L'aiutino fiscale di Juncker alla Zobele

di Francesco Terreri

junckerUna complessa struttura di scatole cinesi e un accordo fiscale segreto con le compiacenti autorità lussemburghesi regalano milioni di euro di sconti fiscali al gruppo  Zobele  e al suo partner britannico, la società di investimento  Doughty Hanson. Lo rivela uno dei documenti portati alla luce dall'inchiesta dell'Icji, l' International Consortium of Investigative Journalist , sui «tax ruling», gli accordi fiscali segreti in Lussemburgo per legalizzare l'evasione fiscale delle multinazionali. Il documento è la proposta di accordo fiscale formulata il 20 marzo 2007 da  Pricewaterhouse Coopers  per conto di Dh Fund IV, uno dei fondi di Doughty Hanson, al Bureau d'imposition, l'ufficio delle imposte di Lussemburgo, conosciuto in gergo come «société VI». Che approva lo stesso giorno.
Lo scandalo, denominato Luxleaks per analogia con precedenti rivelazioni di documenti riservati, ha investito il neo-presidente della Commissione europea  Jean Claude Juncker , che è stato per 15 anni, compresi quelli in cui sono stati stipulati i tax ruling, primo ministro lussemburghese. L'inchiesta giornalistica ha portato alla luce 28 mila pagine di documenti che riguardano 548 accordi confidenziali con 340 multinazionali coinvolte. Di esse, 34 sono collegate a vario titolo al nostro Paese.


Nella lista figurano, tra l'altro, banche come  Unicredit, Intesa Sanpaolo, Ubi Banca, Deutsche Bank e società come Finmeccanica. Unicredit e Intesa si sono difese affermando di non aver stipulato tax ruling ma di aver effettuato interpelli, cioè richieste di un parere al fisco sulla procedura seguita. Gli accordi, peraltro, sono legali in Lussemburgo, anche se è aperto il problema dell'armonizzazione fiscale nella Ue. Ma, oltre all'elusione fiscale, potrebbe esserci un problema di aiuti di Stato che hanno favorito alcune grandi aziende.
Tra le società collegate all'Italia c'è il fondo britannico Doughty Hanson, che figura aver stipulato otto tax ruling tra il 2006 e il 2009 su varie operazioni di investimento. Tra esse c'è l'accordo del 2007 che comprende la costruzione della catena societaria per il controllo della Zobele. Il fondo era entrato come socio di maggioranza del gruppo trentino nell'autunno del 2006 (e lo è tuttora, anche se non si sa fino a quando). Nel documento si parla di come trasferire gli investimenti fatti col fondo Doughty Hanson IV in una «SuperLuxCo» e nelle sue controllate lussemburghesi.


Per l'operazione Zobele viene messa in pista una struttura a scatole cinesi, tuttora esistente, che comprende, a cascata, la  Dh Z , la  Z Alpha , la  Z Beta , la  Dh Summer  (poi assorbita), fino ad arrivare alla  Zobele Holding  e che movimenta complessivamente oltre 125 milioni di euro di investimento.
Il principale meccanismo taglia-tasse previsto nell'accordo è la trattazione di una parte del capitale come finanziamento e quindi debito, con conseguente massiccia detrazione degli interessi passivi dai redditi d'impresa. L'obiettivo, raggiunto, è arrivare ad un margine netto annuale di remunerazione dell'attività finanziaria pari al massimo ad un irrisorio 0,125%, su cui pagare le tasse. I benefici non vanno solo al fondo britannico ma anche al socio Zobele, entrato con una quota di minoranza nelle società lussemburghesi.


Il caso Luxleaks è arrivato ieri al  Parlamento europeo. Juncker, sotto accusa, si è difeso affermando, tra l'altro, che «le Decisioni fiscali sono prassi consolidata, sono dichiarate legali dalla Commissione purché non discriminatorie, e questo le leggi del Lussemburgo lo prevedono» e ha annunciato di lavorare per la trasparenza fiscale in Ue e per un'aliquota comune sulle imprese.

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