Dalla guerra, 75 anni fa, i Focolarini

Perché tutti siano una cosa sola»: è il proposito, alla base di quello che diventerà il «carisma dell’unità», che convinse Silvia Lubich a consacrare la vita a Dio.

Settantacinque anni fa, il 7 dicembre 1943, nella cappella di una chiesa di Trento, dov’era nata il 22 gennaio 1920, la ventitrenne Silvia decide di cambiare il nome in Chiara, in onore della santa di Assisi, e di impegnarsi a seguire gli insegnamenti di Gesù. È la data d’inizio del Movimento dei Focolari, il cui nome originario è Opus Mariae (Opera di Maria).

Il movimento nasce come conseguenza della vocazione sentita da Chiara Lubich in quel 1943, durante i bombardamenti di Trento nella seconda guerra mondiale. Come spesso raccontato dalla stessa fondatrice, in un momento in cui a causa della guerra tutto veniva meno, intuisce che «ogni cosa materiale può crollare ma non Dio, inteso come Amore».
Durante i bombardamenti, nei rifugi, ella porta con sè il vangelo.
Presto coinvolge un gruppo di persone che costituisce il primo nucleo del futuro movimento. Alcune ragazze scelgono di lasciare le proprie famiglie per vivere insieme e dedicarsi pienamente ad aiutare i poveri della città.

La casa dove le ragazze vivevano, in Piazza Cappuccini a Trento, è ricordata come il primo «focolare». Lo stesso accade più tardi per un gruppo di ragazzi.

Passata l’emergenza della guerra, nello sviluppo del movimento, i compiti assistenziali passano in secondo piano rispetto agli aspetti legati alla spiritualità. E già nell’immediato dopoguerra, il movimento conosce una rapida espansione in Italia.

Nel 1964 Chiara inaugura la prima cittadella a Loppiano, sulle colline della Valdarno, presso Firenze; negli anni successivi ne sorgeranno altre in diverse parti del mondo. la giovane trentina raduna attorno a sé persone che credono nell’idea di una società fondata sul Vangelo, convinte di vivere la spiritualità dell’«unità» in tutti gli aspetti della vita quotidiana. Una serie di circostanze, quali l’incontro di Chiara Lubich con Igino Giordani, allora deputato della Democrazia Cristiana, che diventerà il primo focolarino sposato, da una serie di viaggi e incontri dei primi focolarini, permettono una rapida diffusione del movimento, che varca i confini nazionali e si diffonde in tutta Europa e negli altri continenti.

Esso riesce a instaurare un dialogo ecumenico con le Chiese cristiane e anche interreligioso con ebrei, musulmani e buddisti: proprio quella del dialogo è una delle sue più forti prerogative. Nella realizzazione del Movimento, Chiara capisce infatti di dover avvicinare ai cattolici, oltre ai membri di altre confessioni cristiane, anche i buddisti, gli indù, gli ebrei, i musulmani, non per un sincretismo fine a se stesso, ma per rinsaldare amicizie umane. Ciò che ha voluto trasmettere è di accettare le persone senza distinzione di fede. Chiara manifesta una particolare attenzione anche per il mondo dei giovani e dà vita al «Movimento Gen» (Generazione Nuova).

I Focolari diventano il movimento più numeroso nella Chiesa cattolica, aperti a persone provenienti dalle situazioni e condizioni sociali più diverse. Un impegno, quello di Chiara, che va oltre l’aspetto religioso e tocca aspetti della vita civile e, in qualche caso, anche politica. Tra le tante iniziative spicca quella dell’«economia di comunione», basata su un’originale distribuzione degli utili, non votata alla competizione ma al servizio del lavoratore.
A dieci anni dalla morte di Chiara (a Rocca di Papa il 14 marzo 2008) e a cinque dall’avvio della causa di beatificazione (7 Gennaio 2013), i suoi insegnamenti sono più che mai vivi tra i membri del Movimento, che conta oggi più di due milioni tra aderenti in senso stretto e simpatizzanti sparsi in 182 nazioni.

Una caratteristica fondamentale che distingue il Movimento è la forte impronta femminile che risulta essere determinante, tanto da far si che alla guida dei Focolari ci sia sempre una donna. E alla presidenza, dopo la morte della Lubich, è salita Maria Voce, avvocatessa calabrese. Ciò non ha impedito a Chiara di avere accanto a sè anche figure maschili come appunto Giordani. Insieme a lui hanno avuto accesso al Movimento anche persone sposate, a riprova che l’esperienza dei Focolari non è quella di un cammino esclusivo riservato ai non sposati (nel Movimento esistono focolarini sposati che sono consacrati), che pure avranno un ruolo importante come quello di don Pasquale Foresi, il primo presbitero ad aderirvi.

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