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L'autonomia di Fugatti

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Le elezioni del 21 ottobre sono ormai lontane. Ma ancora non è chiarissimo come voglia muoversi il presidente Fugatti.

Forse perché sono troppo vicine le elezioni di maggio. Le europee che da queste parti si vivono come se riguardassero l’ultimo paesello della Basilicata. E le suppletive che vengono affrontate da una parte (lato centrodestra, per intenderci) come se si fossero già svolte (e vinte) e, dall’altra parte (lato centrosinistra) come se dovessero essere fra due o tre anni.

Non è facile, per il “centrosinistra ancora non si sa se davvero autonomista”, cercare, più che candidati, magnifici perdenti. Ma uno sforzo, Maestri e compagni (meglio chiamarli ex amici?), lo dovranno pur fare. È vero: tutti tendono a dare per scontato il bis del centrodestra, ma almeno nel collegio di Trento, col candidato giusto, il risultato si potrebbe anche ribaltare. Costruendo qualcosa anche in vista delle comunali del prossimo anno. Sul dopo Andreatta, come noto, il buio è a dir poco fitto.

Fugatti, fra un’urna e l’altra, si trova benissimo. La campagna elettorale gliela fa infatti quotidianamente il capitano: un Matteo Salvini che continua la personale scalata verso palazzo Chigi e verso la guida incontrastata dell’intero centrodestra. Maurizio Fugatti può restarsene dunque buono buono in piazza Dante. Meno si muove, meglio fa (e sta). Al presidente della Provincia autonoma va però ricordato che deve darsi un’identità, una linea precisa, un’idea di un Trentino che non può essere fatto solo di promesse (salviniane, ovviamente): «Fermeremo i migranti e, se necessario, spareremo ai lupi»...

Il rischio - importando gli slogan - è che ci si appiattisca su posizioni ed emozioni che nascono lontano da qui. Quasi senza esercitare l’autonomia: intesa come capacità di giudizio, ma soprattutto come baluardo da difendere di giorno in giorno. Anche rispetto ai passi di un governo centrale che sulla carta è amico ma che tende ad allargarsi: come ben dimostrano la vicenda A22, il dibattito sul reddito di cittadinanza in salsa romana anziché trentina, la Valdastico (se il Trentino vuol farla deve spingere, non aspettare che lo facciano altri, a cominciare da Zaia) e lo stesso dibattito su orsi e lupi.

La giunta trottola, quella che ogni settimana fa un giro sul territorio, non può tenere sempre il piede sulla frizione. Su molte cose è ora di accelerare.

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