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Lavoro: Casse rurali,

altri cento in uscita

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Timbro del cartellino

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TRENTO - Nel 2016 sindacati e Casse rurali hanno raggiunto accordi per l'uscita «morbida» dal lavoro di oltre 70 bancari. Quest'anno sono previste nuove intese per un centinaio di prepensionamenti. In tutto, almeno 170 su 2.800 bancari coop. Le altre banche hanno già fatto una severa cura dimagrante, ma qualche ritocco ci sarà ancora. E c'è preoccupazione per situazioni come la Banca Popolare di Vicenza, che ha due filiali in provincia. Ma il dimagrimento si estende al mondo assicurativo. Prima di Natale è stato raggiunto l'accordo tra organizzazioni sindacali e gruppo Itas per 85 esodi volontari nel biennio 2017-2018 su un totale di 770 dipendenti. Non è un taglio del personale ma un'opportunità derivante da una norma nazionale, precisano all'Itas. Tuttavia l'operazione aiuta anche l'efficientamento della compagnia dopo le fusioni e acquisizioni dell'anno scorso.

Il mondo bancario sta dimagrendo, pressato dalla rivoluzione digitale. Al 30 settembre scorso, gli sportelli bancari in Trentino sono scesi a 480, cioè 28 in meno di un anno prima (-5,5%). Nel caso dell'Itas invece, afferma il direttore generale Ermanno Grassi , «l'occasione è stata data da una norma nazionale che consente a chi è prossimo alla pensione ma ha ancora tre-quattro anni di lavoro di andare in pensione, con un piccolo sforze dell'impresa, col 70-75% dell'attuale retribuzione». I sindacati hanno approvato la soluzione.

«Così investiamo sui giovani senza mettere in discussione posti di lavoro» sostiene Grassi. L'operazione, tuttavia, aiuta anche il processo di integrazione con le filiali italiane del gruppo britannico Rsa, da poco acquisite dall'Itas, e la fusione di Itas Assicurazioni spa in Itas Mutua, completata a dicembre. «Il tema degli esuberi è lontano dall'Itas - sottolinea Grassi - Certo, oltre alla gratificazione per i dipendenti aiutiamo anche l'efficientamento del sistema». Itas, sia pur in crescita (vedi box a fianco), ha bisogno di meno di 700 dipendenti.

Per quanto riguarda le Casse rurali, l'anno scorso sono stati stipulati accordi nei vari casi di fusione, che hanno portato le banche cooperative trentine a quota 32 dall'inizio di quest'anno. Una ventina i prepensionamenti alla Rurale di Trento, 29 per la fusione di Mori e Valle dei Laghi in Alto Garda, solo 4 in prima battuta, ma potrebbero essere di più, per la Rurale Alta Valsugana e altri accordi con le nuovissime Casse Valsugana e Tesino e Val di Sole. Quest'anno i piani di ristrutturazione di una decina di Rurali porteranno ad altre 100 uscite morbide.

«Per le uscite dalle Casse rurali c'è già il Fondo di solidarietà, non c'è bisogno del Fondo occupazione pagato anche dai lavoratori» sostiene il segretario della Fisac Cgil Stefano Guolo polemizzando con la Fabi, il sindacato che sta per varare con la Federazione delle coop il Focc trentino, con corrispondente ente bilaterale, per evitare gli esuberi nelle Rurali. «È vero che c'è il Fondo di solidarietà presso l'Inps - ribatte Domenico Mazzucchi della Fabi - ma è un ammortizzatore totalmente a carico delle aziende. Ad esempio, per venti prepensionamenti la Rurale di Trento si troverebbe a pagare 3 milioni di euro. Rischiamo di ritrovarci le Casse in difficoltà. Se poi, come è stato previsto dal governo, ci saranno anche fondi pubblici, ben vengano». Per le altre banche, in effetti, nonostante qualche fondo pubblico, gli esuberi sono un salasso.

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