Trasporti

Valsugana, i treni riprendono a girare: viaggio lungo la linea nel giorno del test col merci

Ma riscontrati subito problemi: riapertura rinviata dal 10 al 14 dicembre. Montati solo 2 chilometri di tralicci: l'elettrificazione è lontana. Rfi e la Provincia di Trento hanno più volte assicurato che il cronoprogramma verrà rispettato, ma un giro lungo la linea qualche dubbio lo fa sorgere

di Giorgia Cardini

VALSUGANA - Le sbarre dei passaggi a livello che punteggiano la linea ferroviaria della Valsugana sono tornate ad abbassarsi sabato mattina, dopo 10 mesi di forzata inattività. Avanti e indietro fra Trento e Borgo Valsugana, ha circolato un vecchio merci composto da un locomotore e 4 vagoni a cui è stato assegnato il collaudo più "pesante" dei binari e di alcune strutture che nei mesi scorsi sono state rinnovate nell'ambito dei lavori di elettrificazione della linea.

Il "treno di prova" ha avuto anche qualche problema a causa della sua obsolescenza, ma per Rfi e Italferr si è trattato di un momento da documentare, inviando a ogni passaggio a livello e a ogni stazione un gruppo di fotografi e tecnici al servizio della società, incaricati di immortalare il test che prelude alla riattivazione dei convogli passeggeri, che avrebbero dovuto tornare a viaggiare da mercoledì prossimo ma Rfi domenica sera ha informato che, a causa di problemi idrogeologici riscontrati durante il test, la linea non verrà attivata prima del 14 dicembre.

I treni saranno ancora alimentati a diesel, perché il primo lotto dei lavori di elettrificazione da 31,1 milioni, affidato dall'appaltatore Infrairal spa (gruppo Ferrovie dello Stato) ai subapaltatori Sogelma srl di Scandicci (Firenze) e Consorzio Integra di Bologna, iniziato a tutti gli effetti alla fine di maggio 2025 è lontano dall'essere concluso.

Rfi e la Provincia di Trento hanno più volte assicurato che il cronoprogramma verrà rispettato e che entro maggio 2026 dovrebbero essere finiti tutti gli interventi, ma un giro lungo la linea qualche dubbio lo fa sorgere.

Pergine Valsugana, ore 8.30 di sabato 6 dicembre: due tecnici di Rfi sono sulla banchina, davanti al treno di prova, fermo in stazione in attesa di riprendere la marcia verso Borgo. Alla loro sinistra, si elevano cumuli di gabbie metalliche che devono essere interrate e poi riempite di cemento per accogliere i plinti che sosterranno i tralicci della "catenaria", l'insieme di cavi elettrici che alimentano i treni.A che punto siamo? «I tralicci - risponde uno dei due - sono stati eretti solo tra il passaggio a livello di via Molin del Palù, che porta verso Susà, e la stazione di San Cristoforo al Lago». E basta? «Sì». Nelle stazioni non c'è niente? «No, non sono state ancora attrezzate».

E questa è effettivamente la situazione: percorrendo in auto e a piedi i km che separano Pergine da Levico (inutile di fatto andare oltre), tutto quello che si può vedere lungo la strada ferrata sono i plinti in cemento e ferro che sporgono di pochi centimetri dal terreno.

Altri dipendenti di Rfi, intercettati alle 9.30 al successivo passaggio del treno a Caldonazzo, spiegano che «sono stati rinnovati i binari tra Trento e Pergine ed è stata abbassata la linea nelle gallerie»: un intervento necessario perché altrimenti non ci sarebbe stato spazio per i cavi elettrici. Sono poi stati rifatti i cavalcavia a Povo e un ponte ferroviario a Marter, mentre sono in via di realizzazione le cabine elettriche nelle stazioni di Caldonazzo e Borgo.

Per il resto, a parte i 2 km perginesi (su 43,7 totali) lungo i quali si può avere un assaggio dell'impatto paesaggistico della futura catenaria, con tralicci alti oltre 4 metri e posizionati a 20 metri di distanza l'uno dall'altro, quello che si può notare sono appunto solo i plinti a fianco dei binari. Ma neppure dappertutto: sul lago di Caldonazzo, tra Valcanover e Calceranica, nessuno scavo e nessun plinto.

«E' una zona delicata», spiegano gli addetti di Rfi. Delicata e stretta, perché qui il treno corre per circa 3 km tra la pista ciclabile costruita a bordo lago e a sbalzo e la strada provinciale 1. Spazio per scavare e interrare i gabbioni in ferro, poco o nullo: come si farà? Per ora, manca la risposta. Così come non è chiaro per quanto tempo i treni diesel potranno viaggiare: è infatti evidente che, appena le temperature saranno più miti, i lavori lungo i binari dovranno ricominciare. Difficile, visto quanto c'è ancora da fare, che i convogli possano circolare.

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