Caccia a rischio nei parchi naturali: decide la Consulta

Animalisti battono cacciatori 2 a 1. Ma si tratta solo del primo round, disputato al Tar. Il prossimo lo si gioca direttamente davanti alla Corte Costituzionale. I giudici amministrativi di Trento - presidente Armando Pozzi - hanno infatti sospeso il giudizio e rimesso gli atti alla Consulta su due questioni di costituzionalità su tre sollevate da Pan Eppaa e Lipu in merito ad alcune prescrizioni tecniche per l'esercizio della caccia, contenute nella delibera 647 dello scorso aprile del Comitato faunistico provinciale trentino.

Il «nodo» più importante da sciogliere riguarda il divieto di caccia all'interno dei parchi naturali, previsto dalla norma nazionale «salvo eventuali prelievi faunistici ed abbattimenti selettivio necessari per ricomporre squilibri ecologici».

In Trentino invece una legge provinciale del 2007 (che recepisce contenuti di una normativa risalente addirittura al 1988) stabilisce che «nei parchi la caccia è esercitata dagli aventi diritto nel rispetto della normativa provinciale in materia di fauna selvatica, delle previsioni del piano del parco e del piano faunistico provinciale, compatibilimente con la conservazione della specie» fatte salvo alcune prescrizioni.

Viene inoltre specificato a quali animali non è consentito sparare, all'interno del Parco naturale Paneveggio Pale di San Martino e del Parco naturale Adamello Brenta. Proprio su questo punto i giudici del Tar evidenziano che tale disposizione «consente a contrario la caccia all'interno di quegli stessi parchi delle specie diverse da quelle escluse». Inoltre verrebbe incluso il principio sull'esercizio della caccia «da parte degli aventi diritto». «Questi ultimi, tuttavia, non sono chiaramente individuati - specificano i giudici - e ciò determina una previsione ambigua e, già solo per questo, confliggente con l'univoco divieto stabilità dalla legge». Sorge dunque il dubbio di costituzionalità, per cui la parola ora va alla Corte Costituzionale.

Un altro punto sollevato da Pan Eppaa e Lipu sarà analizzato dalla Consulta, in merito alla caccia della selvaggina migratoria, ossia beccaccia, beccaccino, cesena, tordo sassello e tordo bottaccio. A fronte di una normativa nazionale che prevede la caccia di queste specie mediante appostamento fisso oppure in forma vagante (camminando con il fucile in mano, per semplificare), in provincia di Trento è possibile sparare congiuntamente, ossia in entrambe le modalità «in conformità alle consuetudini e tradizioni locali». Consuetudini e tradizioni locali che non sarebbero dissimili da quelle della provincia di Bolzano: nel 2012 la Corte Costituzionale dichiarò illegittimo l'esercizio in Alto Adige della caccia sia in forma vagante che mediante appostamento fisso.

Chi la spunterà? È ottimista il presidente di Pan Eppaa Adriano Pellegrini: «Questa eccezione potrebbe essere accolta, dato il precedente di Bolzano», evidenzia. «Sono comunque contento dell'esito di questo ricorso - aggiunge - tre volte contento: per le due questioni di costituzionalità accolte e perché questo è un bel regalo per il mio compleanno, domenica. Dopo dieci anni di ricorsi abbiamo trovato giudici imparziali». Nulla da fare, invece, per la terza questione sollevata da Pan Eppaa e Lipu sulla durata del periodo di caccia, che - sostenevano nel ricorso - sarebbe più ampio da noi che nel resto d'Italia.

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