Lago di Levico, una catena umana per salvare un bimbo: 30 persone hanno supportato i bagnini
È avvenuto tutto in pochi minuti, domenica 10 agosto, verso le 13: una giovane si è rivolta a uno degli assistenti bagnanti della Security srl, che anche quest'anno cura il servizio Spiagge sicure nelle acque del lago del centro termale: suo figlio, un bimbo di sei anni, era sparito
LEVICO. Quella che arriva dal lago di Levico non è solo una storia a lieto fine dopo momenti di paura vissuti da una famiglia. Ma, soprattutto una storia di mobilitazione spontanea e grande senso civico, con una quarantina di persone - quasi tutti tra loro sconosciuti - che si sono subito attivati per affrontare un'emergenza improvvisa.
È avvenuto tutto in pochi minuti, domenica 10 agosto, verso le 13 quando, sulla spiaggia pubblica del parco di via Segantini, una giovane si è rivolta in preda alla disperazione a uno degli assistenti bagnanti della Security srl, che anche quest'anno cura il servizio Spiagge sicure nelle acque del lago del centro termale: suo figlio, un bimbo di sei anni, era sparito.
La donna ha spiegato che lo stava tenendo d'occhio mentre era sulla riva ma dopo averlo perso di vista per pochi istanti ha notato solo le ciabattine a due passi dall'acqua, senza più vederlo nelle vicinanze. Certa che si fosse spinto in acqua, ma non vedendolo neppure nel lago, la giovane comprensibilmente è stata presa dall'angoscia.
Dopo aver compreso la situazione, con la possibilità che il piccolo potesse trovarsi sotto il pelo dell'acqua, gli addetti si sono subito consultati con il responsabile del servizio Spiagge sicure, Marco Salvo: «Il gommone era già in uscita per una prima perlustrazione, ma visto il quadro della possibile emergenza assieme ai ragazzi dell'assistenza bagnanti abbiamo subito compreso che era necessario riuscire a sondare le acque del lago il più rapidamente possibile».
Per farlo, Spiega Salvo, già da anni è stata messa a punto una modalità particolare di intervento che, tuttavia, richiede la pronta disponibilità di quante più persone possibile: «Elemento sul quale fortunatamente domenica abbiamo subito potuto contare. Dopo che gli assistenti bagnanti hanno richiamato i presenti con il fischietto dando loro indicazioni, una trentina di persone si è presa per mano e, distanziata di una quarantina di centimetri l'una dall'altra, fianco a fianco, è entrata in acqua per mettersi concretamente a dragare passo passo l'acqua e il fondale, procedendo finché il livello non ha raggiunto le spalle dei componenti della catena umana».
Il metodo più efficace e rapido per individuare eventuali bagnanti colpiti da malore o da principi di annegamento che, soprattutto in situazioni di acque affollate come quelle della giornata di domenica. Fortunatamente, poco dopo, il piccolo è stato trovato fuori dall'acqua, in un punto del parco che aveva raggiunto senza farsi notare dalla mamma.
«Al di là del falso allarme - quello che è stato importante constatare domenica è stata l'immediata disponibilità di tante persone a mettersi a disposizione in un momento tanto concitato e delicato, permettendoci così di tradurre in pratica un modello di soccorso senza dubbio efficace».