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Infiltrazioni d'acqua alle cantine di Mori

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Pare che alle Cantine di Mori ci fossero delle infiltrazioni d’acqua nelle botti. «Qualcuno gli giri il Vangelo perché lo stanno leggendo al contrario» ha detto il parroco del paese sorseggiando dal suo calice. L’idea era di realizzare il vino con un innovativo procedimento che è una via di mezzo tra il metodo classico e il metodo charmat: il metodo «nozze di Cana», ma pare abbiano fatto confusione. In una botte c’erano anche il pane e dei pesci.

Ma perché è successo questo? «Alcune botti sono piene d’acqua per salvaguardare i punti della patente di chi si mette alla guida dopo avere bevuto» ci ha detto l’enologo della Colli Zugna, il dott. Bevilacqua. Infatti, a Mori la polizia locale si chiedeva da qualche tempo come mai i controlli con l’alcoltest fossero sempre negativi. Mori per tre anni di fila è stato eletto Comune meno alcolizzato d’Italia. «Ma gli amanti delle bollicine possono stare tranquilli - ci ha confidato un idraulico di Pietramurata che nel tempo libero fa il sommelier lì - perché ieri alla Lidl abbiamo acquistato 30mila buste di Idrolitina (una polvere da aggiungere all’acqua per renderla effervescente), così quando si stappa la bottiglia, anche se è piena d’acqua fa il botto, e i vicini pensano che state bevendo spumante».

Alla conferenza di presentazione del nuovo logo della Cantina (un manifesto che ritrae Reinhold Messner che scende dallo Zugna urlando «Purissima - Altissima - Morissima!» con alle spalle un manifesto che recita «In Gardasee, Quellwasser - Acqua di sorgente, le Terme di Mori»), il responsabile marketing della cooperativa ha presentato l’innovativo sistema d’imbottigliamento due punto zero: anziché nelle classiche bottiglie di vetro, il vino sarà messo in innaffiatoi gialli a forma di elefantino. Il tutto per strizzare l’occhio al difficile mercato dei giardinieri. La produzione sarà minima e quindi qualificatissima perché hanno solo 15 innaffiatoi in tutta la Cantina.

Parlando del prodotto, la vendemmia di quest’anno ha dato un vino così intenso da raggiungere nelle giornate più fredde lo stato solido. Per questo ogni bottiglia è munita di un tritaghiaccio che consente di portare il vino in tavola con lo stesso metodo della mortadella: a dadetti. In alternativa si può aspettare che la temperatura si alzi e l’innaffiatoio scongeli, e quindi versare il contenuto in un decanter. O in un vaso di fiori. O nella vaschetta dei pesci. Questo scandalo è comunque un brutto biglietto da visita, proprio ora che Trento sarà invasa da migliaia di alpini.

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