Brennero, la frontiera che divide. Messner: esibire il passaporto? Assurdo

di Stefan Wallisch

«Il Tirolo è tutta una frontiera, divide e unisce», scrive Claudio Magris in Microcosmi. Ed il Brennero è il suo simbolo. Con i suoi 1.372 metri di altitudine è il valico più basso delle Alpi e per questo è tra i più frequentati fin dall’antichità. Il Brennero è anche spartiacque fra Mare Adriatico e Mar Nero e qui passa esattamente il 47° parallelo nord. Il valico è anche un limite meteorologico, il tempo è diverso sui due versanti delle Alpi. Chi proviene da nord con il maltempo si aspetta di trovare il sole e di solito non resta deluso. Questo fenomeno viene notato anche da Goethe nel suo famoso viaggio in Italia. Quando l’8 settembre 1786 il grande poeta fa tappa al Brennero scrive: «Ora aspetto che il mattino rischiari questa gola rocciosa in cui mi trovo rinchiuso al limite tra il Sud e il Nord».
 
La costruzione della ferrovia del Brennero, 150 anni fa, è un capolavoro ingegneristico. Per superare il dislivello su entrambi i lati si realizzano addirittura le prime gallerie al mondo in curva. La linea ferroviaria è tuttora in funzione, mentre si costruisce un tunnel che sarà lungo 36 chilometri. Sull’autostrada del Brennero, inaugurata 50 anni fa, oggi transitano oltre 12 milioni i veicoli all’anno. Dalla fine della Prima guerra mondiale il passo è anche il confine tra Italia ed Austria, «Unrechtsgrenze» (frontiera dell’ingiustizia) per gli uni e «sacro confine» per gli altri.
 
Durante la Seconda guerra mondiale, il 18 marzo del 1940, Mussolini incontra Hitler al Brennero e lo rassicura riguardo al imminente intervento dell’Italia nella guerra, conferma appunto l’impegno ad intervenire nel conflitto in atto, si riserva comunque la scelta del momento di agire. Il colloquio in un vagone lungo dura più di due ore, con Hitler che appare come un fiume in piena. Durante la Seconda guerra mondiale dal Brennero sono passati i treni della morte, con la gente stipata nei carri bestiame, diretti ai Lager della Germania nazista.
 
Nel 1945 gli americani si avvicinano al Brennero da nord e c’è un pesante attacco aereo proprio sul valico, nella notte tra il 3 ed il 4 maggio. Nel dopoguerra il Brennero torna ad essere un importante luogo di transito. Nel 1963 si contano 65 diversi uffici di confine (spedizionieri, doganieri). Una frontiera che la nuova Europa ha però reso sempre meno percettibile. In occasione dell’abolizione dei controlli di frontiera in forza del trattato di Schengen, il primo aprile 1998 alla presenza di Giorgio Napolitano, allora ministro dell’Interno, al Brennero viene rimossa la sbarra di confine. Con la demolizione della vecchia stazione di frontiera e la costruzione la frontiera diventa del tutto invisibile. Dove sorgeva la dogana autostradale tra Italia e Austria si trova ora il Plessi Museum.
 
Le auto sfrecciano per il passo, senza doversi più fermare, e solo un cartello segnala l’ingresso in un altro Stato. Non occorre più fare attenzione ai doganieri: al massimo un’occhiata per individuare gli autovelox che spesso qui piazzano i gendarmi austriaci. Soprattutto per gli altoatesini di lingua tedesca questo ha una grande valenza. Per Reinhold Messner, infatti, «è inimmaginabile, dopo tutti questi anni di libera circolazione in Europa, dovermi fermare al Brennero ed esibire il passaporto, che tra l’altro non porto mai con me». Il Brennero - secondo il governatore altoatesino Arno Kompatscher - è «una frontiera diversa da tutte le altre, perchè gli effetti positivi di Schengen si sono materializzati soprattutto qui». Per questo motivo la reintroduzione dei controlli di frontiera, annunciati da Vienna per frenare i flussi migratori verso nord, hanno un significato particolare.

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