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Emilio Solfrizzi e i giochi di coppia

di "A testa in giù" da stasera a domenica al Sociale

L'attore e comico pugliese è fra i protagonisti della commedia con la regia di Gioele Dix per la stagione della Grande Prosa

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Daniel invita a cena, contro il consiglio della moglie, il suo migliore amico. Patrick insieme ala sua nuova partner Emma per la quale ha lasciato la consorte. Emma, giovane e carina, provoca una tempesta negli animi dei commensali, scuotendo le loro certezze. E' questo il filo narrativo di "A testa in giù" del drammaturgo francese Florian Zeller, per la regia di Gioele Dix, in scena da giovedì 13 a domenica 16 al Teatro Sociale per la Stagione della Grande Prosa del S.Chiara. L'originalità di "A testa in giù" sta nel fatto che il pubblico è testimone dei pensieri dei personaggi che parlano in disparte per un grande gioco di attori che svelano con la tecnica del doppio linguaggio una verità comica, crudele e meravigliosamente patetica. Fra i protagonisti, accanto a Paola Minaccioni, Bruno Armando e Viviana Altieri, il noto attore e comico pugliese Emilio Solfrizzi che in questa intervista ci racconta le dinamiche di questo spettacolo.

Solfrizzi, chi è Daniel, il personaggio che lei porta in scena in "A testa in giù"?

"Daniel è un editore colto e maturo che vive un rapporto di coppia come tanti fra alti e bassi. Ma tutto cambia e molte certezze si sgretolano rapidamente quando Patrick, l'amico storico di una vita, decide di abbandonare la moglie per mettersi con Emma una ragazza aspirante attrice".

In quale modo?

"Nonostante la contrarietà della consorte Isabelle, Daniel invita a cena Patrick con la giovane compagna dando vita ad un incontro che scuote i quattro commensali risvegliando in loro frustrazioni, gelosie e invidie, mettendo in luce diverse dinamiche di coppia".

Una pièce insieme comica e riflessiva che sta conquistando il pubblico italiano: qual è la carta vincente di quest'opera incentrata sul tema della coppia?

"L'aspetto più divertente ma che fa anche riflettere dello spettacolo riguarda il fatto che che i quattro protagonisti pensano cose spesso completamente diverse da quelle che poi esprimono a parole. Questo colpisce molto la platea perché in fondo questa è una cosa che davvero capita a molti di noi nel nostro quotidiano".

Qual'è stata la difficoltà maggiore in questo labirinto di voci?

"Sono in scena dall'inizio alla fine e quindi mi trovo continuamente a muovermi su quello che si può definire come un doppio binario nella recitazione. Il doppio binario è quello dei pensieri e dell'azione con la difficoltà data dal fatto che il pensiero interrompe continuamente l'azione. La fortuna è che i pensieri innescano dei meccanismi comici segnati da un ritmo davvero frenetico fra il detto e il pensato. All'inizio la demarcazione fra i due piani è chiara ma poi è compito del pubblico, che ha un ruolo partecipativo in una commedia come questa, comprendere quale sia il detto e quale il pensato. Un gioco molto raffinato e complesso in cui anche noi ci immergiamo come attori".

Quanto è divertente per lei, che ha conquistato il pubblico sul piccolo e grande schermo. la dimensione del teatro?

"Adoro il teatro perché vive di immediatezza e non conosce mediazioni come nel caso del cinema e della televisione".

A cosa sta lavorando?

"Terminato questo tour sarò ancora in teatro con la piecè "Roger" scritta da Umberto Marino: un monologo legato ad un testo che ho amato subito alla follia e in cui mi chiamo N.2, un cinquantacinquenne un tantino imbolsito che vive su un campo da tennis in attesa di una partita che non giocherà mai, una partita che è anche la metafora di una sfida con la vita ed il divino".

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