L'operetta torna a Trento con il Savoy e l'Acqua cheta

Torna anche il prossimo anno l’operetta al Teatro Sociale di Trento, con la Compagnia Teatro Musica Novecento. Giovedì 4 febbraio sarà in scena «Ballo al Savoy» e giovedì 10 marzo «L’acqua cheta» (quella della famosa aria «Fiorin Fiorello»).

Si è voluto abbinare uno spettacolo che guarda alla tradizione mitteleuropea ad un’operetta italiana di ambiente popolare. La regia di entrambe le operette è affidata ad Alessandro Brachetti, che ha curato anche gli adattamenti. Nel golfo mistico l’Orchestra Cantieri d’Arte diretta da Stefano Giaroli. E non mancherà il Coro del Teatro Sociale diretto da Luigi Azzolini, mentre gli interventi coreografici saranno affidati al corpo di ballo «Accademia». Scene e costumi sono di Artemio Cabassi.

«Ballo al Savoy», composta dall’ungherese Paul Abrahm su libretto degli austriaci Alfred Grünwald e Fritz Löhner-Beda e rappresentata per la prima volta al Metropol Theater di Berlino nel 1932, non è solamente un’operetta: oltre ai valzer, alle arie e ai duetti amorosi tipici di questo genere di teatro musicale, la partitura è ricca di ritmi sfrenati, dal tango argentino allo swing, con chiarissime allusioni e riferimenti al musical che in quegli anni stava spopolando oltre oceano. In particolare è presente Cole Porter, di cui Abrahm inserisce una parafrasi di «Night and Day». L’azione si svolge a Nizza nel 1932 - un anno prima dell’ascesa al potere di Hitler e del rovinare dell’Europa verso una nuova guerra mondiale. Fra i brani più noti dell’operetta, «Oh Mister Brown», ispirato a Cole Porter; il valzer «Toujours l’amour»; il fox-trot «Quando il turco bacia» e il tango «Un rosso fior, un caldo cuor».

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«L’acqua cheta» (nella foto sopra) , la cui musica fu composta nel 1920 dal toscano Giuseppe Pietri, ha invece una genesi teatrale. Si tratta, infatti, della versione con musica di una commedia in fiorentino di Augusto Novelli che era stata rappresentata con successo (oltre quaranta repliche) qualche anno prima, nel 1908. Gioiello dell’operetta italiana anni venti, unisce la raffinata musica di Pietri (che qualcuno definì il Puccini della «piccola lirica») alla deliziosa commedia in vernacolo di Novelli, fra gli esiti migliori del cosiddetto realismo borghese. Molto efficaci i numeri comici che hanno per protagonista la coppia formata dal fiaccheraio Ulisse e dal suo garzone Stinchi, protagonisti anche del duetto «Oh, come è bello guidare i cavalli», secondo soltanto alla celebre stornellata di Cecco «Fiorin, fiorello».

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