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A Trento un Prodi contro Salvini

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Le urne europee sono fredde, se non gelide. Il voto italiano è stato chiaro. E chiari sono stati i segnali sovranisti giunti da molti pezzi dell’Europa di ieri e da quella di oggi. Ciò malgrado, Bruxelles andrà avanti col passo di sempre. Cambia solo il motto: squadra che perde, non si cambia. Numeri alla mano, del resto, la sconfitta dei popolari e dei loro potenziali alleati è stata meno tosta del previsto. Di qui l’intenzione di ignorare ogni vento.

Scelta che ha però un senso solo se il nuovo governo europeo saprà dare ugualmente nuove risposte alle nuove inquietudini. In quindici anni, giova ricordarlo, i partiti socialdemocratici in Europa occidentale hanno perso 25 milioni di voti, mentre i cosiddetti movimenti populisti hanno conquistato 17 milioni di nuovi elettori. I punti di vista sono dunque due: quello di chi ha vinto e quello di chi ha perso. Chi ha perso, grazie alle alleanze con quella parte di popolari che non pende troppo a destra, resterà però nella stanza dei bottoni. Costretto a capire - sforzo non facile - che tutto è cambiato.

I ballottaggi per le comunali, invece, sono in corso. Ma molti partiti, anche da queste parti, giocano a nascondino: per vincere e per puntare sul cambiamento - poco conta se reale o apparente - è meglio evitare (o quasi) i simboli tradizionali. Già questa sera, però, più d’uno si leccherà le ferite.

Le suppletive, infine, sono quasi sfuggite. Il centrodestra trentino non vedeva l’ora di vincerle e sapeva che l’onda nazionale sarebbe stata ancora più che sufficiente per portare in parlamento Martina Loss e Mauro Sutto. Il centrosinistra non vedeva l’ora di perderle. Per cercare di voltare  pagina in fretta e per non bruciare i veri candidati. Quelli che scenderanno in campo per cercare disperatamente di salvare la roccaforte di Trento, praticamente l’unico luogo nel quale ancora non fileggia la bandiera della Lega. In un mondo normale, il centrosinistra avrebbe già un nome e una squadra per le comunali del 2020. Non c’è infatti altro modo per sconfiggere chi - trascinato da Salvini e solo da lui - non ha bisogno né di un nome né di una squadra.

Il metodo è solo uno: quello lanciato da Prodi molto tempo fa. Scendere in campo subito, con una leadership trasversale e riconosciuta, prendere un pullman (anche piccolo, considerata la grandezza di Trento) e trasmettere, d’incontro in incontro, un’idea di città, un’idea di sviluppo, un’idea di rinascita, un’idea di cambiamento. Ma le suppletive, forse, sono sfuggite anche a chi dovrebbe provare a difendere il fortino.

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