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L'importanza della normalità

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La prima cosa che mi sono detto, pensando a questo blog, è stata di tentare, in ogni sua pagina, di portare positività. Non parlare troppo di Haiti, ma degli haitiani. Non parlare troppo di terremoti, uragani, malattie e violenze. Parlare di altro. Di ciò che non si legge sui notiziari.

Parlare, in sostanza, di quotidianità. Alle volte, da casa nostra, ci risulta facile, a buon ragione, dare un volto alla nostra quotidianità, ai nostri problemi e alle nostre gioie, ai nostri lavori, alle nostre serate. Certamente lo è meno se pensiamo ad un Paese lontano, soprattutto così diverso dal nostro.

La quotidianità, i piccoli gesti, come qualche storia raccontata nei week end scorsi, credo siano ciò che alla fine riesca davvero a creare empatia tra le persone.

Ad esempio, il cartello di auguri rivolto a tutte le donne, che due animatori hanno appeso all’ingresso di Kay Chal, per augurar loro una buona festa l’8 marzo, proprio mentre allo stesso tempo quella mattina anche in Italia molti hanno fatto lo stesso. Oppure il coinvolgimento di tutti i giovani haitiani nel seguire la recente epica partita tra Barcellona e Paris S.Germain: al fischio finale, ho preso un colpo sentendo gli urli di un gruppo di ragazzi che sono usciti di casa esultando e correndo per strada. Allo stesso tempo, ne parlavo anche io con i miei amici in Italia, via telefono. Oppure il 1 maggio, festa dei lavoratori sia in Italia, ma anche qui ad Haiti.

Insomma, tutto questo per dire come alle volte le grandi catastrofi, piuttosto che le notizie eclatanti e gli eventi eccezionali, ci fanno smarrire le piccole cose normali, che ci permetterebbero di creare un legame di vicinanza più forte, con il vicino di casa, fino dall’altra parte del mondo.

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