Il volto di Anna Frank e la disumanità

Nei giorni in cui si ricorda l’Olocausto, il volto di Anna Frank torna come simbolo. La lettera di un nostro lettore, e la risposta di Alberto Faustini.

Il volto di Anna Frank e la disumanità

Caro dottor Faustini, il 27 gennaio, di anno in anno, commemoriamo l’olocausto Umanitario che, paradossalmente, più “disumanizzante” di come è stato perpetrato non è possibile concepirlo. In questi giorni continuo poi a vedere il primo piano della giovanissima Anna Frank.
Credo che tutti i padri e nonni abbiano faticato a trattenere un groppo alla gola alla vista di quel bel viso di bimbetta e quegli occhi innocenti che speravano certo in un futuro radioso. Invece una parte subumana, quindi ferina, della specie umana aveva deciso di spegnere quel sorriso radioso e ammorbare quegli occhi innocenti, annientando quella bimba fra atroci sofferenze ( il giorno successivo cessava di vivere anche la sorella maggiore!) Eppure l’Italia poteva sottrarsi a tanto abominio, bastava che il re (erre minuscola voluta) rifiutasse la firma delle assurde “leggi razziali”. Invece NO, ha confermato l’equilibrato rapporto fra la statura fisica e quella “morale”, quindi ha pedissequamente chinato li “vacuo” capo.

Giovanni Meli


 

Non dimenticare che l’Italia si affidò a Mussolini

Confesso una cosa, caro Giovanni: mi chiedo spesso cosa avrei fatto io in quel tragico periodo e mi rispondo che con la mia testa sarei stato ammazzato dopo due minuti. Poi vedo il volto di Anna (Annelise Marie Frank, ma ormai per tutti noi è da sempre Anna Frank), che è davvero la figlia, la nipote, ma anche la sorella di ognuno di noi, e penso - con incoscienza e anche con un po’ di presunzione - che avrei dovuto fare qualcosa per salvarla. In tutti i modi. Con tutta la forza. C’è chi l’ha fatto davvero in tutti i modi, anche senza riuscirci (ma salvando tantissime altre persone e restituendo a tutti noi la libertà) e chi invece - come il re - ha preferito in più di un’occasione chiudere gli occhi. La decisione di questi ultimi mi sgomenta anche oggi e mi sembra di rivederla, in miniatura, in tanti piccoli episodi che non smettono di spaventarmi. C’è chi è disposto a morire per salvare una vita e chi per vivere è disposto invece ad uccidere o a collaborare con chi uccide. E sull’Italia non posso dimenticare che Mussolini è salito al potere 11 anni prima di Hitler.

lettere@ladige.it

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