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Mille litri di latte al giorno nelle fogne causa burocrazia

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Il Sudtirolo sembra proprio essere una miniera di parabole sulla distorsione percettiva di cui soffre l’uomo d’oggi. Abbiamo visto nel caso recente degli yak di Reinhold Messner come il pericolo maggiore per gli animali all’alpeggio venga dagli uomini e non dai grandi predatori; stavolta invece abbiamo un esempio di come un oceanico festival estivo - uno dei tanti - possa rivelarsi addirittura più devastante di un arsenale nucleare.

Sull’altipiano di Naz-Sciaves a nord di Bressanone c’era un tempo una delle principali basi militari statunitensi in territorio alpino. Realizzata agli inizi degli anni Sessanta, al culmine della guerra fredda, venne disattivata un ventennio dopo. A suo tempo, chiunque si avvicinava troppo alla zona veniva bloccato, ma ormai ogni segreto militare è caduto, tant’è vero che sulla base Nato di Naz-Sciaves c’è una voce molto dettagliata - con foto - persino su Wikipedia.

Assume così contorni più precisi quello che nella sostanza era noto a tutti, anche perché noi giornalisti, nei limiti del possibile, ne avevano scritto a ripetizione. La base, denominata «Site Rigel», si estendeva su oltre 10 ettari di superficie e in appositi silos vi erano depositate mine e granate nucleari, nonché testate per missili balistico-tattici «Honest John» (più tardi «Lance») per un arsenale complessivo formato da non meno di una quarantina di quelle che l’uomo della strada è uso chiamare «bombe atomiche», anche se di potenza limitata a 15 kilotoni.

Nel 1983 la base venne definitivamente chiusa e la gente del posto ancora ricorda gli innumerevoli voli di elicotteri con i quali il «materiale» venne trasferito altrove.

Quello che a noi preme mettere in rilievo è che per un ventennio, alti muri e reticolati di recinzione, torrette ed altane di vigilanza, nel mentre proteggevano da sguardi indiscreti una micidiale santabarbara, avevano contribuito anche a creare una zona naturale protetta, poiché gli animali e specialmente gli uccelli non erano disturbati né avvelenati da alcuna attività agricola o ludica. «Site Rigel», celava sì nelle proprie viscere l’inferno nucleare, ma in superficie assumeva i connotati di una vera e propria oasi avifaunistica.

Il paradiso è andato perduto quando, tolte le servitù, il Comune di Naz-Sciaves ha potuto pensare ad una «valorizzazione» dell’area. È stato anche indetto un concorso per la creazione di un parco ma, guarda un po’, nel frattempo, finita la pace atomica, l’area si è trasformata nel solito sito privilegiato per manifestazioni devastanti: dalle gare di motocross all’«Alpen Flair-Festival», una manifestazione musicale che nei giorni scorsi ha portato sul sito dell’ex base Nato ben 45 mila persone, in parte alloggiate in 15 campeggi di fortuna.

Nei campi, boschi e frutteti attorno a queste tendopoli sono rimaste, a testimonianza imperitura dell’evento, tonnellate di deiezioni umane di ogni tipo.

Nelle serate di concerto, le amplificazioni e urla parossistiche e infine i fuochi d’artificio hanno fatto sì che, lungi dall’ospitare qualche specie di uccello in nidificazione, l’area venisse liberata dalla presenza di ogni tipo di creatura animale, talpe comprese. La nostalgia per le bombe atomiche è tanta.

Ma se ci occupiamo di questo evento è soprattutto per un caso accessorio determinato dall’incompatibilità dell’area-festival con la progettata presenza di un capannone di riparo per bovini su un prato adiacente.

L’allevatore Christian Baumgartner, proprietario del maso «Raspe», tiene lì 32 mucche da latte e vorrebbe ovviamente dotarle di una stalla. Vistosi respingere il progetto (pare ci siano anche vecchie ruggini tra il contadino e una precedente amministrazione comunale) Baumgartner ha steso un telone su pali in legno affinché le mucche abbiano almeno un riparo.

Il Comune considera però anche questa un’installazione fissa e quindi non in regola, in quanto si trova in un’area protetta. Simili beghe paesane potrebbero anche far sorridere se non fosse per il fatto che, essendo la struttura di riparo non in regola, il veterinario dell’Asl non ha autorizzato il conferimento del latte al consorzio Brimi pur essendone il Baumgartner socio e pur essendo stato certificato il suo latte come igienicamente conforme.

Risultato: giorno per giorno finiscono nella fognatura 1.000 (mille) litri di latte; sinora complessivamente ne sono stati gettati ben 40 mila litri. In un’epoca in cui siamo tutti consapevoli di quanto in tante parti del mondo manchi alla gente il necessario per sopravvivere, uno spreco del genere grida vendetta. Quanti bambini si sarebbero potuti salvare dalla morte per inedia con questo ben di Dio? C’è qualcuno (Caritas? Camicie rosse? Ong varie?) che è in grado di trovare un modo per prelevare il latte delle 32 mucche di Christian Baumgartner evitando che contini a finire nella canalizzazione? Il numero del maso «Raspe» di Naz-Sciaves è 0472 415112.

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