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Il signor Alzheimer a teatro con un gruppo di giovani

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Sul finire dell’anno scolastico il teatro di Sant’Orsola ha ospitato per due serate uno spettacolo veramente insolito. Il titolo «Articolo 20» si rifà alla carta di Gavirate scritta e promossa nel settembre del 2017 in occasione del primo Festival Alzheimer, svolto in quella località e che all’articolo 20 ricorda: «Il tempo della demenza è una stagione della vita».

Non è frequente che sul palcoscenico venga portato il tema della malattia di Alzheimer, ma lo è ancora di più se pensiamo che il cast di attori era formato da alcuni studenti delle scuole medie e superiori di Pergine. Il progetto, proposto dall’associazione culturale Eureka di Sant’Orsola e finanziato dal piano giovani della zona di Pergine e Valle del Fersina, ha avuto il sostegno del Comune di Sant’Orsola e come partner Alzheimer Fest, e Apsp di Pergine e Povo e parrocchia di Sant’Orsola.

Che un gruppo di giovani si appassioni a questa tematica non certo facile e che lo voglia fare in modo molto leggero rappresentando, non tanto il dramma della malattia, quanto le piccole e grandi difficoltà che vive il malato come persona nella sua quotidianità. Il testo prende spunto dall’esperienza di un piccolo villaggio olandese ove il barista, il parrucchiere, il commesso del supermercato sono infermieri o operatori assistenziali e i clienti sono malati di Alzheimer.

Le scene propongono allo spettatore ambientazioni legate alla quotidianità dal lavoro nei campi, alla ricerca di qualcuno che si è perduto, ad un villaggio accogliente. In ogni scena l’Alzheimer viene come sfiorato attraverso la memoria di luoghi e oggetti comuni o la ricerca di qualcuno che si è perduto e non ritrova la strada di casa.
Colpisce la spensieratezza con la quale i ragazzi riescono a portare in scena elementi caratteristici della malattia senza farne mai pesare la sua drammaticità. L’Alzheimer attraverso le varie scene aleggia leggero come una farfalla, si sente si percepisce, ma non genera tensione, paura, stigma o repulsione.

L’approccio del giovane attore alla persona ammalata è sempre permeato di grande attenzione, gentilezza, sforzo nel riuscire a tessere una relazione anche partendo da parole sconclusionate, da visioni o da canti. Lo spettacolo si svolge come una sorta di percorso dove in un crescendo di attenzione e di accresciuta consapevolezza si matura un approccio di autentica «care» nei confronti della persona malata. Il percorso si chiude ritornando al villaggio ove tutti sono ormai pronti ad accogliere le persone ammalate perché hanno acquisito nel tempo l’esperienza di essere caregiver, di saper usare con sicurezza la necessaria e delicata attenzione al malato, alle sue emozioni, alle sue capacità e possibilità di relazione.

Uno spettacolo scritto e diretto con l’attenta regia di Maura Pettorrusso e di Stefano Pietro Detassis di Trentospettacoli. Una rappresentazione fuori dagli schemi tradizionali e cupi con i quali viene spesso rappresentata la demenza di Alzheimer in teatro o al cinema, una rappresentazione che aiuta a comprendere quanto la persona con Alzheimer possa avvertire positivamente un ambiente a lei amico e senza pregiudizi.

Lo spettacolo teatrale verrà riproposto a settembre all’interno delle manifestazioni dell’Alzheimer Fest che si terrà a Levico e poi in diverse Residenze sanitarie assistenziali della Provincia che si sono già prenotate.

Date le premesse iniziali sarà sicuramente un successo. Successo particolarmente meritato visto l’impegno profuso dal gruppo di ragazzi-attori non professionisti nell’entrare nella parte e nel confrontarsi in modo inedito con il temuto signor Alzheimer.

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