legge che autorizza la gestione in house di A22.

Sulla governance del Comitato di indirizzo e coordinamento, è confemanto che in qualche modo, pur indirettamente, gli enti territoriali potranno esprimere una sorta di «gradimento» sulla figura del presidente nominato dal Mit. Sugli investimenti è stato chiarito che i 4,14 miliardi previsti nei trent’anni di concessione dovranno essere ricompresi nell’accordo per l’in house, fatto salvo che saranno riconosciuti in tariffa (pedaggio) solo di fronte ad un progetto esecutivo su cui ci dovrà essere l’autorizzazione del Mit previo parere del Comitato di indirizzo. «Ma già oggi» dice Steiner «i nuovi investimenti devono essere autorizzati dal Mit». E c’è l’impegno a riconoscere anche gli 800 milioni di contributi generati da A22 a sostegno di opere viabilistiche sui territori attraversati purché sia dimostrato che sono funzionali all’arteria autostradale. Su questo, la posizione dei soci pubblici locali è sempre la stessa: senza questi 800 milioni per i territori, niente accordo, si va a gara.

Irrisolto è anche il nodo dell’Art, che ha fissato, per determinare la futura tariffa, un indicatore di efficienza per A22 meno favorevole di quello per l’ex Autovie Venete. Su questo, nessuna marcia indietro. Entro la prossima settimana, al Mit dovrà essere presentato un Pef-Piano economico finanziario rifatto sulla base dei criteri stringenti dell’Art. Così è, per quanto Steiner e colleghi abbiano cercato di spiegare che il Pef che ne risulterà sarà difficilmente bancabile e sostenibile.

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