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L'intervista a Dardust in concerto per piano solo giovedì 22 al Castello di Arco

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Quello di Dardust è considerato come il primo progetto italiano di musica strumentale capace di unire il mondo pianistico minimalista all’attuale immaginario elettronico di matrice nord europea. Anche per questo Dario Faini, in arte Dardust, è diventato un vero e proprio fenomeno a livello internazionale tanto da trasformare il concerto di giovedì 22 agosto al Castello D’Arco come uno degli eventi musicali dell’estate trentina. Oltre che per le sue qualità di pianista Dardust è noto per il suo ruolo di produttore che lo ha visto anche  al fianco di Mahmood trionfare a Sanremo senza dimenticare le recenti collaborazioni con The Giornalisti, Fedez e Fiorella Mannoia.

Dardust, quali forme ha il live che porterà al Castello di Arco.

<La sigla è quella evocativa di “Lost in Space” che ho pensato come una sorta di parentesi per piano solo  in cui propongo i miei brani quasi nella loro forma originale, così come sono nati, senza alcuna base o sovrastrutture elettronica. Il riferimento è quello ai miei tre dischi di viaggi: Londra ed Edimburgo, Reykjavik e Berlino. “7”, l’esordio scritto e registrato nella città tedesca intreccia le note in “Birth”, nato tra le nevi e i freddi paesaggi islandesi fino alla mia ultima produzione registrata in Inghilterra>.

Una narrazione in musica?

<Sì, mi piace il termine di concerto - racconto perché in questo anche come sono nati questi pezzi. Sul palco a fare da sfondo ci saranno i pianeti e la luna, di cui il riferimento a Lost in Space e ad un viaggio nel sistema solare, che saranno collegati ognuno ad un brano in scaletta>,

Quali sono le sue radici musicali. i suoi miti?

<Sono piuttosto onnivoro, non ho confini, e mi piace sempre cercare cose nuove, ma se devo citare qualcuno dico David Bowie, Depeche Mode e Kraftwerk>.

Lei unisce il mondo pianistico minimalista all’attuale immaginario elettronico di matrice Nord Europea.

<Ho sempre subito il fascino dei paesi nordici come nel caso dell’Islanda di cui amo particolarmente anche la musica di gruppi come Sigur Ros e Sugarcubes. Mi piacciono le atmosfere di quelle zone, i paesaggi, l’immaginario culturale e la luminosità degli spazi. Questi luoghi mi hanno sempre ispirato anche per il mood malinconico che si lega alla mia creatività>.

Oltre alle sue musiche lei è noto anche nel ruolo produttore, uno da 40 dischi di platino, che lo hanno visto al fianco di Mahmood nel brano “Soldi” trionfare a Sanremo: come ha vissuto questo momento?

<Non ce l’aspettavamo assolutamente lo confesso anche se a noi “Soldi” suonava bene fin dall’inizio. E’ stato tutto meravigliosamente inaspettato e anche per questo più bello ed intenso, un crescendo che ha cambiato la vita di Mahmood in una settimana>.

 

Qual è la peculiarità della sua musica, l’aspetto che le ha permesso di conquistare anche una platea internazionale?

<Difficiile per me dirlo, però credo sia merito anche delle melodie che riesco a creare grazie ai contrasti fra pianoforte ed elementi elettronici>.

A quali progetti sta lavorando?

<Sto ultimando il disco nuovo che uscirà a gennaio 2020>.

 

 

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