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Utero in affitto: stasera a Trento le storie delle donne

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Lesbiche contro gay sulla maternità surrogata? La situazione è decisamente molto più complessa di così, anche se in effetti da una parte ci sono quelli, in numero sempre crescente, che ricorrono a questa pratica ancora illegale in Italia ma diffusa in diversi Paesi, e dall’altra uno schieramento sempre più ampio di donne che sostengono che comunque si tratta della vendita di un bambino e della trasformazione della maternità in merce. 
 
«Quando alla madre surrogata viene consigliato di non accarezzarsi la pancia per non creare legami affettivi con il bimbo, quando la si obbliga a seguire diete o regimi particolari decisi dai committenti o, in alcuni casi, addirittura le viene imposto un aborto, magari selezionando gli embrioni da eliminare, questa donna rinuncia a diritti inalienabili» ammette Giovanna Camertoni, della segreteria nazionale ArciLesbica, operatrice al centro antiviolenza di Trento, e dell’associazione CorpoSoggetto che ha organizzato per questa sera alle ore 20.30 nella Sala della circoscrizione Oltrefersina in via Clarina l’incontro con la giornalista del Corriere della Sera Monica Ricci Sargentini sul tema «Non si affitta, non si vende - Il mio viaggio nel mercato della maternità surrogata».
 
«Ci stanno raccontando - spiega Camertoni - che l’utero in affitto è una forma di libertà individuale, che chi accetta di partorire su commissione lo faccia come libera scelta, addirittura come dono, e le agenzie che ci stanno facendo un sacco di soldi usano parole come generosità e condivisione per non dire in maniera chiara che si tratta della compravendita di un neonato. Tutte le madri, chiamate “portatrici”, lo fanno per un compenso, ed in questo modo rinunciano alla propria autodeterminazione. Senza parlare poi dei diritti del nascituro, inserito in un sistema di abbandono programmato al momento della nascita. Anche chi fornisce gli ovociti (un processo tra l’altro pesantissimo per la salute), vende un pezzo di sè».
 
A rivolgersi a questa pratica sono un po’ tutti: uomini soli (Cristiano Ronaldo ne ha avuti tre), coppie eterosessuali (Robert De Niro), e naturalmente coppie gay. «Di queste si parla di più perché in questi casi la situazione è più esplicita», rimarca Camertoni. E a chi le chiede se non trova incongruente che la battaglia contro l’utero in affitto veda schierato chi è contro questa pratica assieme alle forze più omofobe e patriarcali, l’attivista risponde: «Ci vuole coraggio: le forze progressiste devono capire da che parte stare. Un figlio su commissione, di cui importa solo il patrimonio genetico maschile ed in cui la donna perde ogni rilevanza, con la donatrice di ovociti dispersa nelle pagine dei cataloghi dove scegliere le caratteristiche più idonee, e la madre che non può neanche allattare il proprio figlio, è quanto di più patriarcale si possa pensare. La sinistra deve fare delle scelte e distinguere tra il privilegio di chi ha potere e ricchezza e chi è più debole e ricattato».
 
Il business è in crescita: i contratti formali che si usano negli Stati Uniti (in Italia la pratica è illegale) lasciano al genitore che ha commissionato la gravidanza decidere che tipo di relazione instaurare con la madre surrogata, che pratiche mediche (compreso l'aborto) effettuare, e quando sottrarre il neonato. Alcune agenzie permettono di «ordinare» il bambino senza neppure recarsi negli Usa, ma è consigliato un viaggio «una o due settimane prima della data approssimativa del parto per recuperare il proprio bebè». Da tempo, nella pancia della madre surrogata si inserisce l’ovocita di un’altra donna per impedire che questa rivendichi diritti sul nascituro.
 
Quanto al denaro, si va dai 150mila dollari degli Stati Uniti ai 30mila euro dei Paesi dell'Europa dell'Est e ancora meno in Asia, la maggior parte dei quali servono alle pratiche legali. «Non si può più tacere», rimarca Camertoni.
 

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