Bullismo nei nostri paesi, anche in Primiero

Non bisogna avere paura a denunciare gli atti di bullismo quando si manifestano o se ne viene a conoscenza. Come pure ci si deve mobilitare in quanto genitori e famiglie, per isolare i violenti e porre in atto le condizioni per superare queste spinte disgregatrici del gruppo. Ne va della tenuta della nostra società, prima ancora che della formazione e maturazione delle nuove generazioni.

di Pierangelo Giovanetti

Fino a qualche giorno fa credevo che il bullismo fosse un qualcosa che appartiene solo alle grandi città, e che comunque non potesse toccare i paesini dispersi tra le montagne come Fiera di Primiero. Pensavo «noi siamo fortunati a vivere in quest'isola felice, dove i ragazzini si prendono in giro, ma solo un po'». Niente di più sbagliato, anche a Primiero esistono i bulli. Ne ho avuto la prova durante gli allenamenti di calcio di mio figlio quando i «soliti noti» hanno preso di mira alcuni compagni di squadra (ma quale squadra?) diffondendo poi in rete (e non quelle delle porte) le prove delle loro performance. Quello che più mi ha lasciata amareggiata è che quando ho chiesto spiegazioni a mio figlio mi ha risposto che lui sì sapeva ma non voleva dirmi niente per paura di essere il prossimo bersaglio. Questa non vuole assolutamente essere un'accusa nei confronti degli allenatori che, anzi, hanno tutta la mia stima, ma solo lo sfogo di una mamma delusa. Direttore, le chiedo anche di non pubblicare il mio nome, con cui ho firmato la lettera, perché non vorrei che mio figlio ne pagasse le conseguenze.
 
Mamma allarmata - Fiera di Primiero
 
Atti vessatori, canzonatori o addirittura di sadismo violento tra giovani o giovanissimi si sono purtroppo sempre verificati anche in epoche diverse, diffusi in ambito di gruppo, che fosse scolastico o sportivo, sociale o militare. Il salto di livello, avvenuto negli ultimi anni, è che il bullismo si è strutturato e amplificato dalla violenza che quotidianamente viene riversata dai mass media, e in particolare dalla televisione, sui ragazzi, fin dalla prima età. Quando un bambino va a scuola ha già al suo attivo (perché visti in tv in film e telefilm) migliaia e migliaia di omicidi, pestaggi, angherie, prevaricazioni del più forte sul più debole. Si aggiunge poi lo sfascio della famiglia, che ha portato al venir meno di un ambiente di formazione e indirizzo, con bambini lasciati per buona parte della giornata a se stesso o davanti alla tv. Come se non bastasse, questi comportamenti «da bulli» ingenerati da una volontà di mostrare i muscoli che spesso nasconde una profonda debolezza di personalità, di carattere e di valori di vita, finiscono per assumere delle caratteristiche di microcriminalità giovanile, che sconfina a volte nella delinquenza vera e propria. Ciliegina sulla torta, si è innestata l'ultima variante del bullismo, il cyberbullying (il bullismo elettronico), dove il bullo si avvale anche di internet, degli sms o dei video messi in rete per perseguitare la sua vittima, minacciarla, diffamarla o comunque darle fastidio e denigrarla nel gruppo. Fino a qualche tempo fa si pensava che tali fenomeni sociali fossero confinati soltanto nelle grandi città, o al massimo nel capoluogo. Date le loro caratteristiche «di massa», uniformate dalla televisione, purtroppo tali comportamenti si sono diffusi in maniera massificata anche elle nostre valli e nei paesi, come questa accorata testimonianza di Fiera di Primiera dimostra. Le violenze poi non sono solo fisiche. Spesso più pesanti ancora sono quelle verbali (prese in giro, offese con nomignoli, minacce) e psicologiche (l'isolamento nel gruppo o la denigrazione). Occorre che genitori, famiglie, insegnanti, scuole, parrocchie, squadre di calcio e qualunque altra agenzia educativa abbiano piena coscienza di questo, e attivino ogni forma di anticorpo necessario per stroncare tale devianza violenta, che danneggia tanto il bullo (che cresce nell'illusione che il teppismo sia una risposta alla vita, e invece ne è la negazione) quanto la vittima, che subisce una profonda e devastante sofferenza. Non bisogna avere paura a denunciare gli atti di bullismo quando si manifestano o se ne viene a conoscenza. Come pure ci si deve mobilitare in quanto genitori e famiglie, per isolare i violenti e porre in atto le condizioni per superare queste spinte disgregatrici del gruppo. Ne va della tenuta della nostra società, prima ancora che della formazione e maturazione delle nuove generazioni.
 
p.giovanetti@ladige,it

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