La storia

Stefano Dalvai, 37enne di Borgo: «Sono rinato dopo il trapianto: la medaglia grazie a voi»

L'oro conquistato alle Olimpiadi dei trapiantati che è il simbolo del ritorno alla vita dopo che, nell'estate del 2014, aveva avuto una diagnosi pesante: leucemia mieloide acuta resistente alla chemioterapia. Unica possibilità: un trapianto di midollo osseo. Negli scorsi giorni è tornato all’ospedale di Bolzano per ringraziare medici e infermieri

DATI Donazione del midollo osseo, Trentino al top
 

di Antonella Mattioli

BOLZANO. «Questa medaglia non è mia: è vostra, è di tutti coloro che ogni giorno affrontano una battaglia grande. La lascio qui perché diventi un segno di speranza per chi entra in reparto; un messaggio silenzioso che sappia trasmettere forza, fiducia e coraggio ai pazienti e alle loro famiglie. Che possa ricordare che dopo ogni salita si può tornare più forti, che i sogni possono rinascere e che insieme si può vincere».

È il messaggio di speranza che Stefano Dalvai, 37 anni di Borgo Valsugana, ha voluto portare allo staff del reparto di Ematologia e Trapianto di midollo dell'ospedale San Maurizio, diretto da Atto Billio, e ai pazienti di oggi e domani.


Assieme alle parole scritte in bella calligrafia e messe sotto vetro, la medaglia d'oro conquistata nella corsa alle Olimpiadi dei trapiantati, svoltesi nei giorni scorsi, a Dresda. L'oro che è il simbolo del ritorno alla vita dopo che, nell'estate del 2014, aveva avuto una diagnosi pesante: leucemia mieloide acuta resistente alla chemioterapia. Unica possibilità: un trapianto di midollo osseo. Una mazzata per lui innanzitutto e per i genitori, la mamma Sandra Moggio e il papà Mario.


«Per fortuna - racconta - ho trovato un donatore compatibile: grazie a lui ho avuto una seconda possibilità di vita. So che abita in Germania, per questo la medaglia d'oro vinta a Dresda per me ha un significato speciale». Per Stefano Dalvai, medici e infermieri hanno organizzato una piccola festa. La più emozionata Irene Cavattoni, direttrice del Programma trapianti di midollo per le province di Bolzano e Trento, che nel corso degli anni ha seguito tanti casi come quello del giovane trentino.


L’intervista a Irene Cavattoni


Quanti trapianti di midollo si effettuano in media ogni anno all'ospedale di Bolzano?

Dai 30 ai 50 trapianti di tipo autologo (con cellule del paziente stesso) e una trentina di tipo allogenico (da un donatore compatibile, spesso si tratta di familiari).

Rispetto al passato sono aumentati i pazienti?

Sicuramente. E lo si deve alle nuove possibilità diagnostiche che ci consentono di individuare prima e con maggior precisione rispetto al passato il tipo di malattia. A questo si aggiungono terapie di avanguardia, meno "pesanti" ma più efficaci. Per cui - ad esempio - mentre in passato un paziente di 60 anni veniva classificato come non adatto per un trapianto allogenico; oggi a questo tipo di trapianto vengono sottoposti anche pazienti fino a 75 anni.

Le nuove terapie possono, se non eliminare, almeno ridurre il ricorso al trapianto?

In parte sì, ma solo per quanto riguarda il trapianto autologo. Mentre nel caso in cui al paziente vengano diagnosticate una leucemia o una mielodisplasia non ci sono alternative, almeno al momento, al trapianto da donatore.

Però non è facile trovare un donatore che sia perfettamente compatibile?

Non è facile, ma fortunatamente grazie anche all'importantissimo lavoro di sensibilizzazione fatto dall'Admo, sono sempre di più soprattutto i giovani che si iscrivono al Registro dei donatori. E poi grazie alla ricerca, oggi nel caso in cui il donatore sia un familiare, ovvero figli, nipoti, cugini, basta che ci sia una compatibilità del 50% per garantire la riuscita del trapianto.

Al San Maurizio si effettuano le terapie cellulari che consentono, in certi casi, di non ricorrere al trapianto autologo?
Sono le terapie di ultima generazione che speriamo di poter garantire al più presto ai nostri pazienti che al momento si devono rivolgere a Centri fuori regione.
Tempi?
Il nostro staff ha fatto tutta la formazione per ottenere l'accreditamento. Speriamo in tempi brevi.

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