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Europa in rosso,

pesa effetto Apple

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Le Borse europee aprono in calo. Sui listini del Vecchio continente si abbatte l'effetto di Apple che ha tagliato le stime del primo trimestre. A risentirne sono i maggiori fornitori europei del colosso tecnologico di Cupertino. Restano le preoccupazioni per il rallentamento della crescita globale ed una possibile escalation delle tensioni commerciali tra Usa e Cina. L'indice d'area Stoxx 600 cede lo 0,8%. In rosso Francoforte (-1,07%), Parigi (-1,01%), Londra (-0,18%) e Madrid (-0,61%). In forte calo il comparto tecnologico (-2,2%).

Soffrono in Borsa i maggiori fornitori europei di Apple dopo che il colosso tecnologico di Cupertino ha tagliato le stime del primo trimestre 2019. I listini del Vecchio continente sono appesantiti dal comparto informatico che cede il 2%. Affonda la società svizzera Ams che cede in Borsa il 12%. A Francoforte male Dialog Seminductor (-8,3%) e Infineon (-3,4%). A Milano in forte calo Stm (-7%). A Londra in negativo Iqe (-1%).

Apple taglia stime ricavi, pesa rallentamento Cina - Apple rivede al ribasso le stime per il primo trimestre dell'esercizio fiscale, puntando il dito sulla debolezza economica della Cina e sul rallentamento delle vendite di iPhone nel paese. Per i tre mesi che si sono chiusi il 29 dicembre - il trimestre delle festività di Natale, uno dei più importanti per Apple - Cupertino stima ricavi per 84 miliardi di dollari, ben al di sotto dei 91 miliardi attesi dagli analisti e degli 89-93 miliardi stimati in precedenza dalla società. Immediata la reazione del titolo in Borsa, che arriva a perdere oltre l'8%. In una lettera agli investitori diffusa dopo la chiusura di Wall Street, Tim Cook parla di un impatto ''significativamente maggiore'' alle attese della debolezza di alcune economie emergenti, soprattutto della Cina. L'economia del Dragone - spiega - ha iniziato a rallentare nella seconda metà dello scorso anno. Le tensioni commerciali fra Stati Uniti e Cina hanno poi esacerbato ulteriormente le pressioni negative sull'economia cinese. A pesare è anche il dollaro forte: ''sapevamo che un dollaro forte avrebbe creato venti contrari'', anche alla luce del suo impatto sulla domanda di iPhone. Cook cerca comunque di rassicurare: ''nonostante le difficoltà riteniamo che le nostre attività in Cina abbiano un futuro brillante''. L'annuncio a sorpresa alimenta i dubbi sulla capacità di Cupertino - la maggiore società al mondo, la prima a sfondare quota 1.000 miliardi di dollari di capitalizzazione - e dei giganti tecnologici di navigare un contesto economico sempre più incerto e una prolungata guerra commerciale. A colpire è soprattutto il fatto che il taglio delle stime arriva a soli 60 giorni dalle precedenti previsioni diffuse dall'azienda. ''Quando abbiamo parlato delle stime per il primo trimestre 60 giorni fa sapevamo che i primi tre mesi dell'anno sarebbero stati influenzati da fattori macroeconomici'' spiega l'amministratore delegato di Apple nella lettera agli investitori, nella quale si prevedono ricavi per 84 miliardi di dollari, un margine lordo di circa il 38% e spese operative per 8,7 miliardi di dollari. ''Non possiamo cambiare le condizioni macroeconomiche, ma - tenta di rassicurare Cook - stiamo prendendo e accelerando altre iniziative per migliorare i nostri risultati''. 

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