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La Lega vola, Pd Upt Patt al palo

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Con il giuramento di fedeltà alla Repubblica e l'impegno solenne a rispettare la Costituzione italiana, il governo 5Stelle-Lega è nato e ora, dopo tante troppe parole, è venuto il momento di misurarsi sui fatti. Sarà in base a quelli che si capirà se si tratta di un governo del cambiamento, o invece una riedizione degli esecutivi dalla spesa facile e assistenzialistica della tarda Prima Repubblica.
Per la prima volta da parecchi anni il Trentino esprime un ministro, Riccardo Fraccaro, grillino della prim'ora. Era dai tempi di Flaminio Piccoli (1970-72) che la nostra regione non aveva più una presenza ministeriale nell'esecutivo, se si eccettua Beniamino Andreatta, trentino che fu più volte ministro ma mai eletto nel collegio regionale. 

In realtà Fraccaro è diventato ministro non per il peso che il Trentino ha a Roma, o per la mole di consenso del Movimento 5Stelle in regione, ma perché fedelissimo di Di Maio. Spetterà comunque a lui, rappresentare (e difendere) l'Autonomia speciale regionale in un esecutivo a forte trazione leghista lombardo-veneta, che risaputamente non ama le specificità trentine e le considera privilegi.
Il varo del governo giallo-verde consacra, soprattutto al Nord Italia, il vento in poppa che sta sospingendo la Lega di Matteo Salvini a consensi inimmaginabili fino a qualche mese fa.
I sondaggi parlano già del 28,5% a livello nazionale.
Il che vuol dire al Nord, ormai, un vero partito di massa. In Trentino fra poco più di quattro mesi (estate compresa) si vota per le elezioni regionali, le più importanti in assoluto per l'Autonomia. Il centrodestra ha da tempo il suo candidato, Maurizio Fugatti, leader della Lega, l'unto da Salvini, il quale da ministro dell'Interno in questi mesi sarà qui a ogni piè sospinto a sostenere la sua vittoria.

Il centrosinistra autonomista, al contrario, già uscito dimezzato alle elezioni di tre mesi fa, invece di organizzarsi per dar battaglia, continua a litigare beato, probabilmente avendo già rinunciato a combattere.
O addirittura cullando la tracotanza fatale che tanto qui è diverso, e gli elettori premieranno la perenne divisione, paghi degli infiniti, inutili vertici di maggioranza che non concludono mai nulla.
Non hanno deciso ancora il candidato presidente. Non vogliono chi ha guidato e interpretato la coalizione in questi cinque anni, e che rappresenta quanto fatto (o non fatto) dal centrosinistra autonomista nella legislatura.
Non sanno chi mettere al suo posto. Non hanno nomi alternativi. Non riescono a mettersi d'accordo se allargare o meno la coalizione, con chi, per fare cosa.
In fumosi summit in cui siedono ex parlamentari dal 1979 come Marco Boato, navigati politici di lungo corso quali Alessandro Pietracci che nel 1972 era segretario del Psdi, ex senatori come Vittorio Fravezzi, portaborse di Lorenzo Dellai fin dai primi anni Novanta, si invoca rinnovamento, ma non si capisce cosa sia, soprattutto se detto da chi è in politica da decenni. 

Di cosa si è fatto di utile e di importante in questa legislatura (se qualcosa è stato fatto), nessuno nel centrosinistra ne parla, quasi ci si vergognasse. Soprattutto di cosa si vorrebbe fare, se rieletti, men che meno. Buio pesto.
Non emerge un'idea, una proposta, una linea d'indirizzo, una parola d'ordine, un qualcosa di unitario che faccia capire che c'è una coalizione, e cosa vuole fare. In quei vertici ci si scanna solo sui nomi, senza nemmeno spiegare il perché. Senza indicare le ragioni politiche della sfiducia (che può essere giustificata e condivisibile) alla giunta che ha governato in questa legislatura, e alla maggioranza che l'ha sorretta impersonata dal suo presidente.
Delle due l'una: o Pd Upt e Patt sono già convinti di aver perso, e proseguono giulivi nello sport tafazziano che tanto li appassiona, persuasi che è tutto inutile; o non sanno che pesci pigliare e, come pugili suonati, vagano di qua e di là a bussare alle porte di tizio e caio, per implorare se qualcuno vuole candidarsi a presidente.
La nascita del governo carioca con le aspettative, giustificate o meno che siano, che in moltissimi ripongono nella sua azione, sarà un traino potentissimo per i due partiti che lo compongono in vista delle regionali di domenica 21 ottobre. Di fronte a tutto ciò impressiona ancor di più l'immobilità presuntuosa del centrosinistra autonomista. Probabilmente vuol dire che un ciclo si è già chiuso. Questo almeno è il messaggio che quotidianamente la maggioranza uscente sta dando ai trentini. E se lo fanno capire loro....

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